Da Velletri al binario 18 di Termini, l’odissea dei pendolari: “ma che colpa abbiamo noi?”

Una canzone celebre entrata nell’immaginario collettivo della popolazione italiana recitava “Ma che colpa abbiamo noi?”. Tale interrogativo potrebbe essere virale ed emblematico per descrivere la situazione dei pendolari della linea ferroviaria Roma-Velletri, che al netto delle interruzioni estive per i lavori di potenziamento e delle promesse di miglioramento del servizio continuano a vivere una situazione di estremo disagio dovuta non tanto al numero di corse ma allo stato delle infrastrutture.
La linea ferroviaria risulta satura e non può far fronte all’enorme richiesta di corse e di pendolari. Giova ricordare che al momento anche inserire un solo treno in più, soprattutto nella fascia pomeridiana dalle ore 13 alle ore 20, sarebbe praticamente impossibile, poiché nelle stazioni intermedie c’è frequenza di un treno ogni 15 minuti a direzione alternate, davvero come una metropolitana.
Dove nascono allora i problemi? Se uno dei più atavici discorsi per il miglioramento della tratta riguarda il doppio binario, ipotesi mai presa seriamente in considerazione neanche per un raddoppio parziale nei punti dove la ferrovia attraversa le aperte campagne e non sarebbero richiesti espropri o interventi invasivi a livello urbanistico, l’altro grave problema riguarda senz’altro i passaggi a livello. Davvero troppi per una tratta così breve e con diverse fermate.
Ciliegina sulla torta di questo difficile cammino che i pendolari quotidianamente sono costretti a intraprendere per raggiungere il luogo di lavoro, la scuola, o i servizi della capitale è l’arrivo praticamente sistematico, così come la partenza, delle corse da e per Velletri al binario 18. Il binario è ubicato a 500 metri dal marciapiede principale di Termini e costringe le persone ad una lunga camminata, tra l’altro senza l’ausilio di pedane/passerelle mobili. Già far arrivare i treni da e per Velletri nei binari di testa sarebbe un grandissimo risultato, ma come dire…oltre il danno la beffa, e così spesso dopo ritardi di 15, 20 o più minuti c’è anche la passeggiata allungata per raggiungere la metro o i bus.
La speranza è sempre la stessa, ovvero che le ferrovie facciano un serio investimento che stravolga e migliori effettivamente l’infrastruttura, ma l’impressione va in un’altra direzione: probabile che la concorrenzialità del treno rispetto all’auto resti talmente superiore – con tutti i ritardi e i disagi, considerato il traffico automobilistico di Roma – che non si avverte la necessità di offrire qualcosa in più ai pendolari. E allora si prosegue così, chiedendosi “che colpa abbiamo noi”.










