Lezioni concerto alla Biblioteca Comunale di Genzano

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In questi anni la Biblioteca Comunale di Genzano di Roma, grazie anche all’instancabile impegno della responsabile dell’organizzazione della struttura bibliotecaria, Dott.ssa Maria Grazia Forcina, ha ospitato una serie di eventi ed incontri culturali tali da dare un vero lustro al nostro territorio dei Castelli Romani. Mi sento di affermare senza indugio alcuno, che tutto ciò non può che rappresentare un vero e proprio fiore all’occhiello per lo stesso Comune di Genzano. La biblioteca diviene così, come in altre occasioni ho avuto modo di osservare, un vero e proprio laboratorio di cultura, di scambio di idee, di confronto ed incontro: essa diviene quel luogo ove lo stesso tessuto sociale, spesso stanco ed indebolito, ritrova vigore e speranza. Una biblioteca così attiva può divenire quel luogo ove si instaura una vera e propria tradizione, dal momento che si crea una realtà duratura nel tempo portando avanti discorsi e progetti educativi e formativi: un vero luogo di civiltà, partecipazione e democrazia.

Fra gli eventi ormai divenuti una bella tradizione presso la Biblioteca Comunale di Genzano, sono da annoverare le lezioni-concerto tenute dal giovane valente pianista, il Maestro Federico Bucaioni. Come nelle edizioni precedenti, il Maestro è stato spesso accompagnato da altri validi musicisti: in questa ultima edizione a fianco del Maestro Bucaioni si sono anche esibiti Adriano Ricci (clarinetto) e Gioia Barbera (pianoforte). Quest’ultima edizione del progetto, che porta il nome “La musica illustrata”, ha visto lo svolgersi di quattro lezioni-concerto rispettivamente nelle domeniche del 19 e 26 novembre e 3 e10 dicembre con un vasto repertorio di musiche di Saint Säens, Schumann, Tschaikowski, Satie, Liszt, Mozart, Schubert, Skriabin e Rachmaninow.

Con l’occasione voglio qui sottolineare che una lezione-concerto assume una vera e propria valenza  pedagogica che supera il mero momento di intrattenimento: diffondere la buona musica, far conoscere la bellezza e la profondità di un repertorio classico, educare al buon gusto, significa educare al pensiero, significa aprire veri e propri orizzonti di libertà. Sebbene una innegabile tradizione lirico-operistica, l‘Italia non può vantare quella tradizione tutta “nordica” del sinfonismo, peculiare di una cultura eminentemente mitteleuropea, ma in parte significativa anche russa e scandinava. Gli italiani purtroppo sono in gran parte diseducati all’ascolto della buona musica, ma d’altronde non c’è da meravigliarsi di ciò in un Paese in cui si è rilevato circa un 40% di analfabeti totali e analfabeti cosiddetti “di ritorno”. L’insegnamento dell’educazione musicale nella scuola italiana gode di scarso rilievo, a meno che non si tratti di scuole con specifico orientamento (come nel caso dei licei musicali). I conservatori musicali in Italia non mancano e molti vantano la meritata  fama di ottime scuole; non mancano neanche validi professori e altrettanto validi allievi. Purtroppo, sebbene le energie in campo ed i meriti personali e professionali, l’ascolto della musica classica da parte di troppi è quasi ritenuto moda d’altri tempi o musica “troppo colta” o “troppo difficile”. Tali giudizi sono tipici di chi, ahimè, dimostra una vera e propria mancanza di strumenti cognitivi, per cui, totalmente diseducato non solo al buon gusto nell’arte, ma anche verso ogni forma di minimo impegno culturale, automaticamente sceglie la via del disimpegno e si autoconfina in un ristretto mondo fatto di incultura e pregiudizio: si tratta di persone che fra l’altro non leggono, di individui di scarsa curiosità, di scarso senso di osservazione ed inferenza logica; persone figlie di una omologazione in una società che tende ad appiattire sia il gusto che il pensiero attraverso la mortificazione della stessa cultura. Da un individuo che in vita sua non si è mai degnato di prendere in mano un libro non potrete mai pretendere che nomi come Felix Mendelssohn, Max Bruch, Johannes Brahms o Anton Bruckner (tanto per citare quattro giganti del romanticismo tedesco) gli possano dire qualcosa.

Parliamoci chiaro, il cattivo gusto imperversa e il cattivo gusto è l’anticamera del non-pensiero: musica (per modo dire!) assordante e sguaiata la si sente appena si accende un televisore o una radio; la si sente addirittura nelle stazioni ferroviarie e della metropolitana, cosa che spesso infastidisce il viaggiatore. Nel romanzo di Ray Bradbury “Fahrenheit 451” si narra di una società in un futuro dominato da una sorta di dittatura militare, ove possedere un libro è un reato punibile con la morte e dove nei luoghi pubblici è diffusa una musica metallica assordante per impedire che le persone parlino fra di loro; è una società ove il non saper leggere è ritenuto virtù, ma è anche una società sull’orlo dell’autoestinzione.

Sono fermamente convinto che nel nostro Paese si sia proditoriamente perseguita dagli anni ‘70 del passato secolo una politica che tendesse a mortificare la cultura, appiattendo il gusto della massa, portando allo svilimento degli stessi programmi scolastici a detrimento anche della stessa formazione universitaria. Un aneddoto storico narra di come il Duca di Modena si lamentasse dei suoi sudditi che, a suo giudizio, leggevano troppo. Mantenete dunque il popolo bove nella sua crassa ignoranza ed avrete una docile mandria da governare! C’è chi si lamenterà, chi in quella folla alzerà la sua voce, chi manifesterà il proprio scontento anche forzando la mano con un atto di violenza; si rischierà anche il disordine sociale ed il tumulto: tutto ciò però non potrà scalfire il potere, perché si tratterà pur sempre di tante voci isolate fra cui ognuno vorrà dir la sua, perché incapace di vedere oltre il proprio pezzetto di prato ove è abituato a ruminare. Ove manca cultura, manca pensiero, manca capacità di coordinazione sociale e politica; ove manca cultura, manca anche ineluttabilmente libertà e democrazia.

Ben venga quindi l’esempio di validissimi giovani musicisti come il Maestro Federico Bucaioni ed i suoi colleghi: essi sono coloro che con le loro preziosissime iniziative portano una ventata di aria pura, un profumo di buon gusto ed intelligenza in una società ormai rassegnata all’olezzo di quel prodotto di letamaio che si chiama ignoranza!

Rita Levi Montalcini soleva dire che l’ignoranza sta alla base di ogni male ed un popolo mantenuto nell’ignoranza finirà per dare il peggio di se stesso, perché schiavo del male. Nelle sue “Vite di filosofi” (libro VII, passo 121) Diogene Laerzio affermava: “Solo il sapiente è libero; gli stolti sono servi: la libertà è facoltà di agire in modo autonomo; la servitù è la privazione di questa facoltà”.

In definitiva, solo l’amore per l’arte, la buona musica, le buone letture, l’amore per tutto ciò che è buon gusto, intelligenza ed amor di pensiero rappresenta l’unica via verso l’emancipazione dell’individuo: nessuno è obbligato a seguire questo cammino e chi vuol restare servo, meno che bestia, resti pur tale. A ciascuno il suo!

Lucio Allegretti