Ospedale di Velletri: intervista a tutto campo al consigliere comunale e medico Claudio Mascetti

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Il tema caldo dell’estate veliterna rimane l’Ospedale “Paolo Colombo”. In occasione delle elezioni quello della sanità è stato il tema preponderante, con l’attuale primo cittadino Ascanio Cascella impegnato nel rassicurare la popolazione su due grandi temi, il nosocomio di via Orti Ginnetti, appunto, e il San Raffaele. Il Presidente della Regione Rocca aveva addirittura azzardato una data, il mese di luglio, per il ritorno del Punto Nascita a Velletri. Finora non si è mosso molto, ma in attesa di conoscere dichiarazioni e decisioni ufficiali da parte delle autorità abbiamo intervistato il dottor Claudio Mascetti. Medico di lunga esperienza in servizio a Velletri, è ora consigliere comunale di una lista civica e ovviamente porta la sua formazione e la sua competenza in ambito sanitario nell’assisse veliterna. Punto Nascita, Endoscopia Digestiva, Pronto Soccorso, questioni logistiche: nelle risposte del dottor Mascetti si possono fugare tanti dubbi ad interrogativi che tutti i veliterni condividono.

Claudio Mascetti, il suo impegno politico in una lista civica nasce proprio a difesa dell’Ospedale “Paolo Colombo” di Velletri. In questo senso lei si schiera con la maggioranza o con l’opposizione e che linea intende perseguire in Consiglio?

Il mio impegno politico per la Sanità Pubblica e per l’Ospedale di Velletri non è schierato con la maggioranza o l’opposizione. Quando si parla di un Valore Costituzionale che tutela la salute come fondamentale DIRITTO dell’individuo e interesse della collettività non ci possono essere schieramenti e finora in Consiglio Comunale ho trovato grande condivisione sul tema da ambedue le parti.

L’Ospedale di Velletri è uno dei tre rimasti attivi al momento dell’apertura del NOC. Cosa è successo prima e dopo l’attivazione dell’Ospedale dei Castelli?

Ho vissuto da Operatore Sanitario la follia “narcisista” di questa enorme opera pubblica che nasce con un progetto limitato alla sostituzione di tre Ospedali in uno e termina con un mega-Ospedale che ha oscurato e penalizzato tutti gli Ospedali Aziendali e in particolare il nostro, il più completo. Una strategia Aziendale meno miope e più attenta alle necessità del territorio avrebbe dovuto attivare Discipline per le quali si deve ricorrere agli Ospedali Romani già saturi di richieste. L’Emodinamica attiva 24h o la Stroke Unit per il trattamento delle urgenze cerebrovascolari sono due esempi. Il risultato è stato un incremento della mobilità passiva verso Roma e verso il privato accreditato

Spesso si è fatta confusione su aperture e chiusure: senza chiederle una cronistoria dei reparti chiusi o depotenziati, rispetto a venti anni fa come sta il “Paolo Colombo”?

La situazione del nostro Ospedale rispetto a pochi anni fa dopo o in prossimità dell’apertura dell’OdC è sotto gli occhi di tutti. Non le ripeto la cronistoria dell’umiliante riduzione dei Servizi ma la invito a recarsi in Ospedale, luogo in cui l’accoglienza ambientale dovrebbe essere quantomeno dignitosa e analizzare fin dall’ingresso l’enorme cartellone di indirizzo risalente agli anni 70 che disorienta il visitatore perché non più veritiero e l’incuria degli spazi. La sacralità e la laicità di quel luogo certificata dalla grande immagine religiosa e dal busto del primo Presidente dell’Ospedale all’ingresso viene smentita dal disinteresse verso un’Istituzione oggetto di manipolazione politica. La cura degli spazi anche con isole verdi gestite da privati in cambio di uno spazio pubblicitario, percorsi aggiornati dei vari Servizi, l’accoglienza di un Operatore all’ingresso all’interno di un piccolo spazio di vetro residuo ancora esistente di un tempo più rispettoso di un luogo di Cura potrebbero già dare quel “segnale di discontinuità rispetto alle follie del passato” denunciate da un noto politico in visita pre-elettorale in compagnia del Ministro della Sanità. Un Medico anche lui, al quale spero non siano sfuggite queste anomalie, nonostante la sicura e disarmante pulizia degli spazi che ricorre da sempre in occasione della visita di un’Autorità.  Un segnale seppur ancora insufficiente di riapertura di quattro posti letto in Urologia rappresenta un’inversione di tendenza che deve essere però confermata da adeguati investimenti di risorse umane e tecnologiche altrimenti rimarrà una bandierina di consenso che mostrerà presto i suoi limiti.

Quanti posti letto c’erano prima e quanti ce ne sono ora?

Attualmente i dati ufficiali parlano di circa 90 posti letto ma i resoconti giornalieri dell’occupazione descrivono numeri molto più bassi. Il prima va contestualizzato. È un Ospedale che ha accolto oltre 300 posti letto degli anni ‘70 che sarebbero ora anacronistici. Il prima più recente parla di 150 posti letto con eccellenze distribuite in tutte le Discipline. Ritengo che 100 posti letto siano sufficienti per le esigenze di questo Polo Ospedaliero.

A livello di personale medico, paramedico e infermieristico c’è stato un calo?

La carenza del personale Sanitario è un dato nazionale ma a Velletri ha radici lontane. Il ricorso ai gettoni, alle Cooperative e al Personale proveniente dall’OdC è prassi ormai consolidata da anni.

Si fa un gran parlare del Punto Nascita, tra chi ne promette la riapertura (la giunta attuale) e chi ne rivendica l’impossibilità di riattivazione (la passata maggioranza). Carte alla mano, come stanno le cose? Si può riaprire il Punto Nascita o no?

Il Punto Nascita è un argomento complesso che va analizzato senza cadere in retoriche elettorali e di consenso. Lo studio va fatto analizzando molte variabili. I fattori che hanno contribuito al rigetto del ricorso della precedente Giunta nascondono criticità ed evidenti contraddizioni.  Se la chiusura fosse vincolata al numero dei parti altri Punti Nascita andrebbero chiusi né l’assenza di un disagio orografico (condizioni disagiate della viabilità) per Velletri può essere una giustificazione perché sia in Provincia che a Roma sussistono evidenti eccezioni. Dai dati a mia disposizione la mobilità passiva verso altri Ospedali o Privati accreditati romani (i primi quattro per numero di parti sono privati accreditati o religiosi) è stata consistente e sicuramente superiore ai parti effettuati prima della decisione aziendale di concentrare i Punti Nascita al solo OdC. Ritengo che ci siano tutte le condizioni per riaprire il Punto Nascita di I Livello in sinergia di risorse con l’OdC in un clima di collaborazione reciproca per gravidanze a basso rischio al quale vanno associate però competenze non solo ostetrico-ginecologiche ma anche anestesiologiche per procedure indolori del parto e pediatriche senza le quali difficilmente si potranno raggiungere numeri consistenti. Rimane una decisione politica in cui l’Istituzione Comune trova nella filiera di centro-destra al governo delle principali Istituzioni una favorevole opportunità che per essere credibile però deve mantenere le promesse fatte.

Lei ha recentemente presentato una mozione per la riattivazione del Servizio di Endoscopia Digestiva. Attivo fino a pochi anni fa, temporaneamente sospeso e mai più ripristinato…

L’Endoscopia digestiva è la prova dell’accanimento di cui è stato vittima il nostro Ospedale negli ultimi anni. Ho voluto iniziare il mio impegno per un Servizio formalmente presente nel nostro Ospedale come Servizio Spoke e inspiegabilmente chiuso da circa quattro anni per motivi che vanno dall’inadeguatezza dei Locali a una strumentazione obsoleta. Mi chiedo come in quattro anni non si sia ancora proceduto all’adeguamento dei locali e al rinnovo tecnologico dello strumentario. Gli Ospedali Spoke sono tre come da delibera e come scritto nella copertina dei referti endoscopici: Frascati, Anzio e Velletri ma solo il nostro è chiuso. Per cui o si aggiunge formalmente anche questo Servizio ai tanti Reparti e Servizi chiusi motivandone la decisione o si attiva con le modalità già deliberate.

Cosa ne pensa del progetto di ristrutturazione di 27 milioni di euro sbandierato da D’Amato, Pocci e Ognibene ormai due anni fa e di cui non si vede l’inizio? Porterà benefici solo strutturali o anche sostanziali in termini di servizi?

La logica progettuale della passata gestione sanitaria regionale e aziendale è stata quella di frantumare l’ospedalità territoriale per poi in prossimità delle elezioni indire una sorta di Conferenza Stampa in cui presumo in assenza di argomenti l’Assessore alla Sanità insieme alle altre autorità da lei nominate hanno riferito alla cittadinanza lo stanziamento di 27 milioni di lavori di adeguamento sismico e tecnologico che ovviamente verranno delegati per questioni di tempo alla prossima Giunta. Lavori strutturali sul contenitore senza specificarne il contenuto.  Nulla in merito ad un progetto sinergico con gli altri Ospedali che delinei un’Ospedalità territoriale al servizio dei Cittadini quale per esempio un Policlinico dei Castelli inteso non come un unico Ospedale ma un gruppo di Ospedali che conservino peculiarità ed eccellenze autonome riservando al nuovo Ospedale dei Castelli le Discipline più complesse non presenti nella nostra Azienda.

A pieno regime, l’Ospedale di Velletri quanti reparti e/o servizi potrebbe offrire ai cittadini?

L’Ospedale di Velletri è uno degli Ospedali Aziendali. Insieme si deve rispondere alle esigenze sanitarie di oltre 300.000 Cittadini del territorio. Il progetto deve tenere insieme tutte le risorse e vincere la scommessa di trattenere i nostri malati nel nostro territorio e nei nostri Ospedali. La vera sfida non compresa dai Vertici Aziendali e Regionali del passato governo è quella di invertire il senso di marcia verso gli Ospedali Romani e il Privato accreditato.

“Il NOC è vicino, non costa molto arrivare ad Ariccia”: questa è un’affermazione che spesso ripetono i detrattori del “Colombo”. Come risponde a chi pone queste obiezioni?

La distanza non è una variabile prioritaria. Se fosse così sarebbe forse più logico ridimensionare l’Ospedale di Frascati che dista soltanto 8,5 km dal PTV Tor Vergata Polo Universitario di eccellenza o l’Ospedale diurno di Marino che ne dista 10. Ciò che fa la differenza è l’efficienza, la qualità e la disponibilità dei Servizi. Se uscendo dal CUP devo rivolgermi al Privato per ottenere prestazioni specialistiche in tempi accettabili rispetto agli Ospedali Aziendali ho mancato in efficienza e in economicità che in una logica aziendalista in seguito ad un serio audit gestionale rappresenta un errore grave. Ho però centrato l’obiettivo se visto dalla parte del Privato.

Alcuni affermano che un Ospedale in una posizione come quella del “Colombo” e con una simile struttura non risponde più alle esigenze dell’utenza. È un’osservazione veritiera?

È veritiera per la Struttura, non per la posizione. L’ingresso da Via dei Volsci rende più facile l’accesso all’Ospedale dopo un adeguamento della viabilità e dei parcheggi per percorsi pedonali e su ruote. La Struttura va migliorata e consolidata (Contenitore) ma ciò non significa mettere in sofferenza o ridurre i Servizi (Contenuto) ma migliorarli.

Vige anche molta disinformazione sul tipo di attività che si fa in Ospedale: a furia di voci di chiusura, infatti, spesso le persone pensano che non si effettuino più prestazioni che invece sono attive. Come centrare anche la giusta informazione intorno alla vicenda?

Il Personale Sanitario in Ospedale è di ottimo livello come l’attività svolta ma soffre di un ricambio professionale e tecnologico adeguato. Parte del Personale risente favorevolmente di un retaggio di un passato di cui tutti, me compreso, abbiamo beneficiato in termini di qualità e competenza. La comunicazione è importante per il Privato. Un Servizio Pubblico efficiente, disponibile e rapido nell’offerta dei Servizi e nell’abbattimento delle liste d’attesa è superiore a qualunque tipo di comunicazione. La fiducia nella Sanità Pubblica è ancora molto alta.

Quali sono le colpe principali delle giunte regionali e comunali che hanno portato ad una situazione così difficoltosa, a suo avviso?

Le cause principali vanno ricercate nell’assenza di un Progetto complessivo quando si intende realizzare un’opera quale l’OdC. Gli appetiti politici locali slegati da un progetto aziendale hanno fatto il resto. Prova ne sono a Velletri le tante promesse effettuate in prevalenza nei periodi elettorali da parte di Politici e Dirigenti Aziendali non seguite da fatti in un settore così delicato come la Salute Pubblica. Lo stanziamento di fondi per la Camera Calda progettata e non eseguita, la chiusura e poi la promessa riapertura del Punto Nascita utilizzata come strumento di consenso e mai realizzata, la costante riduzione di risorse con accorpamenti continui di Discipline, il degrado degli spazi antistanti e retrostanti l’Ospedale senza possibilità di parcheggi per il Personale Sanitario e poi la chiusura dei tanti Reparti e Servizi anche non previsti come l’Endoscopia Digestiva ne sono gli esempi più eclatanti.

Ha avuto modo di confrontarsi con il Sindaco Cascella che – senza timore di smentita – ha vinto le elezioni proprio grazie all’impegno promesso nel campo della sanità, a cominciare dall’Ospedale? Che impressioni ha?

Il Sindaco e la sua Giunta hanno dato ampie rassicurazioni pubbliche sul loro impegno per l’Ospedale. Personalmente non ho mai parlato con il Sindaco. Lo farò certamente. Il mio impegno segue le procedure e le regole Istituzionali. Ho iniziato con la mozione per l’Endoscopia perché non richiede autorizzazioni regionali ma impegna il Sindaco ad attivarsi per restituire un Servizio già previsto nel nostro Ospedale.  È un’operazione che può essere realizzata in tempi brevi. Contestualmente ho chiesto la convocazione della VI° Commissione di cui sono Vice Presidente per la stesura di un Protocollo d’intesa sulla riqualificazione dell’Ospedale P. Colombo da condividere in Consiglio Comunale per un confronto costruttivo costante con l’Azienda Sanitaria. Seguiranno altre iniziative dentro e fuori l’Istituzione Comune.

Perché i tagli che a Velletri sono stati presentati come inesorabili altrove non sono avvenuti? È una questione squisitamente politica?

È una domanda che mi sono spesso fatto e che ho posto anche con toni accesi ai vertici aziendali e alla politica locale e regionale quando assistevo a questo accanimento. Sono state commesse follie nei nostri confronti e il motivo va ricercato nell’incapacità della politica a tutti i livelli di ascoltare e di gestire le dinamiche sanitarie. Nel nostro Ospedale è stato dilapidato un Know-how fatto di competenze mediche e infermieristiche di alto livello costruite nel tempo con una politica di progressiva riduzione di risorse umane e tecnologiche. Non posso nascondere però che ha contribuito anche il silenzio assordante di tanti forse troppi a tutti i livelli.