“Rispettoso ossequio”

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Sacra Famiglia

Testo

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore—come è scritto nella legge del Signore: Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore — e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:

«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele». Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione — e anche a te una spada trafiggerà l’anima» (Lc 2,22–35).

Commento

Per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi. Il Salvatore del mondo, il Figlio di Dio nasce presso una famiglia modesta, e modesto è il sacrificio di due tortore o di un paio di colombe dovuto per la presentazione del primogenito al tempio: alla famiglia di Nazaret viene applicata la norma dei poveri. La povertà, che non è lo stato di miseria, crea un alone di rispettoso ossequio attorno alla intimità di un nucleo familiare che si confonde nel tempio con ben altra gente. La povertà che vive delle cose essenziali, senza l’angoscia di possedere tutto, anche la luna, non conosce il vergognoso meccanismo degli intrallazzi e non respira l’aria pesante degli imbrogli. La povertà vera è libertà.

E mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge.

I poveri non sono contro la legge, specie quando la legge li invita a compiere atti di condivisione nei confronti di chi possiede meno. L’ingiustizia, perciò, che spesso deriva dalla trasgressione della legge, attecchisce abbondantemente in casa dei ricchi. Chi in uno stato di diritto paga regolarmente le tasse è povero, pur avendo a sua disposizione ingenti risorse. Chi crea lavoro e benessere a vantaggio dei meno fortunati, è  povero, se le sue risorse non sono frutto di prepotenze, di ricatti vergognosi, o, peggio, di furti reiterati.

Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione.

Gesù sarà segno di contraddizione perché svelerà i pensieri dei poveri, degli emarginati, delle vedove, delle meretrici, delle adultere, dei pubblicani, dei lebbrosi, delle emorroisse, dei ladroni. Gesù sarà segno di contraddizione, e per questo morirà in croce, perché ai potenti preferì i deboli, ai sani i malati, ai santi i peccatori, alle alte gerarchie l’umile povera gente, agli interessi di Cesare l’amore del Padre. Gesù è stato e continua ad essere segno di contraddizione ancora oggi nelle vesti sdrucite di quei quattro cristiani o preti che danno voce agli omosessuali, compatiti sì, ma non rispettati nella loro condizione di normali esseri umani; ai divorziati, accolti sì, ma discriminati nell’atto di fraterna ed eucaristica condivisione.