Possibile analisi del voto a Velletri: chi vince, chi perde, ricadute sulle Comunali

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Quando gli scrutini volgono al termine e ci si può finalmente imbattere in numeri veri e non aleatori, è possibile cominciare a riflettere sul voto.

L’astensione ha dimostrato ancora una volta che la gente è schifata dalla politica. Mai, infatti, hanno deciso le sorti di una Regione 4 elettori su 10. Questo campanello d’allarme non deve essere una finta preoccupazione, per chi perde e per chi vince.

A tratti è sembrato che alcuni candidati si preoccupassero più delle cene elettorali che delle piazze, come se in fondo fosse comodo portare a votare soltanto i fedelissimi e non destare dubbi o sospetti nei disamorati, ovvero il 60% del corpo elettorale e il 60% dei cittadini veliterni.

Chi perde e riesce a farlo al meglio è il centrosinistra, non inteso come il solo Partito Democratico che anzi paradossalmente esce dignitosamente dalla tornata elettorale. Zingaretti nella risicata vittoria di cinque anni fa aveva preso 1 milione e 18mila voti, D’Amato chiude a poco più della metà con 581mila preferenze. La storia di aver preso il 33% rispetto al 32% di Zingaretti è una ridicola favola senza fondamento matematico. Se D’Amato avesse preso 500 voti su 1000 elettori totali sarebbe stato al 50% ma avrebbe fatto comunque peggio di Zingaretti, diteglielo.

Francesco Rocca ha vinto, beneficiando delle ottime prestazioni di Fratelli d’Italia. Anche lui ha fatto peggio di Parisi cinque anni fa. La sostanza, però, è che il centrodestra prende sempre gli stessi voti. 934mila oggi con Rocca, 964mila 5 anni fa con Parisi. Prendere 30mila voti in meno è irrilevante quando il tuo competitor ne prende 600mila in meno.

I sondaggi difficilmente sbagliano. E viene da pensare, numeri alla mano, che in fondo l’astensione fa comodo a chi verrà eletto ed è una punizione per chi perde.

A Velletri il centrodestra ha fatto le primarie. Chi le ha vinte?

La Lega si è stretta intorno al suo candidato e ha portato a casa il 15%. 1800 voti per Bruognolo sono un buon bottino, considerare però che a spingerlo sono stati elettori come D’Agapiti, Greci, Comandini e non solo. Molti di questi nomi furono protagonisti delle Comunali 2018. Il centrodestra è a trazione Fratelli d’Italia ma Righini prende più o meno gli stessi voti del 2018, 1400. Sarà Assessore alla Regione. A Velletri il suo partito arriva al 35%. È un risultato soddisfacente anche a livello personale?

Forza Italia merita un discorso a parte. È organica alla maggioranza, e Tiziana Pepe, compagna di Salvatore Ladaga, totalizza 1300 voti. Non tutti forzisti, però. Romano Favetta, che ha spinto anche Foglio con 634 voti, dà un segnale. Nei voti di FI che in totale va al 12% ci sono anche Patto Popolare, e persino l’Assessore Priori, che si era avvicinato ad Azione. Insomma, il risultato di FI è buono anche per la attuale maggioranza di centrosinistra e fa pensare che il partito di Berlusconi sarà ancora una volta decisivo negli equilibri finali.

Difficile capire come si scioglierà il nodo del candidato a Sindaco.

Nel centrosinistra zero soddisfazioni. L’unica parziale è del Partito Democratico. Senza fare niente e senza portare alcun candidato del territorio, i dem – in cui erano spinti Leodori e Droghei, Lena e Avenali, Mattia, per dirne qualcuno – si confermano secondo partito. I candidati portati superano minimo i 200 voti a testa con il picco di Leodori che arriverà primo a livello regionale. Il 16% è quasi confortante e Pocci, mago delle larghe intese, forse tornerà a sentirsi il favorito per le Comunali nonostante lo scivolone del voto “per la Meloni” (strumentalizzato, si, ma infelice).

Maria Paola De Marchis fa il suo con il Terzo Polo. In una tornata non da ricordare per Calenda e Renzi, Azione a Velletri sfiora il 4% e la candidata prende 264 voti. Forse non saranno completamente soddisfatti i vari Cestrilli, Servadio, Cugini ma il risultato è in linea con l’aria che tira. Stesso discorso per Daniele Previtali dei Verdi, con i suoi 150 voti. Un risultato al di sotto delle attese, forse, ma proporzionalmente in linea.

Da mettere in conto che presentare D’Amato, assessore alla sanità che a giugno scorso dopo che il Sindaco Pocci ha ripetuto fino allo strenuo di lavorare in silenzio, è venuto a presentare un progetto da 28 milioni di euro parlando di Nuovo Ospedale di Velletri mentre i disagi restano e i reparti continuano a soffrire non è stata una mossa geniale agli occhi dei veliterni. Forse anche per questo hanno premiato chi, come a destra, ha ribadito sempre la necessità di riaprire reparti e Punto Nascita. E questo si aspettano i veliterni da chi andrà in Regione, ovvero Righini, Bruognolo e Pepe, qualora dovessero essere eletti tutti e tre. Un qualcosa di rapido e concreto per la sanità pubblica locale.

Discorso a parte per la coalizione della Bianchi con M5S e Polo Progressista. La veliterna Ilaria Usai ha preso molti voti anche fuori città, ma è il risultato della lista a non aver sfondato. Per una sinistra fuori dal centrosinistra e dal PD occorre lavorare ancora, soprattutto a livello locale dove il M5S non ha mai carburato verso i numeri nazionali o romani e la sinistra radicale ha totalizzato poco più di 200 voti fra le due candidature di Pecorilli e Rinaldi.

Insomma, il centrodestra deve trovare la quadra, il centrosinistra dovrà scendere in campo attivamente e gli outsider non mancheranno come non si possono escludere diaspore e spaccature. Ma il voto delle Regionali non è stato stravolgente per Velletri al di là della innegabile vittoria di Rocca, sul piano percentuale di gran lunga più netta tra gli elettori veliterni – meno del 40% degli aventi diritto – e quelli della Regione tutta. Il centrodestra adesso può lanciare la volata per tornare al governo cittadino dopo 15 anni.