Paolo Bonolis a Velletri, tra il senso della vita e “Notte fonda”

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Nonostante il freddo e la pioggia, si sono ritrovate oltre trecento persone al Teatro Artemisio-Gian Maria Volonté di Velletri per l’atteso incontro con il giornalista, conduttore televisivo e scrittore Paolo Bonolis. L’evento, ideato e realizzato dalla Mondadori Bookstore di Velletri e dalla Fondazione De Cultura, è risultato frizzante e dinamico, grazie anche al brio dell’ospite, incalzato dalle domande del professor Daniele Dibennardo.

UN ROMANZO-DIALOGO

Dopo il benvenuto degli organizzatori Guido Ciarla e Aurora De Marzi, la “palla” è passata subito a Paolo Bonolis, autore del libro “Notte fonda” edito da Rizzoli. Un volume dove a fare da perno centrale della struttura narrativa è il dialogo, con tutte le strade in cui un botta e risposta può condurre. Non ci si stupisca, dunque, se la lettura del romanzo può sorprendere per gli argomenti trattati dai protagonisti, marito e moglie, che si ritrovano a dibattere finanche sul “senso della vita”, per parafrasare il titolo di una delle più apprezzate trasmissioni dello stesso Bonolis.

IL SENSO DELLA VITA

“La fragilità interiore viene soddisfatta attraverso l’ipotesi di un senso a questa vita”, ha detto Bonolis nel trattare l’argomento dell’ignoto, “e così nascono le fedi e le religioni. Io capisco chi crede, pur essendo agnostico, perchè ci si ristora da questa preoccupazione. Io accetto il non senso e non ci credo. In realtà anche in Chiesa di recita il credo, non il “so”. Ci credo, “poesse”. La realtà è che c’è chi si è accaparrato il copyright di questa storia e per secoli ha speculato e preteso”.

LA RELIGIONE E IL WEB

“La grande fatica che facciamo quotidianamente, da sempre, è quella di superare le due grandi colonne d’ercole della nostra vita, cioè lo spazio e il tempo. Attraverso lo spazio e il tempo noi facciamo fatica a vivere. Se non ci fossero, non faremmo fatica. E infatti la religione ci offre un’assoluta soluzione, la scomparsa dello spazio e del tempo, ovviamente in chiave ultraterrena: una volta morto, stai ‘na pacchia. Il web fa la stessa cosa: annulla la fatica che richiede l’attesa, il tempo, e la fatica che richiede il movimento, cioè lo spazio. Per questo è fascinoso e somiglia molto a Dio, il web, perchè ci conforta e ci elimina la fatica”.

INTERVISTA A PAOLO BONOLIS

Paolo Bonolis ha anche rilasciato una breve dichiarazione per spiegare la genesi di questo romanzo e l’autobiografismo in esso contenuto: cosa ha mosso la fiamma della penna? “La voglia di continuare a provare a scrivere che mi ha portato a ‘Notte fonda’. La mia precedente esperienza, in realtà, con ‘Perchè parlavo da solo’ mi vedeva protagonista solo di piccole parti in corsivo, cose che avevo scritto nel corso del tempo. Il resto erano lunghe interviste poi riportate, sistemate, che mi erano state fatte riguardo agli argomenti trattati in quei piccoli frammenti in corsivo”.

Quale obiettivo comunicativo in “Notte fonda”? “Scrivere, un’esperienza diversa dal parlare, sempre comunicazione ma priva di alcune frecce in faretra che sono il tono della voce, l’atteggiamento del volto, la gestualità. Senza tutto questo la ricerca di ciò che vorresti arrivasse all’interlocutore è più complessa ed è stato molto divertente”.

Quello di Bonolis è un tentativo, come da lui stesso precisato nettamente: Il tentativo da che forma muove? “Non sono uno scrittore, ho provato nel territorio forse più semplice, perchè privo di tante necessità descrittive – e caratteriali, e d’ambiente – cioè il dialogo diretto. Mi ha permesso di non dovermi incamminare in un territorio eccessivamente aspro per chi non è in grado di gestirlo e al contempo di rendere più netto ciò che volevo venisse detto perchè non si disperdeva in dispersioni o approfondimenti psicologici dei personaggi, non se ne sentiva la necessità”.

L’idea alla base del libro? “Mi piaceva l’idea che ci fosse un pensiero e un contraltare al medesimo”.

Molto sincera anche la rivelazione del moto ispiratore dei personaggi: chi si cela dietro a lei e a lui? “uno sono io, c’è poco da costruire. Sono in un evidente fase di decadimento della struttura stessa, il fascino sottile della decomposizione delle carni. Il personaggio femminile sono sempre io, che mi contrappongo come contraltare, come avvocatura del diavolo al pensiero spesso che esprimo. Il contraddittorio tende a limare presumibilmente al massimo il pensiero che voglio esprimere, e quindi a levigarlo, renderlo meno spigoloso”.