Un appello per l’ex Chiesa e Convento di S. Francesco: intervista a Maria Paola De Marchis

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La Chiesa di San Francesco è protagonista dell’estate veliterna sotto lo ‘slogan’ “Costruttori di futuro”. Maria Paola De Marchis, dell’Associazione Calliope, ha rilasciato in esclusiva al nostro Giornale un’intervista in cui – ripecorrendo le tappe della storia del complesso edilizio di S. Francesco – auspica una concreta svolta per quell’area, che ha enormi potenzialità. In tal senso un appello, con raccolta firme, è stato lanciato proprio in questi caldi giorni di luglio e l’obiettivo è far pervenire al primo cittadino Ascanio Cascella la tangibile testimonianza della cittadinanza che chiede a gran voce il recupero del complesso.

Prima di andare nel dettaglio della vostra proposta, un passo indietro: cosa rappresentava la Chiesa di S. Francesco e qual è la sua storia, in breve? 

Bonaventura Teuli dice che nel luogo dove adesso c’è il rudere del Convento di San Francesco con la Chiesa annessa c’era l’Abbazia Benedettina di San Rufo. Poi con il passaggio di San Francesco a Velletri nel suo viaggio verso Napoli divenne un convento francescano che rappresentò per tanto tempo il centro della vita religiosa, culturale e politica di Velletri. Vi fu sepolto Mancinelli e ci studiò Bonifacio VIII. Questo in breve perché tanto si potrebbe dire su ciò che successe dal 1200 ai giorni nostri passando per terremoti, ricostruzioni, dismissioni, utilizzo come caserma dei Carabinieri e casa per gli sfollati dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Ne abbiamo parlato con Bruno Pallotti che ci ha messo a disposizione testi antichi e preziosi e uno splendido acquerello nell’incontro del 5 luglio.

Calliope si batte da sempre per riportare la struttura agli antichi splendori: qual è l’idea che avete in mente per restituire alla comunità la Chiesa e il Convento? Cosa dovrà diventare? 

In innumerevoli convegni abbiamo per anni indicato un percorso per il recupero e una destinazione d’uso che avrebbe dato prestigio a questa città e contribuito al suo sviluppo economico e culturale. Abbiamo sempre pensato che l’approvazione in Consiglio Comunale di mozioni e delibere potesse costituire un percorso di realizzazione possibile di quanto suggerito ma ci siamo sbagliati. Non continueremo a fare lo stesso errore. Adesso siamo concentrati sull’obiettivo di evitare che vada perduto il lavoro di restauro effettuato durante la prima legislatura di Fausto Servadio. Nella Chiesa ci sono pericolose infiltrazioni di acqua che hanno già rovinato l’intonaco, non ci sono i servizi igienici, non c’è la pavimentazione. Bisogna intervenire con urgenza per avere una sede espositiva adeguata.

Quali problemi a livello burocratico si sono succeduti negli anni? 

Non ci sono stati problemi burocratici ma una volontà politica che è mancata nonostante gli impegni formali. Come testimoniano gli atti del Consiglio Comunale mi sono sentita persino accusare di conflitto di interessi…

L’Amministrazione, passata e presente, ha fatto e può fare qualcosa di concreto? 

Come ho detto le Amministrazioni passate hanno fatto qualcosa; Servadio ha fatto un primo restauro della Chiesa e una delibera di giunta, Pocci una delibera di Consiglio ma nulla di definitivo e comunque tutti gli atti erano relativi al contenuto e non al contenitore. Cosa farà questa amministrazione è ancora presto per dirlo.

Avete lanciato adesso un appello: di che si tratta? 

Abbiamo chiesto ai cittadini e ai visitatori di aiutarci a chiedere all’Amministrazione di ultimare il restauro della Chiesa sottoscrivendo con noi la richiesta. Raccoglieremo le firme fino a settembre poi le consegneremo al Sindaco Cascella e aspetteremo le sue decisioni.

Come immagina il complesso di S. Francesco tra 10 anni?

Dipenderà dall’impegno e dalla volontà dei cittadini e dell’Amministrazione. Noi ci auguriamo che almeno su questo sia possibile avere un’unità di intenti e la collaborazione di tutti avendo come unico obiettivo il bene per questa città.