In libreria “Tu non sei la tua malattia”, intervista all’autrice Eleonora Crocetta: “Cercare sempre la strada giusta”

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È in libreria e negli store on line il libro della dottoressa Eleonora Crocetta, Logopedista, dal titolo “Tu non sei la tua malattia” edito da De Cultura. Un libro autobiografico nato dall’urgenza di raccontare, di liberarsi, di mettere nero su bianco un percorso difficile e doloroso. Una testimonianza sincera e intensa su cosa significa convivere con l’endometriosi, una malattia spesso invisibile ma profondamente impattante. Ecco l’intervista che l’autrice ha rilasciato all’ufficio stampa della casa editrice.

Il suo è un libro che affronta un tema delicato. Quando è nata l’idea di mettere su carta una questione così importante?

Quando il dottore riuscì a dare nome ai miei infiniti dolori, paradossalmente ho provato un certo senso di “gioia”. Finalmente quello che sentivo non era tutto soltanto nel mio corpo. Era ed è presente nel corpo di tutte noi che soffriamo di endometriosi. Già da lì, sentivo forte la necessità di dover fare qualcosa. Ero iscritta a pagine facebook di supporto e iniziai dalle associazioni a cui mi iscrissi e a cui scrissi nel tentativo di capire come poter essere d’aiuto. Mi mandarono un box contenente brochure informative e inizia a divulgarli. Volevo che se ne parlasse di più. Anche nelle scuole…  Sarebbe davvero importante portare a conoscenza della malattia e dei suoi sintomi già in età pre puberale, perché provare dolore non è normalità! E poi quel giorno, da poco uscita dall’ospedale, mentre ero seduta fuori e viaggiavo con la mia memoria, mi feci dare un foglio e da lì cominciai a scrivere. Più scrivevo e più sentivo di doverlo fare, era la cosa giusta.

Il titolo è un vero e proprio monito. Da professionista della sanità, c’è una tendenza a identificarsi con la propria malattia?

Da professionista della sanità, le dico che sono io a dare supporto e sostegno. Mi occupo soprattutto di età evolutiva Ma non solo. Le persone contano sulla mia professione, presenza, terapia, impegno. Quindi per me non è stato semplice assentarmi a lavoro e la maggior parte delle volte, ero costretta ad assumere farmaci anche piuttosto pesanti, pur di poter andare ed esserci, per quel bimbo, per quella famiglia, per quel paziente. Fermarmi a causa della malattia mi faceva sentire come se fossi io la malattia stessa.

Qual è il messaggio ultimo che vuole trasmettere con questo libro?

In realtà vorrei trasmettere più messaggi. Il senso di colpa spesso mi ha accompagnata a causa delle limitazioni dovute ai dolori, alla malattia. Non è assolutamente giusto, non bisogna sentirsi in colpa. Perché il dolore e la malattia non dipendono da noi e non possiamo scegliere. Vorrei trasmettere l’importanza del supporto delle persone care. Ho sentito storie di donne che per le limitazioni causate dalla malattia, sono state emarginate, addirittura lasciate dal fidanzato o dal marito. Oltre il dolore, anche la solitudine e la non comprensione. È necessario scegliere con cura le persone intorno a noi. La sensibilità, l’empatia ma anche il solo esserci ed ascoltare sono essenziali per chi soffre. E poi, non per ultimo, desidero trasmettere forza, intesa come “non arrendersi”. Nonostante il dolore, nonostante tutto! L’importante è trovare la strada giusta, in mani esperte per ottenere la diagnosi e la cura mirata.

La scrittura è in un certo senso salvifica per chi vive una quotidianità fatta di problemi di salute?

La scrittura è terapeutica E non a caso… Ad esempio nelle terapie con approccio cognitivo comportamentale, spesso si consiglia al paziente anche di scrivere le proprie emozioni, i propri stati d’animo, una sorta di diario. Aiuta a buttare fuori quella rabbia e quella disperazione che spesso restano represse creando danni tanto quanto la malattia o forse peggio… Da che ho memoria, la scrittura nella mia vita c’è sempre stata. Sin da bambina adoravo scrivere, perlopiù inventavo storie e da più grande alle scuole medie, scrivevo poesie. C’era il giornalino della scuola, ricordo ancora la gioia quando lessi la mia poesia su quel giornalino. La scrittura lascia traccia di quello che sentiamo e viviamo, ne è testimonianza, è indubbiamente salvifica.