Alla scoperta della casa del poeta Juan Rodolfo Wilcock nelle campagne di Velletri

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Che Velletri sia stata – e continui ad essere – una delle città più ambite da artisti, attori, poeti e scrittori è ormai una notizia di pubblico dominio. Rivivere e conoscere i luoghi intimi di questi grandi intellettuali che hanno scelto la nostra città per la loro dimora è sempre un’emozione unica e una grande attrattiva. Lo dimostrano gli esempi di casa Tognazzi o casa De Filippo-Volonté, due splendide ville nelle campagne a Nord di Velletri spesso aperte al pubblico per visite guidate.

UN PICCOLO CASALE A VELLETRI SUD

Una casa forse più sconosciuta rispetto a quelle più note di Tognazzi, Gassman, De Filippo, Volontè, Nini Rosso e così via è quella del poeta argentino Juan Rodolfo Wilcock, uno degli intellettuali più importanti del Novecento che ha vissuto a Velletri per un circa un decennio, dal 1960 ai primi anni Settanta. Abbiamo visitato la casa di Juan Rodolfo Wilcock, ubicata nelle campagne a sud di Velletri e precisamente in zona Colle Formica. Recentemente acquistata da nuovi proprietari e sotto la lente d’ingrandimento dell’Associazione Gruppo Wilcock Veliterno, l’intenzione di chi oggi ne detiene la proprietà è quella di renderla fruibile al pubblico per onorare la memoria del grande poeta e scrittore.

LA POESIA DEDICATA A VELLETRI E IL SOGGIORNO VELITERNO

A Velletri

“Sono andato fino alla fermata dell’autobus,
mi sono seduto sul muretto del ponte:
la mia ombra era l’ombra di un giovane,
ma anch’io sono l’ombra di un giovane”.

(Juan Rodolfo Wilcock, “A Velletri”)

Pochi sanno che Wilcock ha regalato alla città di Velletri anche una poesia che si intitola appunto “A Velletri”, una lirica essenziale di quattro versi molto bella e toccante. Riguardo alla sua vita, sappiamo ormai tutto. Celebre fu, tra le altre cose, la sua partecipazione al film “Il Vangelo secondo Matteo” di Pier Paolo Pasolini avente tra gli altri interpreti Alfonso Gatto, Enzo Siciliano, Natalia Ginzburg. Correva l’anno 1964 e Wilcock viveva a Velletri già da qualche tempo. Il traduttore, giornalista e scrittore arrivò ai Castelli con un obiettivo ben preciso: fuggire dal caos della capitale. Come approdò a Colle Formica ? Guardando gli annunci sul giornale “Il Messaggero”, del quale era un collaboratore, si imbatté nella vendita di questo piccolo Casaletto di campagna risalente alla fine dell’800 e procedette all’acquisto.

DENTRO CASA WILCOCK A VELLETRI

La casa si contraddistingue per essere al centro esatto di una porzione di collina. Entrati dal cancello nero c’è una lunga salita panoramica che conduce sull’altura dove si trova il fabbricato. Non è un’abitazione grandissima ma aveva tutti i comfort per per l’epoca e soprattutto era più che sufficiente per una persona che viveva sola. Davanti alla porta d’ingresso vi era un portico ornato da piante rampicanti e pavimentato con delle maioliche estremamente colorate, volute di proposito da Juan Rodolfo Wilcock poiché ricordano un patio argentino in miniatura. Era lì che accoglieva i suoi illustri ospiti. Varcando la soglia del portone, si trova in un piccolo ambiente contraddistinto dalla cucina e dal camino e dal quale si accede direttamente al salone, una stanza a pianta quadrata con una finestra che affacciava su un tinello nel quale erano piantati degli alberi caduciformi. Un escamotage per avere ombra d’estate e sole d’inverno. Una ripida scala in legno fa da accesso alla camera da letto che si trova al piano superiore. La stanza era arredata in modo essenziale con un letto, una scrivania e un armadio. Completa l’abitazione un piccolo bagno con una curiosità: la vasca, installata dai nuovi inquilini che hanno soggiornato all’interno della villa dopo l’addio di Wilcock, è costruita all’interno di un vano che anticamente ospitava un forno. Accanto all’ingresso si nota anche un pozzo per l’acqua, mentre tra gli ambienti di casa spicca un piccolo magazzino per gli attrezzi. Purtroppo non rimane nulla del mobilio originale, così come naturalmente non c’è traccia di libri o documenti. Wilcock, infatti, nei primi anni Settanta nonostante fosse ben lieto della sua dimora velletrana decise di tornare a Roma per questioni logistiche. Lavorando per il teatro spesso e volentieri doveva frequentare la capitale fino a tarda sera ed era costretto a lunghi viaggi in macchina per tornare a casa. Arrivato a Velletri con una Topolino Fiat, poi acquistò un maggiolone Volkswagen a bordo della quale era abbastanza frequente vederlo soprattutto nei suoi giri per commissioni. Frequentava la posta di Le Castella, a Cisterna, più vicina e tranquilla rispetto all’ufficio postale centrale di Velletri. Wilcock era molto riservato, tant’è che fece costruire un muro di recinzione con la proprietà confinante proprio per non essere disturbato.

LA VITA DI CAMPAGNA

Tantissimi i metri quadri del suo giardino, ricco di piante, e dotato di una piccola grotta nella quale era possibile conservare il vino. Poco si sa, proprio in virtù della sua riservatezza, del periodo veliterno. Spesso all’interno della casa era ospitato anche Livio, suo figlio adottivo, diventato poi noto traduttore e curatore delle opere di grandi autori come Borges e Virginia Woolf. Proprio Borges era uno dei più grandi amici di Juan Rodolfo.

GLI OSPITI DI CASA: DA GIORGIO BASSANI A ELSA MORANTE

Riguardo alle frequentazioni, molte testimonianze di abitanti della zona ricordano la presenza assidua nel porticato e nel patio di casa Wilcock di altri due veliterni di adozione, vale a dire Achille Campanile e Vittorio Gassman. Entrambi impegnati nel mondo del cinema, chi da scrittore e chi da attore, non di rado facevano visite di cortesia a Juan Rodolfo Wilcock. Un altro degli ospiti illustri del poeta era Giorgio Bassani, scrittore noto per il suo romanzo “Il giardino dei Finzi Contini” già legato a Velletri per un triennio di insegnamento presso la scuola d’arte. Bassani continuava a frequentare le nostre zone vivendo a Roma e avendo rapporti con la vicina Ninfa, cuore pulsante della rivista “Botteghe Oscure” da lui diretta. Nel 1964 Wilcock pubblicò un contributo critico intitolato “I due teologi, Bassani e Arbasino”. Il rapporto tra Bassani e Wilcock è dibattuto dalla critica in merito alla fortuna argentina delle opere di Bassani, alla quale hanno contribuito molti intellettuali argentini tra cui lo stesso Wilcock che in quegli anni lavorava a Roma e incontrava nella capitale gente come Sandro Penna, Maria Bellonci e così via. Oltre a Bassani, altra amica di lunga data e frequente ospite della villa di Velletri era Elsa Morante, autrice di punta in quegli anni.

WILCOCK LASCIA VELLETRI

Era circa il 1970 quando Wilcock lasciò Velletri dopo un decennio e si trasferì a Roma. La sua abitazione è rimasta di proprietà degli eredi che l’hanno a più riprese affittata fino all’abbandono degli ultimi anni e poi alla recente vendita. La casa è ora di privati – molto vicini al “Gruppo Wilcock Veliterno” che da anni si batte per onorare la memoria e l’opera del poeta – che adesso hanno intenzione di far diventare la casa il cuore pulsante di studi, reading e iniziative in nome di questo grande poeta.

UNA LETTERA ORIGINALE DI VITTORIO GASSMANN

A testimonianza della loro amicizia, pubblichiamo una lettera originale inviataci dal dottor Bologna e indirizzata a Wilcock da Vittorio Gassmann. Oggetto della missiva è la traduzione ad opera dell’argentino del “Riccardo lll” shakespeariano.

I PANORAMI DI CASA WILCOCK

Wilcock, insomma, come tanti altri artisti, ha onorato Velletri della sua presenza apprezzandone la campagna, l’aria buona e i panorami mozzafiato come quello che da casa sua si vede tutt’oggi guardando i Monti Lepini e il mare con il Monte Circeo ben in vista soprattutto nei giorni di cielo limpido…

foto a cura di Rocco Della Corte

si ringrazia Marisa Monteferri, presidentessa del Gruppo Wilcock Veliterno, per la collaborazione