Addio a Leopoldo Stefanutti, il ricordo di Roberto Azzolini

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È con infinita tristezza che apprendo della scomparsa dell’Ingegner Leopoldo Stefanutti, scienziato di fama internazionale, al quale ero legato da un profondo affetto e stima.

Ho vissuto accanto a Leopoldo Stefanutti un lunghissimo ed entusiasmante periodo di ricerca scientifica internazionale, non fatta solo di studi ed esperimenti, ma anche di costruzione di complessi rapporti internazionali nel campo della avionica e della tecnologia d’esplorazione (lui era uno dei massimi esperti di tecnologie dei Lidar), di costruzione di strutture operative con l’inclusione di giovani ricercatori, di programmazione di campagne di ricerca in ambienti estremi, di grandi riconoscimenti internazionali. Lui è stato l’ideatore, il leader indiscusso ed il motore di tutto questo; io, dalla mia posizione di coordinamento scientifico nel Ministro della Ricerca e nel CNR, gli sono stato accanto come facilitatore di rapporti istituzionali ed internazionali, per sostenere, per quanto possibile, il suo titanico sforzo di far crescere e mantenere unita una comunità scientifica internazionale di altissimo livello. Ma molto più di me e di chiunque altro, Leopoldo è stato sostenuto dalla sua amatissima Anna, che lo ha sempre incoraggiato ed anche affiancato nella gestione delle strutture operative di ricerca che via via si andavano costituendo.

I nostri primi incontri risalgono alle iniziali installazioni di Lidar in Antartide per lo studio del ruolo degli delle nubi stratosferiche polari nella distruzione dell’ozono stratosferico (il così detto “buco dell’Ozono”). Ma il grande balzo è stata la faticosa e contrastata costruzione di una cooperazione tecnico scientifica con Istituzione scientifiche e militari Russe, fortemente osteggiata da alcune prestigiose Istituzioni scientifiche Europee. Eravamo all’inizio degli anni ’90, in piena crisi dell’Unione Sovietica, quando ci venne ventilata l’idea di utilizzare un nuovo modello di aereo stratosferico spia russo, il Mystic-A (codice NATO), soprannominato poi M55-Geophysika, un bimotore turbofan in grado di volare a 23.000 metri di quota, proprio all’interno delle nubi stratosferiche polari, responsabili della distruzione primaverile dell’ozono. Coinvolgemmo la European Science Foundation a Strasburgo e ci recammo a Mosca per visitare l’aereo, capire le potenzialità operative e mettere le bassi per un vasto accordo di cooperazione internazionale.

Questo accordo portò alla trasformazione dell’aereo spia ad alta quota M-55 Geofisica nell’unico aereo stratosferico disponibile per la Comunità scientifica europea, concorrente, ma con migliori performances, all’ ER-2 degli Stati Uniti. Esso portò per la prima volta ufficialmente un aereo spia russo in Italia, inizialmente a Ciampino (novembre 1993) per la conferenza stampa alla presenza di scienziati da tutta Europa, e successivamente all’aeroporto militare di Pratica di Mare, per le installazioni tecniche in vista della prima campagna scientifica nell’Artico Europeo (Finlandia, 1996). Questa impresa tecnico scientifica, trasformatosi nel tempo in struttura operativa a guida CNR, con il significativo supporto dell’Agenzia Spaziale Italiana e di alcune prestigiose Istituzioni tedesche, produsse oltre dieci anni di campagne di esplorazione della stratosfera polare e tropicale a cui parteciparono scienziati di tutta Europa, inclusi i Russi, con attrezzature scientifiche di avanguardia, utilizzando finanziamenti nazionali CNR, ASI e Programma Nazionale di Ricerche in Antartide) ed Europei. Le innumerevoli pubblicazioni prodotte da queste campagne di ricerca hanno portato un contributo fondamentale per chiarire i meccanismi di distruzione dell’Ozono Stratosferico ed altri aspetti della fisica e chimica della stratosfera.

Come spesso avviene con i grandi scienziati, Leopoldo Stefanutti ebbe la stima ed importanti riconoscimenti da parte della comunità scientifica internazionale; più contrastato fu invece il suo rapporto con gli Enti di Ricerca Italiani, che non valorizzarono fino in fondo le sue competenze ed il suo prestigio internazionale. Non gli fu mai riconosciuto il ruolo di Dirigente di Ricerca che certamente avrebbe meritato più di ogni altro. Egli soffrì molto per questa scarsa attenzione da parte del suo stesso Paese.

La sua vita è raccontata in due libri di recente pubblicazione editi da Futura Libri: “Anche gli Eroi piangono” e “Dalla Militanza alla Scienza”

Un grande abbraccio ad Anna, sua amatissima compagna di vita, e Sara, la figlia di cui andava così orgoglioso. Non ci sono parole per una tristezza tanto grande.

Roberto Azzolini (Consiglio Nazionale delle Ricerche)