Velletri, grande successo per “Un Natale di Pace”: due giorni tra suggestioni, popoli, canti e fratellanza alla Casa delle Culture e della Musica

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Una due giorni straordinaria, densa di emozioni, partecipazione e suggestioni, quella che ha animato la Casa delle Culture e della Musica di Velletri, dove si è svolta l’iniziativa “Un Natale di Pace”. Organizzata dalla Fondazione De Cultura, con il contributo di Regione Lazio e ARSIAL, il patrocinio del Comune di Velletri e la collaborazione e la professionalità delle associazioni ‘O Stazzo, Il Flauto Magico, I Passi della Tradizione, Terra Nemorense, Progetto Un Passo verso l’Altro per l’inclusività di ogni abilità con associazione Laic (che ha contribuito sia nell’allestimento che nella rappresentazione), l’evento ha regalato alla città un programma mai visto prima, all’altezza delle grandi realtà nazionali e con un’ampia prospettiva di replica e consolidamento negli anni a venire.

Sabato 27 dicembre l’apertura della manifestazione, con la benedizione di Don Roberto, gli interventi di Sabina Ponzo e Francesca Trenta per le associazioni protagoniste, e di Guido Ciarla per la Fondazione De Cultura. Il messaggio è stato chiaro: promuovere la pace e la fratellanza attraverso la bellezza dell’arte e della tradizione, in uno scenario davvero difficile da descrivere con le sole immagini o parole che non possono trasmettere appieno l’emozione creata dalla magia del luogo e del suo allestimento.

Cuore pulsante dell’evento è stato il “Presepe dei Popoli”: un vero e proprio “set cinematografico” allestito nel Chiostro con scenografie iper-realistiche, figuranti in abiti tradizionali, mestieri antichi riprodotti “live” e stand culturali ed enogastronomici con le usanze di tanti paesi del mondo. Una Natività suggestiva, un presepe comunitario, con musiche dal vivo e atmosfere da fiaba, ha fatto da cornice a una delle esperienze più immersive mai viste a Velletri. Il presepe ha conquistato tutti i partecipanti, in uno scenario dinamico senza soluzione di continuità, grazie anche all’immensa bravura dei figuranti e all’allestimento incredibilmente curato in ogni dettaglio. Contemporaneamente, all’interno della Sala degli Affreschi, spazio alla cultura musicale con la “Mostra di liuteria tradizionale e strumenti antichi”, provenienti da diverse parti del mondo, accompagnati da molteplici esibizioni musicali dal vivo con Marco Tomassi (sordellina, zampogna gigante) e Marco Iamele (corno, cornetto e zampogne) e visite guidate molto coinvolgenti. Ad essere esposte le zampogne della Liuteria di Montecassino del Maestro Marco Tomassi, con gli strumenti antichi del Maestro Mauro Salvatori e le foto dell’Associazione Calamus.

Domenica pomeriggio la manifestazione ha raggiunto il suo apice con un pubblico numerosissimo, file già all’ingresso per l’apertura e un programma culminato con l’arrivo dei Re Magi a cavallo e la consegna simbolica di oro, incenso e mirra. Tutti i popoli protagonisti hanno reso vivo il presepe, senza che si notasse la diversità: proprio questo è stato il forte messaggio trasmesso, con voci, canti, linguaggi e forme d’arte racchiusi naturalmente in unico messaggio di pace e speranza. A concludere, nell’Auditorium Romina Trenta, il concerto “Orizzonti di Pace”, con un repertorio musicale che ha ulteriormente unito popoli, culture e religioni sotto il segno dell’armonia e della condivisione. Il programma è stato densissimo: si sono esibiti “Opera e Musical” (con il soprano Roberta Polverini, il Coro di voci bianche I.C. Velletri Centro e Mauro Giordani al pianoforte), i Disegual in “Navidad Nuestra” (con Antonello Dorigo, controtenore e arpa tripla, Massimo Di Stefano, baritono, Pablo César Cassiba, tenore, Leisbert Moreno, pianoforte), i suoni antichi con flauti, gaita, liuto, percussioni e chitarra che hanno visto sul palco Mauro Salvatori, Bruna Ascione, Davide Tagliaboschi, le melodie del Natale tradizionale con Marco Tomassi, zampogna gigante con Marco Iamele, Calamus, zampogne e ciaramelle, rappresentata da Massimo Antonelli, Antonella Sparagna e Maurizio Bertelli, Doriano Prati, fisarmonica, i “Legami in Movimento” (con Francesca Trenta, voce e danza, Marisa Fortebraccio, danza contemporanea, Ensemble I Passi della Tradizione). Ancora, hanno regalato forti emozioni i Zagalillos con i Villancicos natalizi della tradizione colombiana ad opera di Carlos Martinez e del danzatore John Caesar Gutierrez. Ziad Trabelsi ha chiuso in grande stile con Carthage Mosaik (oud, voce, chitarra e culture del sud del mondo).

Un successo straordinario, che lascia il segno e lancia un messaggio chiaro: la cultura, quando è condivisa e partecipata, diventa veicolo di pace e bellezza. Ne sono convinti gli organizzatori, a cominciare da Francesca Trenta, artista poliedrica che ha tessuto il legame fra il presepe e gli orizzonti di pace e ha scritto, per il concerto, testo, spettacoli, e coreografia: “Sono stati due giorni veloci, come l’alba e un tramonto, ma hanno avuto gli stessi colori. Questa rappresentazione è il percorso della vita, con nascita e passaggio che sono il senso del presepe, capace di passare nei tempi, negli spazi e nei luoghi. Il presepe è formato da personaggi tanto diversi tra loro e la nostra vita è fatta di tanti pezzettini che ritroviamo nel presepe. Tutto questo è emozionante, ci fa capire come l’accoglienza sia alla base del messaggio della natività, che è nascere nel luogo in cui ci è permesso, molte volte in mezzo a una strada, eppure essere accolti. Quest’azione così faticosa ha voluto raccontare il senso dell’accoglienza della vita e la possibilità di viverla verso un filo colorato comune che è l’orizzonte di pace. Quel ballo finale fatto con Ziad Trabelsi, alla fine del concerto, che parla del Mediterraneo lo rappresenta al meglio. La fusione delle arti rappresenta la fusione delle possibilità di comunicazione, e la musica elettronica con uno strumento antico come quello suonato da Ziad lo testimonia, riportandoci a Iran e Medio Oriente che oggi sono guerra e fuga. Tutto si è concluso con una rotazione energetica, il ballo finale, una modalità di preghiera in danza e un’immersione nella possibilità di essere veramente tutti insieme partendo dal cuore e andando molto oltre”.

Le fa eco Sabina Ponzo: “è stato un progetto realizzato con amore, forte della collaborazione tra tre persone che si stimano reciprocamente e realizzato attraverso il lavoro e la creatività delle persone che appartengono alle nostre associazioni, che non si sono risparmiate. Abbiamo cercato di ricreare dentro una location fantastica quello che ognuno di noi tre ha dentro: la speranza di un mondo che sia in pace, dove i popoli vivano insieme in armonia. Il messaggio che la nascita di Gesù porta con sé è attuale al di là dei diversi credo e religioni, e appartiene al cuore di ogni uomo buono, restando immutato attraverso le epoche”.

Anche il presidente della Fondazione De Cultura, Guido Ciarla, si è detto soddisfatto di quanto realizzato. Appuntamento al 2026!