Velletri 2030: “Il clima sta cambiando, perché noi no?”

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La locuzione “Il Clima sta Cambiando, perchè noi NO?” tanto cara alle nuove generazioni dovrebbe farci riflettere sul nostro stile di vita, troppo spesso incentrato sulla ostentazione di ricchezza e benessere, a sfavore di cultura e conoscenza.

Il tema non  è nuovo. Andando indietro di qualche anno, si può rintracciare un articolo di Emanuela Borri del 17 Settembre 2019, pubblicato dal giornale online Felicità Pubblica dal titolo “La Terra sta cambiando, perchè noi no” che tra l’altro scrive: “…… E’ imprescindibile sviluppare un approccio sistemico alla gestione di queste problematiche ambientali. E i consumatori per primi devono iniziare a contribuire notevolmente, e comprendere in maniera consapevole come utilizzare il potere di acquisto, attraverso una radicale modifica dei regimi alimentari, per aiutare ad invertire la tendenza del clima attraverso una sostanziale riduzione del consumo……… La priorità assoluta, è di agire verso tante direzioni per dare forza al “green new deal” (in italiano Nuovo Patto Verde). E soprattutto ascoltare il grido di allarme della grande mobilitazione mondiale di giovani contro il cambiamento climatico affinché un’intera generazione non rischi di assistere all’inizio dell’estinzione anche dell’homo sapiens…..”

In un articolo più recente di Francesca Pia Nastri, dal titolo “Il clima sta cambiando, perchè noi no?” pubblicato il 14 Novembre 2022 dal giornale online ThePennyroyalTea sullo stesso tema scrive:“…… Sfortunatamente le soluzioni che avrebbero un maggior impatto nella risoluzione del cambiamento climatico sono anche le più difficili da attuare. Basti pensare all’installazione di pannelli solari o all’utilizzo di auto elettriche, dispositivi di cui possono usufruire soltanto le persone più abbienti, tenendo soprattutto in considerazione il rincaro dei prezzi dovuto alla guerra e la difficile situazione economica che stiamo attraversando. In queste circostanze così complesse, gli Stati dovrebbero intervenire per offrire supporto economico e per attuare degli espedienti effettivi, invece sembra che i leader mondiali si siano arresi dinanzi al cambiamento climatico……..Purtroppo, senza avere il supporto necessario e un’alleanza coesa da parte dei vari Stati volti alla reale risoluzione del problema, tutte le azioni compiute da ognuno di noi, finanche quelle messe in atto con più laboriosità, risulteranno prive di efficacia a lungo termine…….”

Allora che fare? Consapevoli del fatto che al punto in cui siamo arrivati qualunque accorgimento si voglia adottare avrà risultati concreti tra decenni, bisognerà realisticamente parlare di “adattamento ai cambiamenti climatici” inquadrando il fenomeno in tutti gli aspetti, lavorando contemporaneamente sulle tre dimensioni della sostenibilità: ambientale, sociale ed economica. Serve un approccio sistemico, che vada oltre le solite “bandierine” per presidiare l’una o l’altra dimensione. Purtroppo, oggi molto spesso sono ancora differenti le Istituzioni responsabili di queste tre dimensioni, e anche nella stessa Istituzione le responsabilità sono demandate a Dipartimenti diversi che spesso non si parlano. Guardare soltanto ad una dimensione, prevalentemente quella ambientale piantando alberi, non è sufficiente. Bisogna valutare l’impatto sociale derivante dall’azione che si vuole mettere in campo. C’è poi la dimensione economica, ogni investimento deve essere valutato per gli aspetti di impatto ambientale. Nel PNRR esiste una clausola di valutazione dei progetti molto precisa, il principio Do No Significant Harm (DNSH), che prevede che gli interventi previsti non arrechino nessun danno significativo all’ambiente. Le Banche, prima di concedere un finanziamento, oltre alla valutazione economica chiedono anche una valutazione di impatto ambientale, la famosa ESG (Environmental, Social, Governance). E in tutto questo l’innovazione tecnologica che può fare? Può aiutare a rendere tutti i processi più eco-compatibili, ma non potrà da sola risolvere il problema dei cambiamenti climatici in atto. Morale, il futuro è incerto. L’interazione tra cambiamenti climatici e pressioni antropogeniche è evidente: resta da capire quali strategie si dovranno utilizzare per arginare il fenomeno e, soprattutto, quanto velocemente bisognerà metterle in campo. Non esiste una soluzione globale. Ogni territorio ha le sue pecularietà. Anche Velletri. C’è necessità di un coordinamento sul tema “Il territorio e lo sviluppo sostenibile”, nonché di un quadro sul posizionamento del Comune di Velletri rispetto ai 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile.

Sandro Bologna
Presidente Velletri2030