Velletri, cura dell’ambiente e civiltà di un popolo

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Esiste un vecchio adagio tedesco che recita pressappoco così: la civiltà di un popolo si misura dalla sua capacità di conservare i suoi beni, le sue tradizioni e la sua cultura e di saper tramandare tutto ciò alle successive generazioni; ma questo patrimonio di beni e cultura, oltre che essere costituito da biblioteche, musei, testimonianze architettoniche e della tradizione artistica e letteraria, consiste anche nei parchi, nei giardini, nelle foreste, nei fiumi, nei laghi, nelle montagne e in tutto ciò che costituisce l’ambiente ove vive quel popolo e le sue genti, senza il quale quel popolo stesso non avrebbe potuto costruire la sua storia e la sua stessa esistenza.

Per le popolazioni dell’Europa germanica e scandinava, la civiltà di un popolo è anche, e di sicuro primariamente, civiltà dell’ambiente: civiltà di boschi, di foreste di paesaggi montani e di campagne. Ecco perché, se mai vi troverete a fare un viaggio oltralpe, attraversare Austria e Germania, fino ad approdare nei Paesi scandinavi, troverete sempre una costante del paesaggio: una campagna ben curata, un ambiente pulito ove una discarica abusiva è roba dell’altro mondo, totalmente inimmaginabile, un rispetto costante e spiccato per la cura del paesaggio. Questa costante è una peculiarità anche della tradizione inglese: l’immagine della classica campagna inglese ben curata, pulita ed ordinata, è tanto proverbiale quanto veritiera.

La Germania, Paese nel quale ho vissuto, studiato e di cui apprezzo tradizione e cultura, è anche un Paese di grande tradizione tecnica, scientifica e quindi industriale: l’impatto di almeno due secoli di intensa industrializzazione sul territorio tedesco sarebbe stato a dir poco devastante se ad un certo punto non vi fosse stata una lungimiranza dettata dall’amore per l’ambiente e dalla comprensione del valore della sua salvaguardia. Ecco perché, attualmente, è possibile incappare sul territorio tedesco in vecchi siti industriali dismessi, i quali, opportunamente recuperati, ristrutturati o modificati nella loro destinazione d’uso, sono divenuti poli museali e addirittura vere e proprie oasi ambientali ricostruite, ove svariate specie floreali ed arboree prosperano e trovano anche dimora diverse specie faunistiche, soprattutto avicole. Questo è un chiaro esempio di cultura di recupero del territorio.

Ho ritenuto opportuno premettere tutto ciò per un tanto utile quanto illuminante paragone con la situazione italiana: un abbondante 25% del territorio del nostro Paese (caso unico al mondo!) si presenta deturpato, se non irrimediabilmente devastato, da cementificazione selvaggia, siti e capannoni industriali in disuso e totale abbandono, discariche più o meno abusive, alvei di corsi fluviali soffocati da opere di urbanizzazione e strutture di cemento proprio lì dove non avrebbero mai dovuto sorgere; intere aree disboscate, alterazione quanto mai arbitraria e criminale dei caratteri orografici di intere zone con conseguente grave nocumento anche per la stabilità idrogeologica del territorio coinvolto.

In Italia esistono milioni di unità immobiliari sfitte o comunque non occupate; esistono strutture in disuso che, opportunamente recuperate e ristrutturate, potrebbero offrire ulteriori alloggi o divenire sedi per servizi di pubblica utilità (come biblioteche, sedi per associazioni culturali e di volontariato, centri per anziani, punti di incontro ed ascolto e tanto altro). Tenuto anche conto che la popolazione italiana sta ormai andando incontro ad un marcato declino demografico che, nella migliore delle ipotesi, nel prossimo mezzo secolo la vedrà ridotta a meno di quanto fosse nel secondo immediato dopoguerra, una ulteriore cementificazione del territorio è scelta quanto mai folle, scellerata e criminale: l’Italia non ha bisogno di nuove case, ha bisogno altresì di un vasto ed intensivo piano di recupero di superficie naturale e di riforestazione.

Anche nel nostro territorio dei Castelli Romani abbiamo non di rado assistito a condotte criminali, come testimoniato dalla presenza di discariche abusive nelle stesse aree boscose ed il taglio più o meno abusivo di vegetazione arborea anche di un certo pregio. Si è anche assistito a scelte a dir poco figlie di una politica farabutta e scellerata, come l’abbattimento del tutto gratuito e selvaggio di alberi d’alto fusto, anche secolari, per far posto a parcheggi ed altre inutili strutture: vere offese che si sarebbero potute risparmiare al nostro territorio. La città di Velletri, ad esempio, ha subìto sin dal secondo dopoguerra una ricostruzione portata avanti con metodo selvaggio, incurante della storia, delle tradizioni locali e delle peculiarità ambientali, trasformandosi così in anonima città di “fast food”, parcheggi e centri commerciali, negando così alla stessa popolazione residente e soprattutto giovanile la possibilità di avere sani luoghi di ritrovo, aree verdi decenti ove praticare attività sportive, ove incontrarsi, socializzare, parlare e confrontarsi. Non ci si rende conto così, oltre che un grave nocumento per l’ambiente, si è cagionato un grave danno per lo stesso tessuto sociale ove alienazione, solitudine e depressione sono mali peculiari delle nuove generazioni. È dato acclarato, infatti, che nelle città europee più ricche di verde, parchi e giardini, la qualità della vita è migliore non solo per l’ambiente più sano e l’aria più pulita, ma anche perché il tasso di criminalità è ridotto, la speranza di vita media è più lunga e i casi di aggressività, depressione e suicidio sono cosa rara.

È ormai chiaro il quadro di ciò che si vuol trasmettere con quanto sin qui esposto e solo un troglodita, un minorato mentale o chi vive in un mondo fatto di mera malafede non può o non vuole comprendere.

Questa lezione è stata ben recepita e fatta propria da un gruppo di “Cittadini Attivi” di Velletri, i quali si sono prodigati nel piantumare, in occasione della ricorrenza della festa dell’albero, cinque lecci nel giardino sito in prossimità di Largo Peppino Impastato, giardino totalmente curato e ripulito dagli stessi, altrimenti destinato all’abbandono e a divenire discarica dei rifiuti abbandonati abitualmente dai frequentatori dei non lontani locali di “fast food”. Questi Cittadini Attivi si sono già industriati per munire ogni albero di un paletto sul quale facilitare il montaggio di una targa in legno. Infatti tutto ciò è stato realizzato in attesa che altrettanti Istituti Scolastici veliterni ne prendano la paternità, apponendo una apposita targa a memoria della cura dedicata da parte degli stessi studenti nel comprendere il valore di una fattiva azione di riforestazione urbana, riqualificando un’area sottratta ad un altrimenti ineluttabile degrado. Sarà cura degli stessi Cittadini Attivi seguire successivamente gli studenti nelle varie tappe di un cammino improntato all’educazione ambientale, alla comprensione che il verde è irrinunciabile fonte di vita e che l’intelligenza e la civiltà di un popolo si misura anche e soprattutto dall’amore, dal rispetto e dalla cura che quello stesso popolo manifesta nei confronti del proprio territorio. A questo punto, che ognuno si senta libero, spontaneamente, di adottare un albero ed eventualmente apporvi vicino una targa su un paletto, dando così testimonianza di un proprio impegno civico e civile.  Chissà se l’intelligenza e il grado di onestà dei nostri politici ed amministratori locali sarà in grado di recepire e far propria con azioni concrete questa grande lezione come ha fatto quel gruppo di Cittadini Attivi che con il loro impegno e la loro opera hanno dimostrato di essere uomini liberi degni di questo nome!

Lucio Allegretti