Femminicidio: reati spia e comportamenti che fanno presagire il pericolo

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Giunti in una fase di decantazione del clamore giornalistico-mediatico suscitato dall’omicidio di Giulia Cecchettin, mi chiedevo che contributo potrei dare tramite un giornale locale, come Velletri Life, per partecipare alla mobilitazione e allo sdegno che l’efferato caso ha suscitato. Un giornale può solo informare ed ho quindi pensato a delle informazioni utili che possano servire, a chi subisce violenza, ad attivarsi per evitare un epilogo tragico. Un giornale locale può spiegare a chi non compra i giornali e legge online queste pagine, che è fondamentale conoscere quali possibilità offre la legge per sottrarsi alle violenze, denunciando (capisco che in molti casi non sia facile!) i crimini che spesso fanno da preludio al femminicidio. 

Parlare dei cosiddetti “reati spia” può essere utile perché molte donne non considerano la violenza subita un reato. Si tratta di quei reati che sono indicatori di violenza di genere da considerare segnali d’allarme perché in molti casi anticipano i femminicidi. 

Sotto una diversa prospettiva può rivelarsi fondamentale indicare ai più giovani, e non solo a loro, i comportamenti con gravità progressiva che fanno presagire il pericolo. Pericolo che potrebbe essere impersonato anche da quelli che potrebbero sembrare “bravi ragazzi”, come quello di Giulia. 

Quanto alla conoscenza dei reati, stando ai dati Istat, solo il 35,4% delle donne che hanno subìto violenza fisica o sessuale dal partner ritiene di essere stata vittima di un reato, il 44% sostiene che si è trattato di qualcosa di sbagliato ma non di un reato. Molti pensano che le donne non denunciano per sfiducia nelle forze dell’ordine. Ma i dati dicono che solo il 5,9% per le violenze da partner e 8,0% da non partner, non denunciano per questo motivo. Gli altri dati dicono che le donne non denunciano perché hanno imparato a gestire la situazione da sole (39,6% per le violenze da partner e 39,5% da non partner) o perché il fatto non era grave (rispettivamente 31,6% e 42,4%), ma anche per paura (10,1% e 5,0%), per il timore di non essere credute, la vergogna e l’imbarazzo (7,1% e 7,0%), e nel caso della violenza nella coppia perché amavano il partner e non volevano che venisse arrestato (13,8%).

REATI SPIA

Si considerano reati spia, quei delitti che siano “indicatori di una violenza di genere, in quanto potenziale e verosimile espressione di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica diretta contro una donna in quanto tale”. Si tratta di atti di violenza che purtroppo fanno parte spesso della quotidianità di molte donne. In molti casi, vengono commessi all’interno delle mura domestiche, in contesti familiari, per mano di mariti, partner o ex partner. Aggressioni fisiche e psicologiche che diventano notizie di cronaca quando culminano nella loro espressione più estrema, il femminicidio.  In tale ambito vengono penalmente sanzionati: maltrattamenti contro familiari e conviventi; atti persecutori e violenze sessuali.

MALTRATTAMENTI IN FAMIGLIA

Il reato di maltrattamenti contro familiari o conviventi, previsto dall’articolo 572 del Codice penale, reprime le condotte reiterate nel tempo lesive dell’integrità fisica e morale, realizzate nei confronti di un familiare, di un convivente o di una persona che sia sottoposta all’autorità del soggetto agente o sia a lui affidata. Viene definito un reato abituale che può consistere in percosse, ingiurie, minacce, prevaricazioni, umiliazioni, atti di disprezzo e offesa della dignità. Sono finalizzati a provocare una sistematica sopraffazione della vittima, tanto da renderle l’esistenza incompatibile con le normali condizioni di vita. Nel 2019 il legislatore ha previsto che il minore che assista ai maltrattamenti sia considerato persona offesa dal reato. Si parla in questo caso di “violenza assistita”. Tali episodi, volti ad affermare uno stato di supremazia nei confronti della vittima, devono durare un certo periodo. Quindi, gli episodi di violenza domestica, quando siano rari e isolati difficilmente si possono far rientrare in questa fattispecie di reato.

Il reato di “maltrattamenti contro familiari e conviventi” è procedibile d’ufficio. Ciò significa che la denuncia da parte di un qualsiasi cittadino farà iniziare il procedimento penale, che andrà avanti anche a prescindere dalla volontà della persona offesa. È previsto l’arresto obbligatorio di chi venga colto nella flagranza del reato. Nel caso di denuncia della vittima, la Polizia Giudiziaria ha l’obbligo di attivarsi tempestivamente trasmettendo la notizia di reato al Pubblico Ministero. La pena prevista per il reato di maltrattamenti in famiglia è la reclusione da tre a sette anni ed è aumentata fino alla metà nel caso in cui il fatto sia commesso in danno di persona minore, di donna in stato di gravidanza o di persona con disabilità. 

ATTI PERSECUTORI

Il reato di atti persecutori, previsto dall’art 612 bis Codice penale, noto nel linguaggio comune come stalking, argomento più volte affrontato su questo giornale, si realizza quando le minacce o la molestia siano ripetute nel tempo e per effetto delle minacce o delle molestie, la vittima è costretta a vivere in una perenne condizione di perturbamento emotivo oppure è costretta a cambiare il proprio stile di vita o perfino abitazione. L’azione persecutoria può assumere diverse forme di maltrattamento con violenza e aggressività Secondo la giurisprudenza di legittimità, si può commettere il reato di stalking anche in assenza di violenza fisica, con il telefono o mediante l’utilizzo dei social network. Esempi classici sono: l’invio compulsivo alla vittima di sms o e-mail molestanti; la pubblicazione di “post” sgradevoli sui social network di cui la vittima sia destinataria. Quindi, l’uso dei social può costituire a tutti gli effetti il reato di stalking.

Il delitto di atti persecutori è perseguibile a querela della persona offesa, proponibile entro il termine di sei mesi. La querela è irrevocabile nel caso di “minacce gravi e reiterate” e di “connessione processuale” del reato con altri perseguibili d’ufficio. La procedibilità d’ufficio del reato di stalking è obbligatoria anche nel caso di mero collegamento “investigativo e materiale” con altri reati parimenti gravi e perseguibili d’ufficio, La pena prevista per lo stalking prevede la reclusione da 1 anno a 6 anni e mezzo. La pena è aumentata se il fatto è commesso: dal coniuge, anche separato o divorziato. da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla vittima.

VIOLENZE SESSUALI

Secondo una definizione generica, la violenza sessuale consiste nell’obbligare una persona a subire atti di ordine sessuale senza il suo esplicito consenso. Secondo il Codice, il reato di violenza sessuale, prevede che chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità costringe taluno a compiere o subire atti sessuali è punito con la reclusione da sei a dodici anni. I reati sessuali sono punibili a querela della persona offesa (in alcuni casi d’ufficio).  Il termine per la proposizione della querela è di dodici mesi. La querela proposta è irrevocabile.

COMPORTAMENTI CHE FANNO PRESAGIRE IL PERICOLO

CONTROLLO SULLE AMICIZIE. Comportamento ossessivo e controllante con la pretesa di mettere bocca sui rapporti di amicizia, l’opposizione alle uscite tra ragazze o con altri amici al di fuori di quelle della coppia. Un controllo eccessivo indica una concezione proprietaria della partner ed un tendere ad appropriarsi della sua vita.

CONTROLLO DEI MESSAGGI E PEDINAMENTI Ricevere raffiche di messaggi con la pretesa di sapere sempre cosa si fa, come ritrovarsi il ragazzo sotto casa, a scuola, all’università o al lavoro, essere seguita negli spostamenti sono indicatori di una gelosia irragionevole specialmente se porta a comportamenti aggressivi o minacciosi ed è un segnale di allarme che deve mettere seri dubbi sul rapporto.

L’ACCESSO AL TELEFONINO E LE VIDEOCHIAMATE La pretesa del partner di avere libero accesso al cellulare o al computer per controllare chiamate fatte o ricevute, messaggi e chat o pagine viste è sempre da rifiutare. Quando si arriva alle videochiamate in modo che le ragazze possano dimostrare di essere veramente dove dicono di trovarsi, la pretesa di controllo è diventa ossessiva.

LE PASSWORD CONDIVISE. La richiesta delle chiavi personali per accedere ai social media è una prova che sempre più i ragazzi pretendono per poter avere il controllo sulle comunicazioni delle compagne.

Dalle indagini della Polizia giudiziaria e dalle testimonianze raccolte, con riferimento agli atteggiamenti violenti e abusi precedenti, quasi sempre i femminicidi sono preceduti dai suddetti comportamenti che costituiscono evidenti segnali di rischio che dovrebbero essere analizzati e riconosciuti per proteggersi e liberarsi prima possibile del partner che manca di rispetto e vuole dominare. Cioè prima di arrivare agli abusi fisici, emotivi, psicologici e sessuali. Le diverse forme di dominio, di manipolazione, aggressività, hanno alla base, quasi sempre, un problema di eccessiva gelosia intesa come possesso.

Se è pur vero, come si dice, che un minimo di gelosia colorisce il rapporto e fa parte del gioco amoroso, quando supera un certo limite e diventa patologica e poi assume la forma di un’ossessione, non solo rovina il rapporto di coppia, può avere conseguenze gravissime. Un errore che tante ragazze commettono è quello di sottovalutare i comportamenti pericolosi e di scambiare una gelosia ossessiva come segno d’amore.