Lettere al Giornale, la nipote di una 98enne ricoverata in PS: “Dovrebbe essere un diritto stare fino all’ultimo con i propri cari”

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Ci ha scritto in Redazione la parente di una paziente di 98 anni, di Velletri, che a seguito di un calo di ossigeno è stata trasportata dal 118 al Pronto Soccorso. La diagnosi effettuata dai medici è stata quella di edema polmonare acuto, con la conseguente applicazione di una maschera NIV per aiutarla nella saturazione dell’ossigeno. “Una volta eseguita RX e Tac ci informano dell’assoluta gravità della condizione di mia nonna senza alcuna possibilità di guarigione. Rimane su una barella nella sala rossa del pronto soccorso perché non ci sono posti letto disponibili e dopo tre giorni la mettono in un repartino accanto al pronto soccorso dove sta tutt’ora senza alcuna possibilità di essere trasferita presso il reparto di cardiologia di competenza”, si legge nella missiva inviata al Giornale dalla nipote della donna.

La famiglia – che si è rivolta alla nostra Redazione proprio per sensibilizzare l’opinione pubblica su simili situazioni – ha chiesto più volte un posto letto, senza tuttavia poter essere accontentata. La permanenza della donna in Pronto Soccorso è poi complicata dall’impossibilità dei familiari di essere accanto alla paziente. “L’anestesista”, si legge ancora nella lettera firmata pervenuta in Redazione, “ci dice che essendo mia nonna in stato di semi-coma, avverte comunque qualcosa e le dobbiamo stare vicino”. I familiari della paziente quindi hanno chiesto più umanità e comprensione al personale medico, nella speranza di poter assistere la donna: “dovrebbe anzi essere un diritto per qualsiasi essere umano malato terminale, quello di stare fino all’ultimo respiro insieme ai figli. Anzi dovrebbero in questi casi attivare un supporto psicologico per i familiari che si trovano a vivere una situazione del genere nella quale ogni medico dice la propria e non trovano accordo sul da farsi”, ci scrivono nella mail di sensibilizzazione sul caso. “Faccio presente che le figlie della signora stanno molto male. Una, che è mia madre, ha avuto un infarto e il giorno in cui mia nonna si è sentita male è stata refertata al pronto soccorso per pressione molto alta e l’altra figlia, mia zia, ha avuto un ictus e si trova su una sedia a rotelle. Essendo le loro condizioni di salute molto fragili, io, nipote, della signora ricoverata ho chiesto di essere presente con loro in modo alternato vicino a mia nonna e quindi di stare in due per evitare altre disgrazie e dare un po’ di supporto visto che ci hanno detto che in qualsiasi momento mia nonna se ne può andare”, precisa la missiva. 

L’augurio dei familiari è, ovviamente, che la donna soffra il meno possibile, dopo una permanenza in Pronto Soccorso di diversi giorni. Nella lettera si sottolinea come sarebbe stata gradita una maggiore umanità di fronte a un caso grave, dove una signora di 98 anni ha un quadro clinico complicato ma vorrebbe salvaguardata la propria dignità umana e non stare in un letto di PS ad aspettare senza poter essere assistita, almeno moralmente, dai propri cari. Una pagina dura sulla sanità locale e italiana, che in casi simili si trova costretta a dover considerare pienamente anche l’aspetto psicologico ed emotivo dei familiari, in apprensione per le sorti di una persona cara.