Velletri, le zitelle velletrane tornano ad accompagnare la processione della Madonna della Carità

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Era il 2 Settembre del 1989 quando il gruppo delle Zitelle Velletrane usciva per la prima volta in processione. La processione era quella della Madonna della Carità, la cui bella immagine dipinta da Antoniazzo Romano è gelosamente custodita dai confratelli dell’Arciconfraternita della Carità Orazione e Morte. A distanza di 34 anni da quella data e dopo sei anni di assenza, sabato 2 Settembre, il gruppo fondato da Giulio Montagna torna in processione riprendendo da dove tutto ebbe inizio la sua attività.

Attività sospesa nel 2017 quando le Zitelle presero parte alla processione della Madonna delle Grazie per l’ultima volta. Questo ritorno era atteso da troppo tempo. Grazie alla sinergia tra il presidente della Fondazione Museo Luigi Magni e Lucia Mirisola, Alessandro Filippi, e Nadia Pontecorvi, succeduta a Giulio Montagna alla guida del gruppo, durante quest’estate è stata svolta una capillare campagna d’informazione che ha portato ad infondere al gruppo stesso una nuova linfa vitale.

Così i preziosi costumi realizzati dalla costumista Marina Sciarelli – con la consulenza storica ed iconografica del Prof. Clemente Marigliani – riprenderanno nuova vita indossati da nuove ragazze che prima incuriosite sono passate al Polo Espositivo Juana Romani dove all’interno della mostra “Le tre C” hanno potuto vedere l’abito della prima e poi hanno accettato di indossarli consentendo così al gruppo di ritrovare le forze necessarie per riprendere a vivere.

Ma cosa sono le Zitelle? Sono quelle ragazze che tra il XVIII e il XIX non potendo avere un matrimonio dignitoso perché di bassa condizione sociale e per sfuggire alla vita monastica e non intraprendere la strada della prostituzione partecipavano all’estrazioni delle “doti” da parte dell’Arciconfraternita del Gonfalone, della Confraternita del Suffragio, di quella della Pietà, del Capitolo della Cattedrale e ultimamente della Cassa Agricola Operaia Pio X (attuale Banca Popolare del Lazio). La dote che si ritirava alla nascita del primo figlio imponeva la partecipazione ad una gara di catechismo e la partecipazione alla Processione del SS.mo Salvatore che si svolgeva a Velletri fino al 1954 la sera del 14 Agosto e la mattina del 15. Invece le ragazze vincitrici della dote estratta dalla Banca Pio X erano obbligate a partecipare alla processione della Madonna delle Grazie.

Questo importante capitolo di storia, attentamente studiato da Giulio Montagna, ha fatto nascere il gruppo delle “Zitelle Velletrane”, che rappresenta uno dei fiori all’occhiello di Velletri. Negli anni molte personalità legate al mondo della cultura veliterna si sono avvicinati a questa importante realtà. Importante il gesto munifico compiuto dal compianto Dr. Marcello Pellegrini, cavaliere del Sovrano Ordine Militare di Malta, Gentiluomo di Sua Santità, Cittadino onorario di Velletri che nel 2007 ha voluto donare alle zitelle un prezioso medaglione con l’effige della Madonna delle Grazie, opera unica realizzata dal compianto scultore Giuseppe Pellegrini e dall’orafo Antonio Marafini.

Si tratta della preziosa eredità morale di Giulio Montagna raccolta come abbiamo detto dalla nuora Nadia, che con lui ha condiviso tutte le fasi della fondazione e il cammino compiuto fino alla sua morte avvenuta nel 2018. Eredità che andava salvaguardata nel profondo rispetto di Giulio e della sua passione per la storia e la salvaguardia delle tradizioni di Velletri. Per questo l’impegno per restituire alla città le zitelle è forte, nella convinzione che Sabato pomeriggio vengano accolte con calore dalla popolazione e al loro passaggio in processione vengano fatte sentire “a casa”.

Oggi si parla continuamente della condizione della donna, basta accendere la televisione per scoprire l’ennesimo femminicidio, oppure qualche storia di violenza troncata in tempo. Proprio in questa ottica era sempre più necessario il ritorno del gruppo, perché esso testimonia l’esistenza di donne che erano costrette a subire dalle famiglie costrizioni come il convento o la strada della prostituzione per arrivare ad un matrimonio dignitoso. Quelle donne sono le stesse di oggi e le zitelle ricordandole fanno una importantissima opera sociale, occupano il loro posto e le fanno parlare dai secoli come a dire “ci siamo state anche noi. Non ci hanno uccise, non ci hanno maltrattate ma ci hanno costrette a fare cose che non volevamo fare. Anche noi abbiamo subito violenza, la stessa violenza che subiscono le donne di oggi”.

Questa deve essere Sabato pomeriggio la condizione con cui prepararsi ad accogliere le ragazze che con le repliche fedeli degli abiti di quelle che tranquillamente possono essere state le loro bisnonne ci richiameranno l’attenzione e il ricordo, perché il valore della memoria è fondamentale.