I danni della pratica della ceduazione nei nostri boschi

Una delle più colossali menzogne, che vengono non di rado fatte circolare ad arte, consiste nell’affermare che la pratica della ceduazione è utile, anzi necessaria, per la salute dei nostri boschi: ciò ha teso a giustificare i metodi di ceduazione portati attualmente avanti sui nostri territori con i procedimenti più scriteriati, aggressivi e brutali. Stiamo assistendo sul territorio del Parco dei Castelli Romani in questi ultimi anni ad un attacco al nostro patrimonio forestale e naturalistico mai visto in precedenza; il tutto con il benestare e l’indifferenza, se non addirittura con l’occhio complice e benevolo, di tutti quegli Enti territoriali (non in ultimo le nostre Amministrazioni) che dovrebbero tutelare il nostro patrimonio ambientale, garantire azioni ed interventi di conservazione, monitorare parametri importanti come la qualità dell’aria e lo stato pedologico ed idrogeologico dei suoli, nonché vigilare onde deprecare qualsivoglia sorta di attività illecita (dall’abusivismo edilizio alle discariche di materiale più o meno pericoloso o comunque nocivo).

Per ciò che concerne la pratica della ceduazione che sta ormai distruggendo il patrimonio boschivo dei nostri Castelli Romani, ecco qui di seguito un elenco dei danni e delle nefaste conseguenze che essa apporta. Innanzitutto osserviamo che la ceduazione (specie se realizzata con gli attuali metodi direi industriali) è una pratica contro natura che non serve a tutelare la salute dei nostri boschi: nell’arco di milioni di anni gli ecosistemi forestali e boschivi si sono evoluti con modalità tali che non prevedono certo l’azione della mano dell’uomo; in una foresta naturale, una foresta vergine, le piante non certo si soffocano l’una con l’altra, ma formano un sistema altamente coordinato, anche fra specie diversissime, così efficiente, che gli stessi moderni biologi tendono a considerare un’area forestale come un vero e proprio unico organismo.

I danni più rilevanti apportati dalla attuale pratica della ceduazione sono i seguenti:
1) notevole distruzione e depauperamento della biomassa verde deputata alle attività fotosintetiche, facendo venire meno una preziosa attività di produzione di ossigeno e sequestro di anidride carbonica;
2) conseguente peggioramento della qualità dell’aria, anche in considerazione del fatto che gli alberi sono efficaci abbattitori di microparticolato e nanoparticolato;
3) impatto dalle conseguenze sovente esiziali sulla biocenosi del sottobosco, costituita quest’ultima da migliaia di specie che vanno dalle tipologie arbustive e floreali fino ai funghi ed ai microorganismi che trasformano materia organica contribuendo ad arricchire la fertilità dello strato di humus;
4) distruzione dell’areale di molta avifauna e fauna terricola che non trova più un ambiente adatto che possa ospitarla;
5) erosione dei suoli, con fenomeni di vera e propria cottura dei terreni (laterizzazione) e conseguente instabilità dal punto di vista idrogeologico;
6) pesante ricaduta negativa sugli aspetti climatologici, dal momento che le aree boschive e forestali sono i migliori regolatori del clima, favorendo per mezzo del meccanismo di pompa biotica il naturale ciclo dell’acqua e di molte altre sostanze importanti per la vita e per la salute dell’intera biosfera;
7) venendo inficiato il ciclo dell’acqua, come da precedente punto, ne consegue un depauperamento delle stesse falde acquifere;
8) l’impoverimento e la conseguente laterizzazione dei terreni, che ne provoca una pronunciata impermeabilizzazione, ostacola la naturale percolazione in falda delle acque di superficie di origine meteorica, contribuendo così ad un ulteriore impoverimento della riserva idrica di falda;
9) il conseguente danno al patrimonio boschivo significa danno paesaggistico con relativa ricaduta in negativo sulle attività turistiche e dei settori economici (alberghiero e ristorazione) con esse correlati;
10) ricaduta in negativo sul valore del patrimonio immobiliare presente, con la svalutazione di unità abitative e strutture ricettive presenti su un territorio non più attrattivo, ormai impoverito delle sue bellezze naturali, afflitto da penuria nelle forniture idriche ed ormai in una situazione economica di sicuro svantaggio per quanto sin qui detto.

Mi fermo qui con questo mio elenco in cui ogni punto che ho citato potrebbe essere approfondito per meglio comprenderne le dinamiche e la possibile evoluzione con tutti gli scenari che ne conseguono. Se non ci si convince di quanto sin qui esposto, ciò significa che si vive in uno stato di totale incoscienza, incapaci di comprendere che il futuro che si prospetta per i nostri territori è tutt’altro che rose e fiori, ma solo quello di un deserto per giunta inquinato e malsano.
Lucio Allegretti










