Velletri, Playground Matteo Fagnani: “Siamo una società in sintonia”

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Passione, competenza e valori umani. Sono queste le caratteristiche di Matteo Fagnani, allenatore e tecnico qualificato del Playground. Fagnani, dopo un passato da calciatore, ha proseguito la sua carriera da allenatore specializzando sempre di più le sue tecniche. 

Matteo Fagnani, ormai è un anno che lavora all’interno del Playground. Quali sono le sue sensazioni della passata stagione e quali per la prossima?

Per quanto riguarda lo scorso anno, considerando che era il primo anno di scuola calcio propriamente intenso al Playground, il bilancio è sicuramente positivo. L’obiettivo era soprattutto quello di creare un’identità tecnica e comportamentale che fosse comune per tutte le componenti della società: i calciatori, lo staff tecnico e dirigenziale e la componente genitoriale; da questo punto di vista mi posso ritenere ampiamente soddisfatto e per la nuova stagione l’obiettivo è quello di proseguire il percorso di crescita iniziato un anno fa. 

Il presidente Serangeli ha speso parole molto belle bei suo confronti, che rapporto ha con i suoi collaboratori e con la dirigenza? 

Devo dire che fin da subito si sono create le giuste alchimie per far sì che si potesse creare qualcosa di significativo. Con il Presidente Claudia Serangeli e con Simone Strappaghetti siamo in sintonia per quanto riguarda gli obiettivi e strategie e questo non è affatto scontato quando si intraprende un nuovo percorso; questo è uno dei motivi che mi ha portato a rinnovare la collaborazione anche per questo anno ed a pensare con fiducia ed entusiasmo alle programmazione delle stagioni prossime. 

Di solito nei suoi allenamenti viene affiancato da ragazzi che stanno imparando tanto da lei. Quanto è importante il loro aiuto e quanto è orgoglioso del loro operato? 

Il fatto di essere affiancato da ragazzi molto giovani è stata una mia precisa richiesta fatta alla società e pienamente condivisa dalla stessa, l’obiettivo era quello di avere allenatori che non avessero un background di competenze tecniche ed organizzative acquisti altrove, per far sì che potessimo sviluppare una metodologia di lavoro più originale possibile. In questo senso, lo scorso anno, abbiamo dedicato tanto tempo alla formazione dello staff tecnico con riunioni periodiche in cui venivano delineati gli obbiettivi e condivise le idee. Ad oggi, devo dire di essere molto soddisfatto della crescita che hanno avuto i ragazzi, crescita che è stata possibile soprattutto per il fatto che parliamo di ragazzi che hanno doti rare dal punto di vista umano, si sono messi sempre a disposizione ed hanno dimostrato sempre grande umiltà, serietà, impegno e soprattutto una forte fama di conoscenza che deve sempre contraddistinguere un buon tecnico soprattutto di attività di base. 

Qual è la sua metodologia d’allenamento? 

Per quanto riguarda la metodologia, l’obiettivo è quello di formare il giovane calciatore in modo olistico, totale, quindi viene posta la massima attenzione a tutti gli aspetti che lo costituiscono: tecnico, motorio, psicologico. Per fare questo la proposta di allenamento non può che essere ludica, variabile, incentrata prevalentemente sugli aspetti tecnici, cognitivi e motorio-coordinativi, con una forte attenzione allo sviluppo delle capacità coordinative ed agli schemi motori di base nel pieno rispetto delle fase di sviluppo del bambino. 

Abbiamo visto che ha una grande empatia con tutti i gruppi che allena, come è riuscito a creare tutto ciò in così poco tempo? 

Sinceramente non lo so. Io cerco di essere sempre me stesso e di rispettare il più possibile i ragazzi cercando di dedicare a tutti le stesse attenzioni, lo stesso impegno e la stessa passione, forse è questo ad essere percepito dai ragazzi e che fa si che mi ripaghino con la stessa moneta. Quello che posso dire: è che una delle cose di cui vado più fiero è che siamo riusciti a creare quella identità comportamentale che ci eravamo posti come primo obiettivo a livello societario: il clima negli allenamenti è spesso sereno e il tutto si svolge in un clima di educazione ed empatia che appunto ci rende orgogliosi.