Con il CAI Velletri incontro con Luca Mazzoleni

Mercoledì 5 marzo 2025 alle ore 19, a Velletri, nella Sala del refettorio presso la Casa delle culture e della Musica (ex Convento del Carmine), in piazza Trento e Trieste, si terrà la presentazione del libro di Luca Mazzoleni “Chi apre serra” (Casa Editrice Ricerche&Redazioni). Nell’occasione sarà proiettato anche il film documentario di Andrea Frenguelli che porta lo stesso titolo. Saranno presenti gli autori.
Luca Mazzoleni, romano, classe 1963, gestisce dal 1988 il più elevato avamposto umano sul Gran Sasso, il Rifugio Franchetti, costruito a 2433 metri fra il Corno Grande e il Corno Piccolo, con vista sul mare Adriatico. Autore di una monumentale guida scialpinistica, Mazzoleni è alpinista, soccorritore e punto di riferimento per tutti quelli che si avvicinano al tetto dell’Appennino.
Nel libro Luca Mazzoleni si racconta, senza filtri, dalle prime scorribande adolescenziali ai suoi 40 anni al Gran Sasso come rifugista. «Quando girai per la prima volta la chiave nella toppa del portone del Duca degli Abruzzi non potevo immaginare che quel gesto lo avrei ripetuto innumerevoli altre volte, lì e poi al Franchetti. In pochi giorni da liceale mi ero ritrovato responsabile di una piccola attività, quasi diroccata è vero, ma che per me era tutto quello che volevo. Quel giorno di inizio giugno spinsi la porta ed entrai, tutto il resto accadde da sé: ero felice e non mi facevo problemi o domande, semplicemente vivevo l’esperienza. Solo pochi giorni prima avevo lasciato il liceo senza progetti e con una capriola repentina la mia vita era andata a legarsi strettamente ai quei due piccoli rifugi sul Gran Sasso. Sono passati tanti anni e continuo a fare il mio lavoro, un po’ affaticato certo, un po’ meno energico e infervorato perché la stanchezza si fa sentiere, ma riesco sempre a godere della bellezza di questi luoghi, dello spettacolo del sole che sorge dal mare al mattino e delle pareti che a sera rosseggiano prima di essere avvolte dall’oscurità della notte. Io mi alzo prima di tutti, verso le 5, scendo in cucina, metto giù il caffè e lo bevo da solo, nel silenzio: l’alba sul mare Adriatico è semplicemente spettacolare.»
Il film è l’occasione di mettere in scena e raccontare alcune delle attività peculiari legate alla gestione di un rifugio di montagna ma anche di tratteggiare la personalità di un uomo che ha dedicato la propria vita alla condivisione della montagna con gli altri: alpinisti o semplici gitanti che siano.
Il documentario “Chi apre serra, 40 anni nei rifugi del Gran Sasso”, non si vede nei cinema e non si trova online o sulle piattaforme di streaming: gli autori organizzano proiezioni in giro per l’Italia, spesso in collaborazione con il Cai, proprio per informare sull’affascinante e impegnativa vita del rifugista.
“Chi apre serra” è una frase incisa nella roccia sulla porta del locale invernale del Rifugio Garibaldi, al Gran Sasso, da fine ‘800: significa che chi apre la porta per entrare, quando se ne va la deve richiudere, altrimenti chi arriva dopo per cercare magari riparo da una bufera troverà tutto sottosopra. Adesso è incisa anche su una tavola di legno sopra la porta del Franchetti. Significa che tutti devono prendersi cura di un rifugio, anche incustodito, anche nella stagione invernale, perché non può essere sempre e solo il gestore a prendersene cura.
La manifestazione è organizzata dalla sottosezione CAI di Velletri, e fa parte delle iniziative per celebrare i cinquanta anni dalla sua fondazione. La presentazione sarà preceduta, alle ore 18, dall’annuale assemblea dei soci. La serata vuole essere anche un’occasione per chi, non ancora iscritto, voglia conoscere meglio le attività del Club Alpino Italiano.











