Ultimo aggiornamento:  30 Aprile 2022

Il flauto di canna

Quando si pensa al paradiso, se ci si pensa, si coltiva l’idea di una situazione dove le cose buone diventano migliori, dove gli affetti comuni appaiono più veri, dove la vita segnata dal tempo diventa eterna, dove i mariti infedeli o le mogli facili al tradimento abitano nei piani inferiori per punizione, dove quei mascalzoni che ci hanno fatto soffrire non si incontreranno mai, perché, Dio che è giusto, li ha spediti all’inferno, assecondando così il nostro desiderio.

Una signora, che da un paese non lontano è venuta a trovarmi, era assillata dal ricordo del marito, morto qualche anno addietro. Tra loro, nonostante l’affetto, non c’era una grande intesa, lei si sentiva succube e limitata perfino nell’effusione delle tenerezze e nel rapporto d’amore, e ora, il pensiero di ritrovarselo in paradiso, sempre come marito, l’assilla tremendamente. Nel frattempo, a complicarle l’esistenza, è apparso all’orizzonte un altro uomo, meraviglioso, vedovo anche lui, sensibilissimo, rispettoso al massimo del suo stato d’animo, pieno di dedizione e di affetto, persino bramoso di consumare quanto prima…

No, questo non dovrà accadere!… Mio marito, che non cessa mai di guardarmi da lassù, cosa potrebbe pensare? E poi c’è la chiesa… Un prete in confessione mi ha detto che anche una semplice carezza può essere peccato…

La signora ha accostato la sua sedia  alla mia e, con voce quasi di supplica, mi sussurra:

Lei, padre, mi deve assicurare che quando morirò non rivedrò mio marito… È importante per me conoscere la verità su questa faccenda!…

Le dissi che nel suo racconto avevo trovato tracce di un sogno tendente ad allontanarla dalla persona e dalle cose in cui in passato aveva investito tempo ed energie, e che quel sogno ormai andava sostituito con altri, capaci di attingere da nuove emozioni e da desideri freschi una visione più serena della vita.

Lei, signora, deve scoprire ancora la gioia di stare in pace con se stessa.

Il dolore per una morte, al contrario, dovrebbero aiutarci a salire di un gradino la scala della fede, abituandoci a sfiorare con maggiore spiritualità l’esistenza degli altri, secondo quei principi che appaiono veritieri.

Racconta il piccolo Andrea:

Alla messa di domenica il sacerdote ci ha parlato di nuovo della resurrezione per spiegarci meglio di quando una persona muore e poi si ritrova in un’altra dimensione. Ad un certo punto il sacerdote ha chiamato il mio amico Giacomo che ha scritto che immaginava il nonno, che non c’era più, come la stella più luminosa di tutte.

Anch’io purtroppo non ho più i miei nonni e mi dispiace molto. Di mio nonno Quirino conservo un flauto di canna che mi costruì con le sue mani, io immagino sempre che i miei nonni mi stiano a guardare da lassù e che un giorno potrò rivederli.

Andrea (10 anni)

La difficoltà che trovo nel predicare la resurrezione sta proprio nel rispettare il legame vero che nasce tra un nipotino e il nonno che ha costruito un flauto di canna.   Tra i due esiste un ricordo, un suono stonato, un pezzo di canna con forellini incisi da mano incerta e stanca; tra i due esiste  un atto d’amore, un filo lungo, resistente, che fa da ponte tra la realtà che si conosce e un mondo che si riesce appena ad immaginare.

Per fortuna c’è la fede… e credere non è solo immaginare, ma è anche sperare, però ciò che si spera deve avere un riscontro nella realtà, se si vuole che quella non sia solo mera illusione. Di qui la caccia agli argomenti che convincono, di qui le certezze che si costruiscono attorno a vecchie filosofie, arricchite sapientemente da germi di fede stantia. 

Dell’Enciclica “Spe Salvi” di Benedetto XVI volevo riportare un brano che si addice all’argomento, ma poi trovandolo complicato nel linguaggio ed evanescente nei concetti, ho preferito lasciarlo stare. In parole povere il documento pontificio dice: siccome nel nostro cuore alberga il desiderio di vivere in eterno, la nostra mente fa proprio questo anelito e stabilisce con certezza, attraverso un meccanismo che conoscono solo i preti, che il paradiso deve necessariamente esistere.

Quanto consunte e superate appaiono quelle idee che un tempo si ammannivano dalle cattedre dei seminari e che ora, ripulite appena nei termini, si ripropongono identiche nella sostanza.

Quanto assurda risulta essere la pretesa di aggiustare il mondo a propria immagine e somiglianza, ignorando o disprezzando altre realtà che nello stesso mondo parlano agli stessi uomini per condurli su sentieri, almeno apparentemente,  più sereni.

Per fortuna ci sono i bambini ad insegnare ai dotti la via della verità… Una stella che brilla più delle altre in cielo e un flauto, un flauto di canna, che in un mattino d’inverno nella calda atmosfera di una chiesa una miriade di nipotini, insieme, hanno provato a suonare.

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