Ultimo aggiornamento:  7 Settembre 2021

Istruzione di qualità per piccoli schiavi invisibili

Gli italiani fra gli ultimi in Europa per livello di istruzione. Il 62,2% delle persone tra i 25 e i 64 anni in Italia ha il diploma, nell’UE il 78,7%. La quota di popolazione con titolo di studio terziario (laurea) continua a essere molto bassa: il 19,6% contro il 33,2% dell’UE. Lo riferisce il rapporto ISTAT sui Livelli di istruzione e ritorni occupazionali anno 2019.

RAPPORTO INVALSI

Il Rapporto INVALSI 2021 è impietoso. INVALSI sta per Istituto Nazionale per la VALutazione del Sistema educativo di Istruzione e di formazione. Le prove INVALSI 2021 hanno coinvolto oltre 1.100.000 allievi della scuola primaria (comunemente chiamata scuola elementare, classe II e classe V), circa 530.000 studenti della scuola secondaria di primo grado ( comunemente chiamata scuola media, classe III) e circa 475.000 studenti dell’ultima classe della scuola secondaria di secondo grado (comunemente indicata con il nome generico di Liceo). Sono troppo complicate da riassumere, meglio leggersi il Rapporto.

ITALIA IN UE

Secondo il Rapporto DESI 2020 (Digital Economy and Society Index) l’Italia occupa il terzultimo posto fra gli Stati membri dell’UE, con un punteggio pari a 43,6 (rispetto al dato UE del 52,6), ritornando quindi al 25esimo posto. Tra i fanalini di coda, nella stessa posizione di bassa classifica (dopo di noi solo Romania, Grecia, Bulgaria) formalizzata nel DESI 2018 (punteggio di 36,2 a fronte del dato europeo del 46,5), dopo il lieve aumento, come breve parentesi del DESI 2019, che aveva consentito al nostro Paese di raggiungere il 23º posto (punteggio del 41,6 a fronte del dato UE del 49,4). Il 64% delle grandi imprese e il 56% delle PMI che hanno assunto specialisti ICT nel 2018 hanno riferito che i posti vacanti per specialisti ICT sono difficili da coprire. Le donne rappresentano il 52% della popolazione europea, eppure hanno ancora meno probabilità di avere competenze digitali specialistiche e lavorare in questo campo rispetto agli uomini, poiché solo il 18% degli specialisti ICT nell’UE sono donne, secondo l’EU Women in Digital Scoreboard per il 2020. Aumentare la visibilità e l’emancipazione delle donne nell’economia digitale stimolerebbe la crescita economica e un più ampio progresso sociale. Le opportunità nel mondo digitale sono enormi, in particolare nella sicurezza informatica, comunemente citata con il termine cybersecurity.

SAVE THE CHILDREN

Ma c’è un settore dove siamo primi in Europa? La risposta è SI, quello dello sfruttamento degli esseri umani. La pandemia sta avendo ripercussioni preoccupanti sul traffico e lo sfruttamento degli esseri umani, in particolare dei minori. Il Rapporto pubblicato da Save the ChildrenPiccoli schiavi invisibili  ( https://s3.savethechildren.it/public/files/uploads/pubblicazioni/piccoli-schiavi-invisibili-2021_0.pdf ) denuncia un peggioramento globale della condizione dei minori, con l’Europa che si colloca al primo posto per il maggior numero di bambini e adolescenti vittime di tratta e sfruttamento, mentre l’Italia è il Paese con il più alto numero di persone sospettate di essere coinvolte nella tratta di minori, più di quattromila.

LO SFRUTTAMENTO

Il Rapporto di Save the Children è impietoso. Sono 103 pagine di dati inequivocabili. Citiamo soltanto un passaggio “Lo sfruttamento lavorativo, in aumento in tutto il mondo a causa della costante crescita delle diseguaglianze, sta diventando un fenomeno sempre più allarmante, anche alla luce dell’incremento delle vulnerabilità conseguenza del Covid-19. Per questi ultimi in particolare si registra l’aumento del rischio di essere vittime di tratta e di sfruttamento, anche e soprattutto all’interno del cyberspazio: l’impoverimento generalizzato e la mancanza di misure di sostegno socio-economico sono stati ovunque affiancati dall’interruzione dei percorsi educativi e dall’aumento del tempo trascorso online, dove il rischio di cadere nell’e-trafficking è in aumento”.

I SETTORI

I settori maggiormente interessati sono: quello edile, agricolo, del lavoro domestico e di cura, dell’abbigliamento, della trasformazione alimentare e della raccolta di rifiuti. Tutti argomenti che meritano seri dibattiti, anche a livello locale. 

Velletri 2030

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