Ultimo aggiornamento:  2 Marzo 2022

“La magica danza delle parole”: immagine autentica del mondo interiore di Serena Squanquerillo

Ha un blog, una pagina facebook, una antologia poetica monografica all’attivo e diverse collaborazioni con antologie e raccolte. La veliterna Serena Squanquerillo, classe 1980, è un fiume in piena e tra iniziative e idee coltiva la propria passione scrittoria. “La magica danza delle parole” è suo primo libro, autoprodotto, dal quale abbiamo tratto spunto per indagare sulle attività dell’autrice. Riflessioni, poesie, o “riflessie” per menzionare un neologismo coniato proprio da lei, che aiutano a capire le diverse sfaccettature di una pratica, la scrittura, mai fine a se stessa e sempre spinta da qualcosa di più profondo e intimo.

Serena Squanquerillo, hai esordito nella poesia con una raccolta monografica autoprodotta, “La magica danza delle parole”. Perché le parole danzano e perché sono magiche?

Dopo alcune collaborazioni, ho voluto esprimermi attraverso una raccolta che fosse un’immagine autentica del mio mondo interiore e testimoniasse le mie fondamentali esperienze formative.  Quello che scrivo è frutto di due miei percorsi paralleli che si compenetrano: uno di autoterapia, iniziato dopo problemi di salute per aiutarmi a elaborare e trasformare la sofferenza e le ferite; uno di ricerca spirituale che tuttora mi permette di conoscermi più in profondità e di espandere la mia consapevolezza su altri livelli.  I termini scelti per il titolo della mia raccolta derivano dalla comprensione nata grazie alla pratica di discipline spirituali che danno accesso ad una conoscenza più diretta di ciò che la mente razionale ignora o non riesce a classificare.  Ovviamente chi legge interpreta in base alla propria sensibilità, ma spiego la mia intenzione per rispondere alla tua domanda. Ho scelto questo titolo perché descrive in sintesi il mio processo creativo di cui parlo in una delle poesie della raccolta, dal titolo omonimo. Quando scrivo, percepisco le parole danzare intorno a me, fluttuando nel loro mondo astratto in attesa di essere colte e allineate logicamente sulle righe di un quaderno o di un file word. Le parole sono suoni con una frequenza, hanno vibrazioni energetiche proprie e a seconda della loro qualità e combinazione, manifestano un certo tipo di realtà.  Senza rischiare di avventurarmi in trattazioni teologiche o scientifiche, voglio fare una citazione che può facilitare la comprensione di ciò che intendo. Mi riferisco al noto Inno al Logos presente nella Bibbia, che contiene la frase “In principio era il Verbo (Logos)”.  Ecco che la Parola può essere considerata come una Forza o il suo tramite da cui tutto si origina e manifesta attraverso meccanismi per noi misteriosi, come misteriosa è la fonte di queste vibrazioni.  Ho scelto la parola “magia” perché per me essa indica lo stupore che lo sconosciuto suscita e che da tempo immemore ci spinge ad indagare sulla natura essenziale delle cose. Noi siamo testimoni delle varie forme attraverso cui la Forza si manifesta – Uomo compreso – sia essa chiamata Dio, Big Bang o Natura.   Le parole per me danzano, si muovono affinché possano magicamente combinarsi ed esprimere la mia esperienza della realtà, che testimonio nella raccolta.

Ti definiresti una “poetessa” oppure riversi altre sfumature sul tuo modo di comporre? E quale messaggio cerchi di passare a chi ti legge?

In realtà non mi definisco “poetessa”. Anzi è un appellativo che mi crea ansia, anche se sono grata a chi mi presenta come tale. Non sono un’intellettuale ed anche se mi sono diplomata al liceo classico, ciò che scrivo non è tanto il risultato di un’esplicita ricerca letteraria quanto di una volontà e necessità di esprimermi con uno strumento terapeutico, di formazione e di condivisione delle mie esperienze più importanti per la crescita personale, affinché possano essere occasione di confronto e, perché no, anche di aiuto per chi legge. È esattamente ciò che è successo quando, ad esempio, ho raccontato della malattia che mi ha colpita più volte e dell’insegnamento che ho ricevuto. In generale, il mio messaggio è focalizzato sulla celebrazione della vita e sull’incoraggiamento ad amare se stessi e coltivare i propri talenti. Per citare Gianni Rodari, ho iniziato a scrivere quando “il braccio ha iniziato a farmi male” ed ho deciso di creare un blog tuttora attivo, su cui scrivere riflessioni che in partenza mi hanno aiutata nel mio percorso di autoconsapevolezza. Man mano, in molti casi le righe hanno assunto l’identità di poetici versi liberi scanditi dai miei ritmi interiori, dalla mia musica. Ho imparato che ogni volta che entro in profondo contatto col mio intimo sentire, la poesia mi sceglie come canale.  Per me essa è lo strumento del sentire per eccellenza, ma non è l’unica forma con cui mi esprimo. Scrivo anche “prosa in versi” che indico con un termine inventato e inserito nel sottotitolo della mia raccolta: “rifles-sie”. Una parola che nasce dall’unione di “riflessioni” e “poesie”, e che quindi forma un ponte tra due mondi: da una parte la logica, la razionalità, lo spazio-tempo definito e lineare, i confini, l’immagine classificabile; dall’altra il sentire, l’intuizione, l’evocazione di emozioni, la fluidità, il mistero, il tempo circolare dell’infinito oltre. Al centro, in questo caso, ci sono io con la mia penna che faccio da punto d’unione e veicolo di comunicazione. Scrivo di getto e non stabilisco mai in anticipo la forma esatta che assumerà il testo, anche se ovviamente poi ci sono aggiustamenti e correzioni.  Certamente la qualità della forma migliora insieme al contenuto con il mio raggiungere una nuova maturità ed un modo di esprimermi più affinato ed efficace nel trasmettere ciò che voglio dire. Amo usare parole semplici, quelle che lasciano il contenuto allo stato più nudo e accessibile possibile.

Quanto scrivi di autobiografico e quanto, invece, di ispirato dalla fantasia?

Normalmente scrivo solo ciò di cui faccio esperienza diretta e che quindi nella mia percezione e consapevolezza corrisponde a realtà. Ovviamente posso scegliere di rappresentarlo sotto forma di favola o allegoria, come è già successo.  Mi rendo conto però che parte di quello che scrivo può essere interpretata come frutto di fantasia, soprattutto da chi nei confronti della vita ha un approccio più “materiale” del mio ed è poco propenso a parlare di spiritualità, mentre si tratta della testimonianza di prese di coscienza ed esperienze profonde che ho avuto, alcune davvero mistiche.
È per questo motivo che lascio aperta al lettore ogni interpretazione, anche perché il mio obiettivo non è convincere, insegnare, plasmare, ma mostrarmi al mondo per riconoscere finalmente a me stessa il diritto di darmi voce, e per condividere, confrontarmi, crescere con gli altri.

Qual è l’obiettivo che ti poni quando affidi i tuoi versi ai lettori? C’è più un intento di condivisione o uno di identificazione con il prossimo?

Come dicevo, il mio intento è condividere come strumento terapeutico e di confronto, ai fini della crescita personale e per dare un messaggio di amore per se stessi e la vita. Da quando ho iniziato a pubblicare le mie riflessioni sul blog, ho avuto numerosi riscontri di quanto ci si possa rispecchiare gli uni negli altri, anche se si ha un approccio differente alla vita. Posso parlare di “riconoscersi” nell’altro, attraverso gli elementi che accomunano e facilitano la conoscenza e comprensione reciproca. Si sviluppa una maggiore capacità di empatia. Dove c’è differenza, si può scegliere se renderla una risorsa di arricchimento per osservare la realtà anche da altre angolazioni, o renderla motivo di conflitto. Ho scoperto con forza che nel primo caso, ci si sente un individuo più completo. Percepisco l’essere umano come un caleidoscopio che normalmente ha accesso consapevole solo ad alcune finestre della sua natura, ma può accedere ad altri lati di sé, anche i più nascosti, interagendo con l’altro che gli fa da specchio per ciò che è già dentro di sé e andrebbe scoperto per coglierne i benefici.

Hai recentemente stampato anche una raccolta con alcune fotografie: di che si tratta? 

“Quadri dell’Anima” è una raccolta nata all’improvviso, in cui ho voluto inserire materiale da me scritto negli ultimi tre anni escluso dalla raccolta “La Magica Danza Delle Parole”, che è il mio lavoro più importante e rappresentativo. In questo caso, si tratta di riflessioni e racconti, ognuno abbinato ad una fotografia da me scattata durante i miei viaggi in Italia e all’estero.  Spesso scrivo ispirata da un’immagine ed in questa raccolta ho voluto realizzare un viaggio fotografico dove però non c’è una consequenzialità temporale tra i testi, per cui non si tratta di un diario. C’è invece un rapporto di continuità nel messaggio che è sempre figlio di un’esplorazione interiore e di conoscenza.  Ogni abbinamento tra testo e immagine è un quadro, dell’Anima appunto.

Dopo i contributi ad altre antologie, la raccolta poetica e il libro fotografico stai lavorando ad altri progetti di tipo letterario? 

Il 2021 e l’inizio del 2022 sono stati per me ricchi di realizzazioni creative e soddisfazioni. Esperienze in collaborazione e da sola profondamente formative. Ho contribuito a una raccolta di racconti, a una silloge poetica con una casa editrice ed ho pubblicato due raccolte monografiche autoprodotte. Inoltre ho collaborato con diversi pittori e scultori per due mostre, abbinando mie poesie alle loro opere. A breve, sarà pubblicata una nuova antologia poetica in cui sono presente insieme ad altri autori.
Da poco ho iniziato a lavorare ad un nuovo progetto con un’amica che ha il talento del disegno. Di base si tratta di una raccolta di testi ispirati dai suoi disegni, ma il progetto si sta ancora definendo. Non so quando ci sarà la pubblicazione, perché abbiamo scelto di lasciar maturare i contenuti con calma e senza programmazioni forzate. Nel frattempo mi godo i miei due “figli”, ma non escludo che possa presentarsi qualche altra occasione artistica da cogliere.

Sei molto attiva sui social network dove spesso condividi immagini, pagine e versi. Pensi che il mondo telematico sia un canale utile a veicolare il messaggio che cerchi di trasmettere?

Sinceramente amo molto il buon vecchio e intimo “passaparola”, ma di sicuro la rete telematica permette una connessione tra individui più diffusa e dà l’opportunità di avere maggiori risonanza e impatto. Ad esempio, l’anno scorso sono stata onorata dell’invito a pubblicare il racconto sulla mia esperienza con il cancro, già edita in una raccolta, su un portale attivo a livello nazionale frequentato da qualche migliaio tra medici e professionisti del settore sanitario e del benessere. L’obiettivo condiviso è stato quello di sensibilizzare sull’argomento tramite la voce di chi ha vissuto in prima persona l’esperienza e può essere portavoce per chi non riesce a parlarne. Ho più volte ricevuto in privato ringraziamenti di chi ha questa difficoltà e si è sentito un po’ “liberato”. In questo modo l’atto di autoterapia diventa anche un atto sociale di aiuto, per l’altro. Infine avendo io avuto anche una formazione informatica, è naturale per me affidarmi alla rete, motivo per cui ho iniziato con un diario online. Adesso ho anche una pagina Facebook con il nome della mia prima raccolta ed un profilo su cui pubblico i miei testi. Se non fossi stata catapultata nel mondo dal mezzo telematico, probabilmente starei ancora scrivendo timidamente sui miei quaderni dubitando del mio talento, e non avrei colto l’occasione di collaborare insieme ad altri creativi con cui sono nate anche belle amicizie.
Ti ringrazio per questa intervista, Rocco.

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