Storie di calcio: la prima di Marco Marini con la fascia da capitano della Vjs Velletri

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Si può scegliere di coltivare un sogno, a qualunque dimensione. Con le DAZN, Sky, Premium, Infinity e chi più ne ha più ne metta molti ragazzi si avvicinano al calcio inneggiando alla gesta di campioni dal conto a infiniti zeri, provando poi a mettere in pratica – nel giardino di casa o nel campetto da calcio del quartiere – la rovesciata, il tiro a giro, il dribbling. Il calcio unisce, aggrega, crea spirito di emulazione ma spesso fa perdere di vista la realtà.

È in questo labile confine, tra le speranze e la quotidianità, tra l’utopia e l’educazione, che lavora la Vjs Velletri. Nata negli anni Trenta, e con questa denominazione dal 1955, sta finalmente provando a uscire dalle terribili ragnatele di un passato glorioso che più viene preso a esempio e più si distanzia dall’oggi risultando ineguagliabile. Merito e competenza del presidente, Stefano Di Crescenzo, e del direttore generale, Matteo Moscato. Due uomini di poche parole e soprattutto poco avvezzi ai voli pindarici. Non parlano mai di promozione, né di Serie D o professionismo. Magari sognano di poter vedere il loro lavoro dare frutti insperati e in tempi brevi, ma non lo dicono. Anzi, puntano tutto sulla Scuola Calcio, cercando di lavorare bene sulla formazione di tecnici e ragazzi per rendere il settore giovanile una scuola di vita a cui tutti si sentono di appartenere con diritti e doveri.

La Vjs Velletri del 2023 non pensa più a quando sfiorava la Serie C portando 8000 persone allo Stadio, la domenica. Si fa invece forte del lavoro di un tecnico, mister Stefano De Massimi, che da cinque anni siede sulla panchina rossonera e crede nella metodologia tecnico-tattica applicata. Quest’anno la squadra è seconda in classifica, in un’appassionante lotta a due per il primato. E per la prima volta, nella vittoria contro il Testaccio, la fascia di capitano l’ha indossata Marco Marini, uno dei giocatori più forti che la città di Velletri abbia sfornato nell’ultimo decennio.

Marini ha iniziato una carriera brillante, proprio col settore giovanile rossonero. Un infortunio grave – il cui video, brutto da vedere, è ancora disponibile su Youtube – gli rallenta l’ascesa, forse era un predestinato al professionismo. O forse no. Ma non importa. Marini torna sui campi da gioco, ricomincia da zero, continua a giocare per divertirsi con le squadre della propria città o dei paesi limitrofi. Ha carisma, tecnica, capacità di lettura delle situazioni e fisico. È sempre un lusso per la categoria in cui milita. E nell’estate scorsa torna alla Vjs Velletri, accolto tra il giubilo dei tifosi dato che è reduce da una trionfale cavalcata con vittoria del campionato a Lariano.

Tornare nello storico club veliterno è un sogno che si realizza, ma i sogni spesso si raddoppiano: nella partita tra Vjs Velletri e Real Testaccio Marco Marini ha indossato per la prima volta la fascia da capitano, e insieme ai compagni e agli avversari è stato accompagnato dai ragazzi della Scuola Calcio in campo.  “Mentre ci siamo fermati a centrocampo”, racconta, “ho detto a Mattia (un ragazzo della Scuola Calcio, figlio del presidente, ndR) che tra qualche anno voglio vederlo al mio posto, con la fascia, in prima squadra. Lui ha sorriso e si è emozionato. È giusto che i ragazzi coltivino questo sogno come l’ho fatto io sin da piccolo”. “Era la prima volta”, dice Marco Marini, “da capitano della Vjs Velletri. Quando ho iniziato a giocare non sognavo che questo, quindi a 34 anni posso dire di aver realizzato un sogno che spero portino dentro anche i ragazzi della Scuola Calcio. Siamo una famiglia, per noi è un onore rappresentare anche i bambini sul terreno di gioco”.

Questa è la vera essenza del pallone: avere dei sogni veri, non conta la categoria e neanche il blasone. Credere in qualcosa significa dare tutto per ottenerla. Questo è il vero insegnamento che un gioco come il pallone, sempre più affine a varie forme di pensiero filosofiche, può dare. Sia in Prima Categoria che in Champions League.