Lanuvio, una scuola di civiltà

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Il giorno di lunedì 29 gennaio scorso ho avuto il piacere di essere invitato presso l’Istituto Comprensivo “Dionigi” – Plesso “Falcone-Borsellino” di Lanuvio per partecipare ad una cerimonia, che ha coinvolto le classi 5A, 5B e 5C della scuola elementare, ispirata alle rievocazioni per il giorno della memoria. Alla presenza delle insegnanti delle classi coinvolte, della Dirigente Scolastica, degli Assessori De Santis e Quadrana, nonché dei rappresentanti dei genitori degli alunni delle classi intervenute, mi è stata data l’occasione di portare una mia testimonianza in qualità di figlio di un ex internato nel campo di concentramento di Dachau.

È stata una cosa bella e toccante vedere l’impegno di tanti bambini con le loro insegnanti nel realizzare una accoglienza fatta di canti, di recitazione e lettura di brani (fra cui particolarmente  significativi quelli tratti dagli scritti di Primo Levi) che riportavano alla memoria il dramma della Schoah (o “Shoah” nella traslitterazione anglosassone), dei ricordi degli internati e della vita nei campi di concentramento. Diversi alunni mi hanno chiesto quali ricordi mi avesse lasciato mio padre attraverso i suoi racconti e come questo avesse influito anche sulla mia vita.

Non mi voglio addentrare nel solito resoconto della cronaca di una cerimonia mattutina che (lascio al lettore immaginare) non poteva che essere una bellissima esperienza di quelle che anche dopo anni rappresentano un ricordo indelebile, perché hanno arricchito la tua vita. Vorrei piuttosto porre l’accento sull’impegno degli allievi, delle loro insegnanti nella realizzazione di un tale evento straordinario e della sensibilità mostrata dalle famiglie e dalla Direzione di Istituto che hanno reso possibile tutto ciò: un grazie a tutti loro ed agli Assessori intervenuti, i quali con la loro presenza hanno dimostrato che questa sensibilità è stata fatta propria anche da una Amministrazione Comunale che ha a cuore l’educazione civica e civile dei propri cittadini.

La Scuola, quale luogo di formazione culturale, deve essere anche palestra di formazione umana e spirituale. È più che doveroso quindi trasmettere la memoria storica attraverso uno studio dei fatti che sia chiaro, incontrovertibile, veritiero e oggettivo: il senso dell’onestà intellettuale deve essere instillato nelle giovani menti sin dai primi anni in cui un bambino incomincia a chiedersi il perché delle cose, perché certi fatti si sono verificati. Il piccolo scolaro dovrà così essere educato a comprendere l’assurdità dell’odio, del pregiudizio e di ogni forma di razzismo e disprezzo verso il prossimo. Si tratta di una formazione che richiede i suoi tempi ed alla quale genitori ed insegnanti sono chiamati in qualità di educatori su piani diversi, quello del genitore e quello del docente, che però non possono prescindere l’uno dall’altro. In questo percorso pedagogico mirato e di immensa responsabilità proprio per gli esempi che si dànno bisogna mettere tutto l’amore per i propri figli, per i propri allievi: un amore che si sublima nello stesso amore per la vita, per la vita di chiunque. Le insegnanti della scuola Lanuvio, di cui mi onoro essere stato ospite, hanno dimostrato questa grande capacità di amore: esse, attraverso il proprio lavoro, anzi la propria missione, hanno dimostrato di saper realizzare e mettere in campo quella pedagogia del bene che, attraverso le oscure nebbie di un mondo di guerre, di incomprensioni, di ignoranza, di fame e prevaricazione, rappresenta quel lume di speranza, che in chiunque può mantenere vivo quel senso di umanità che dà il coraggio di alzare la testa, guardare avanti e porgere la mano a chi è bisognoso di aiuto. Una tale pedagogia è atto meritorio che va riconosciuto ed incoraggiato, perché è madre di civiltà nel senso più alto del termine.

Lucio Allegretti