Il 12 settembre 1990 Davide Cervia spariva da Velletri e la verità è ancora nascosta in un cassetto

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È passato il 12 settembre, un giorno triste per la comunità di Velletri perché ricorre l’anniversario del rapimento di Davide Cervia. Si sta facendo di tutto per far dimenticare una delle pagine più nere della storia italiana, in barba agli sforzi di una famiglia travolta da un dramma difficile da spiegare a chi non lo ha vissuto.

Velletri, in verità, ha fatto poco per Davide Cervia. Poche volte la comunità si è riunita per dare una spinta al raggiungimento della verità intorno a un “mistero di Stato”. E come Velletri, tutta Italia poco ha fatto. Libri, inchieste, trasmissioni televisive, rivelazioni. Nulla è servito per conoscere la verità su un uomo scomparso nel nulla il 12 settembre 1990.

Ripercorriamo in breve i fatti, perché anche un solo articolo all’anno può essere un chicco di fuoco che accende un incendio. Davide Cervia lavora presso una ditta di Cancelliera, è sposato e ha due meravigliosi figli. Vive in zona Colle dei Marmi, nella campagna veliterna, ed è da lì che sparisce. Lo vede un vicino, che assiste al rapimento e non viene ritenuto attendibile, lo vede un autista della tratta bus Torvaianica-Velletri al quale tagliano la strada le macchine impegnate nel blitz quando si immettono sull’Appia da via Colle dei Marmi.

Non è un uomo qualunque, Davide. L’allontanamento volontario è l’ultima cosa a cui si dovrebbe pensare e invece è la prima direzione in cui si rivolgono gli inquirenti. Cervia è un militare della Marina, e soprattutto un esperto di guerra elettronica. Uno dei pochi a saper utilizzare – e a poter insegnare come farlo – il sistema missilistico Teseo Otomat. Nel 1990, anno della sua scomparsa, in Italia erano solo un centinaio di persone ad avere le sue competenze.

Tale qualifica professionale basta per inquadrare la situazione, eppure sembra che si faccia di tutto per non cercarlo. È un attimo che la battaglia per la verità della moglie Marisa e dei figli, Erika e Daniele, diventa simile a quella di don Chisciotte contro i mulini. Nessuno sa. Passano i mesi anche solo per inquadrare la qualifica precisa di Cervia. Dicono che è sparito per rifarsi una vita, che era solo un elettricista, che aveva un’ altra donna.

Si potrebbe ricostruire anno per anno quanto successo per comporre i pezzi di un mosaico enorme, ma prediligiamo la sintesi: dal 1990 a oggi nulla di concreto è stato fatto per conoscere le sorti di un uomo che, giova dirlo, potrebbe essere marito, padre, fratello o amico di ognuno di noi. A parte il gesto politico e umano della ex Ministra della Difesa, Elisabetta Trenta, la quale ha simbolicamente risarcito i familiari a nome dello Stato. Tutto ciò non è né accettabile né normale, eppure da trentatré anni la verità è sepolta in un cassetto che chi può continua a non aprire.