Revoca patente anche senza etilometro: bastano elementi sintomatici

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Commento questa settimana una sentenza della Cassazione che ha suscitato molte perplessità ed è stata molto criticata dagli avvocati penalisti, che la ritengono in contrasto con il principio di legalità. Sostanzialmente ha stabilito che lo stato di ebbrezza si può constatare anche senza l′etilometro. Nel senso che può essere rilevato non necessariamente dall’alcoltest, in quanto esso può essere dedotto da “adeguati elementi obiettivi e sintomatici”. Nel caso di specie: “la presenza all’interno dell’abitacolo di un forte odore acre di alcol, dallo stato comatoso e di alterazione manifestato dal conducente alla vista degli operanti, nonché dalla assoluta sua incapacità di controllare l’autoveicolo in marcia e di rispondere alle domande rivoltegli dagli agenti”.

VICENDA GIUDIZIARIA

La vicenda giudiziaria trae origine dal caso di un automobilista che veniva condannato prima dal locale Tribunale e poi dalla Corte d’Appello di Brescia alla pena di 6 mesi di arresto ed ammenda di 1.500 euro, oltre alla sanzione amministrativa accessoria della revoca della patente di guida, in quanto riconosciuto colpevole del reato di cui all’articolo 186, commi 2, lettera c) e 2-bis, decreto legislativo del 30 aprile 1992, n. 285, per avere provocato un sinistro stradale mentre guidava con un tasso alcolemico superiore ai limiti di legge.

Seppure non nell’immediatezza, veniva comunque sottoposto a controllo da parte degli Spedali Civili di Brescia, dal quale risultava un tasso alcolemico di 3,69g/l, superiore al limite stabilito di 1,50g/l.

La sentenza veniva impugnata con ricorso in Cassazione per far valere il fatto che gli agenti intervenuti non avevano utilizzato nell’immediatezza del sinistro gli strumenti alcoltest per verificare la quantità di alcol presente nel sangue del conducente (solo successivamente rilevata dal personale sanitario dell’ospedale).

Secondo il legale del ricorrente, lo stato di ebbrezza e il tasso alcolemico non sono stati accertati con le modalità previste dalla legge. Viene contestato l’accertamento effettuato in ospedale perché il suo assistito non era stato avvisato della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia.

In altre parole, la sussistenza dello stato di ebbrezza basato su elementi sintomatici, sostiene il legale sarebbe in contrasto con il principio di legalità, il quale obbliga per tali accertamenti, ad avvalersi dell’etilometro che è finalizzato a ottenere la prova legale del reato commesso.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

Commentando quanto ha stabilito la Cassazione, qualche avvocato penalista ha trovato aberrante, per violazione dei diritti delle persone imputate in procedimenti penali, il fatto che sia stato possibile condannare un automobilista per il reato di guida in stato di ebrezza senza necessità dell’alcoltest. L’argomentazione dei giudici (di merito e di legittimità) può sembrare invece ordinaria, anzi sensata, ai comuni cittadini utenti delle strade che desiderano viaggiare in sicurezza, senza incontrare persone ubriache alla guida.

Vediamo cosa ha stabilito la Cassazione, che ha sostanzialmente confermando quanto avevano deciso i giudici di merito ed altri giudici di legittimità in precedenza.

Con la Sentenza n. 20763 depositata lo scorso 27 maggio, la quarta sezione penale della Corte di Cassazione ha, preliminarmente, dichiarato l’inammissibilità del ricorso, ritenendo i motivi dedotti “palesemente generici oltre che privi di adeguato confronto con le argomentazioni poste a sostegno della decisione impugnata”. Una decisione, quella del giudice dell’appello, ritenuta dai giudici di legittimità “lineare e congrua, oltre che priva di contraddizioni evidenti”. Non sottoponibile al sindacato di legittimità con “argomenti meramente reiterativi di censure già sviluppate nel giudizio di appello”.

Nello specifico, la Corte ricorda che, come da consolidata giurisprudenza, l’indicazione in sede normativa del metodo scientifico per la rilevazione del tasso alcolemico, mediante il ricorso al cosiddetto alcoltest, si giustifica in relazione alla necessità di dotare il giudice di indici di valutazione caratterizzati dal minor grado possibile di soggettività e arbitrarietà, ma “non introduce una prova legale”. (in tal senso Cass. Pen., sez. IV, 16/1/2015, n. 2195).

Non essendo prevista espressamente una “prova legale”, ne deriva che “lo stato di ebbrezza può essere provato e accertato con qualsiasi mezzo”.

Quindi, per il principio del libero convincimento, “il giudice può desumere lo stato derivante dall’influenza dell’alcool da qualsiasi elemento sintomatico dell’ebbrezza, così come può anche disattendere l’esito fornito dall’etilometro, sempre che del suo convincimento fornisca motivazione logica ed esauriente” (in tal senso, tra le ultime, Cass. Pen., sez. IV, 5/2/2020, n. 9210).

Ne consegue che, in mancanza di un valido esame alcolimetrico, “il giudice può trarre il proprio convincimento in ordine alla sussistenza dello stato di ebbrezza dalla presenza di adeguati elementi obiettivi e sintomatici che, nel caso di specie, sono stati individuati nello stato comatoso e di alterazione manifestato dall’indagato alla vista degli operanti, che risulta riconducibile a un uso assai elevato di bevande alcoliche – superiore alla soglia di 1,50 g/l – per come evincibile dalla riscontrata presenza di un forte odore acre di alcol, nonché dall’assoluta incapacità di controllare l’autoveicolo in marcia e di rispondere alle domande rivoltegli dagli agenti di P.G”.

CONCLUSIONE

La Corte, non stabilisce affatto come si è letto sui giornali, che l’alcoltest non serve più per l’accertamento del reato di cui all’articolo 186 del Codice della strada. ma riafferma un “razionale” principio secondo il quale, in mancanza di accertamenti tecnico-scientifici, è consentito stabilire l’eccessiva assunzione di alcool dalla presenza di circostanze sintomatiche che possono essere soggettive o oggettive.

In particolare si tratta di indicatori che possono riguardare:

le condizioni del guidatore: odore alcolico del respiro, rossore al viso, occhi lucidi, linguaggio sconnesso, difficoltà di espressione verbale e di coordinamento motorio, tono di voce immotivatamente alto, eloquio sconnesso, andatura barcollante, forte euforia, stato confusionale, eccessiva sudorazione, respirazione affannosa.

le modalità di guida: imprudenze varie, come andatura a zigzag, immotivati e improvvisi scarti laterali, uso improprio dei dispositivi luminosi, reazioni inconsulte e scoordinate all’intimazione dell’alt con tono di sfida verso gli agenti del traffico ecc.

Titoli sensazionali a parte, la Cassazione ha confermato quanto già era stato stabilito nel passato: la prova del reato di guida in stato di ebbrezza può anche avvenire sulla base di elementi sintomatici.