Registrando le minacce si può ottenere la condanna dello stalker

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Una donna tormentata dall’ex compagno, costretta a versare denaro per essere lasciata in pace, registra con il telefonino le loro conversazioni, lo denuncia e ottiene la sua condanna per stalking e tentata estorsione.

La Cassazione ha confermato che la registrazione fonografica di un colloquio telefonico è prova documentale rappresentativa di un fatto storicamente avvenuto, pienamente utilizzabile nel procedimento a carico dell’altro soggetto che ha preso parte alla conversazione. Contrariamente all’intercettazione, la registrazione fonografica di un colloquio svoltosi tra presenti o mediante strumenti di trasmissione, costituisce, “una forma di memorizzazione fonica di un fatto storio, della quale l’autore può disporre legittimamente, anche a fini di prova”.

VICENDA GIUDIZIARIA

L’uomo denunciato dalla ex compagna che veniva tormentata, è stato condannato dal primo giudice per stalking e tentata estorsione sulla base di un audio riferibile ad una conversazione con la vittima. La sentenza viene appellata e nel giudizio d’appello la Corte territoriale acquisisce anche la testimonianza della parte offesa la quale “ha dichiarato di aver modificato le proprie abitudini di vita causa dei pedinamenti subiti tali da generare la paura di ritrovare l’uomo davanti casa e di essere aggredita, sia pure solo verbalmente, per strada, come peraltro affermato dallo stesso imputato nei messaggi in cui ammetteva di aver avuto comportamenti inadeguati chiedendone scusa”.

La Corte di appello, pertanto, conferma la piena utilizzabilità del file, senza la necessità del deposito del telefono con cui la registrazione è stata effettuata, trattandosi di una semplice memorizzazione fonica di un “fatto storico” e quindi, come tale, perfettamente utilizzabile quale prova documentale. L’uomo fa quindi ricorso in Cassazione lamentando, tra le altre cose, la genuinità della traccia audio ignorandosene la provenienza per la mancata acquisizione del telefono con il quale è stata effettuata la registrazione.

REGISTRAZIONI AUDIO UTILIZZATE COME PROVA

La netta distinzione tra intercettazioni e  registrazioni audio, per quanto riguarda la loro acquisizione come prova nel processo penale, deriva dal fatto che le intercettazioni, sono regolate dagli articoli 266 e seguenti del Codice di procedura penale, perché consistono “nella captazione occulta e contestuale di una comunicazione o conversazione tra due o più soggetti che agiscano con l’intenzione di escludere altri e con modalità oggettivamente idonee allo scopo, attuata da soggetto estraneo alla stessa mediante strumenti tecnici di percezione tali da vanificare le cautele ordinariamente poste a protezione del suo carattere riservato”.

Differiscono dalla registrazione fonografica di un colloquio svoltosi tra presenti, da un soggetto che ne sia partecipe; materia regolata dall’articolo 234 del Codice di procedura penale, che consente “l’acquisizione di scritti o di altri documenti che rappresentano fatti, persone o cose mediante la fotografia, la cinematografia, la fonografia o qualsiasi altro mezzo”.

 Per la consolidata giurisprudenza, la registrazione in questo caso, “costituisce forma di memorizzazione fonica di un fatto storico, della quale l’autore può disporre legittimamente, anche a fini di prova nel processo”.

Le registrazioni o le chat possono essere acquisite in Tribunale attraverso la cosiddetta “copia forense” del cellulare o del pc senza deposito del dispositivo. Si tratta dell’acquisizione di documenti in formato digitale tramite una copia “bit per bit” da un dispositivo di memoria ad un altro.

È una pratica che viene effettuata da un tecnico informatico e che garantisce la autenticità della riproduzione.La copia forense rappresenta la modalità corretta per produrre dati informatici in un procedimento giudiziario in quanto permette a tutte le parti coinvolte di verificare l’attendibilità dei dati ed evitare disconoscimento di prove informatiche.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

Con la sentenza numero 22484 del 4 giugno 2024, la seconda sezione penale della suprema Corte ha confermato la condanna dell’uomo per i reati di atti persecutori e tentata estorsione. Le osservazioni della difesa dell’uomo sono state ritenute infondate ed inammissibili in considerazione del fatto che a seguito della pronuncia delle Sezioni Unite (SS.UU. 36747/2003), la giurisprudenza è consolidata e concorde nel ritenere che la registrazione fonografica di conversazioni realizzate clandestinamente da persona partecipe alle comunicazioni, è prova documentale disciplinata dall’articolo 234 c.p.p. (cfr. Cassazione 31342/2011 – Cassazione 16986/2009 – Cassazione 14829/2009).

Scrivono i Giudici che “l’acquisizione al processo della registrazione può legittimamente avvenire attraverso il meccanismo di cui all’articolo 234, comma 1, c.p.p., che qualifica come documento tutto ciò che rappresenta fatti, persone o cose mediante la fotografia, la cinematografica, la fonografia o qualsiasi altro mezzo“. Infatti, il nastro contenente la registrazione non è altro che la documentazione fonografica del colloquio. Esso integra quella prova che diversamente potrebbe non essere raggiunta, e può rappresentare una forma di autotutela e garanzia per la propria difesa.

In particolare, ribadiscono i Giudici, “non è riconducibile alla nozione di intercettazione la registrazione fonografica, anche operata clandestinamente, di un colloquio svoltosi tra presenti, da un soggetto che ne sia partecipe o, comunque, sia ammesso ad assistervi, costituendo una forma di memorizzazione fonica di un fatto storio, della quale l’autore può disporre legittimamente, anche a fini di prova“.

Ritenendo quindi del tutto lecita ed utilizzabile la prova così come è stata acquisita e prive di pregio le altre argomentazioni prevalentemente di carattere procedurale, il ricorso è stato respinto e la condanna confermata.