Con Natasha Stefanenko un salto nella “città senza nome” a “Velletri Libris”

Altre Notizie

Lunedì sera il Chiostro della Casa delle Culture e della Musica di Velletri ha accolto Natasha Stefanenko per la terza data di “Velletri Libris”, manifestazione organizzata dalla Fondazione De Cultura e dalla Mondadori Bookstore Velletri/Lariano/Genzano/Frascati/Cisterna. In dialogo con Daniele Dibennardo, l’attrice e scrittrice ha presentato “Ritorno nella città senza nome” (Mondadori), un romanzo di ispirazione autobiografica.

La serata si è aperta, come di consueto, con le degustazioni enogastronomiche gratuite. Massimo Morassut, in rappresentanza del CREA, ha presentato la cantina ospite della serata, Tenuta Iacoangeli di Genzano. Spazio, poi, all’area dedicata alla poesia, con il “Piccolo prologo in versi” curato da Claudio Leoni e Giulio Mazzali che ha visto protagonista la poesia di Claudio Leoni, Wisława Szymborska, Giovanni Raboni, Talil Sorek.

L’ospite più attesa è quindi salita sul palco per raccontare il suo romanzo. Un testo autobiografico, come si diceva, ma lontano dall’essere una storia semplice e banale. Ambientata negli anni 1991-1992, parte da una situazione sociale e culturale molto particolare che la protagonista vive in prima persona e nel fiore della sua gioventù: “il mio scopo”, ha precisato subito Natasha Stefanenko, “non era parlare di politica, ma raccontare che aria si respirava e cosa ho vissuto io. Per 74 anni, in Russia, il governo è stata una sicurezza stagnante, con la nostra testa quest’affermazione potrebbe sembrare una sofferenza, invece io non ricordo sofferenza. Ricordo che se volevi studiare dovevi applicarti certamente e potevi entrare in università gratuitamente, gli ospedali erano gratuiti, poi il governo di seguiva. Tu studiavi ciò che volevi ma dopo l’università il governo ti mandava due anni dove diceva lui. Ti dicevano di andare a lavorare per quel periodo e poi avresti fatto ciò che volevi, ma se a 21 o 22 anni ti trasferivi molto verosimilmente poi non ti spostavi più e il governo così distribuiva i cervelli in tutto il territorio sovietico”. Un passaggio l’autrice l’ha riservato anche alle diverse provenienze geografiche di quella che era la Russia: “noi eravamo tutti misti, il mio cognome finisce per -nko ed è tipicamente ucraino. Io credo che i miei antenati fossero ucraini, mio papà era bielorusso e mia madre russa, e io mi sento russa. Per noi però, non vi era differenza. Le differenze sono iniziate nel 1991, ma il popolo non era contento perché prima ci sentivamo uniti”.

Non c’è molta invenzione nel romanzo, anzi: “l’85% di quanto ho scritto”, ha dichiarato l’autrice, “corrisponde a verità. Poi ho applicato un po’ di fantasia, anche perché l’autobiografia mi sembra troppo celebrativa, ma anche i personaggi sono veri: Alex, ad esempio, esisteva e apparteneva alla malavita”. Alex è uno dei grandi amori della protagonista, affiliato ad un’organizzazione criminale. Questo creerà non pochi problemi, prima del definitivo addio. Un altro giallo che attanaglia la città senza nome – un enorme agglomerato abitativo circondato da filo spinato e assente sulle cartine geografiche, dove la protagonista vive – è la scomparsa di suo padre, un fil rouge che dura lungo tutto il romanzo. Non mancano le altre figure familiari, come la nonna, “un angelo custode che mi arriva nei sogni e a cui devo tanto perché nonostante abbia sofferto moltissimo emanava amore e pazienza incredibile e sapeva perdonare anche le persone che le hanno fatto atroci cattiverie”.  

La fine dell’URSS ha determinato un cambio di abitudini radicale nella popolazione, e se ne descrivono gli effetti: “per i più giovani è stato più facile. Quando è caduta l’URSS ci hanno detto ‘fate ciò che volete, siete liberi’ ma non sapevamo muoverci perché lo Stato non ti faceva volare, prima, ma neanche cadere a terra. Nella generazione dei miei genitori c’è nostalgia dei tempi andati, tutti volevano un comunismo che forse non è mai arrivato. Non sapevamo cosa volessero dire le tasse oppure cosa significasse finire la scuola e non avere lavoro”. Tra storia e vicenda biografica, la narrazione scorre veloce e risulta molto interessante perché a presentarla è un punto di vista interno che ha saputo interpretare, vivendoli, momenti storici cruciali per tutto il mondo.

Tante le domande del pubblico e le foto-ricordo per concludere la terza data di “Velletri Libris”. Il Festival è patrocinato da Ministero della Cultura, Regione Lazio, Città Metropolitana di Roma Capitale, SCR Sistema Castelli Romani. Partner enogastronomici sono Casale della Regina e CREA Viticoltura-Enologia, mentre gli sponsor ufficiali sono Clinica Madonna delle Grazie, Class Auto, Allianz FC Group Cancellieri, Banca Popolare del Lazio. L’iniziativa, ideata e realizzata da Mondadori Bookstore Velletri-Lariano-Genzano-Frascati-Cisterna e Fondazione De Cultura, si avvale della collaborazione della FondArC e della media partnership di Radio Mania e Velletri Life Giornale. Per tutte le informazioni il sito ufficiale è www.velletrilibris.it, mentre si possono seguire le pagine social della rassegna di Facebook e Instagram.  La settimana di eventi continua con due grandi ospiti, per sette giorni tutti al femminile: dopo Natasha Stefanenko, infatti, arriveranno al Chiostro Chiara Gamberale (giovedì 6 ore 21) e Dacia Maraini (sabato 8 ore 21). L’ingresso è come sempre libero.