Cristina Aubry incanta Ariccia: viaggio nel tempo sospeso al Teatro Bernini

Sold out ed emozioni a scena aperta al Teatro Bernini di Ariccia, che domenica 18 gennaio ha celebrato la prima data di gennaio della stagione di prosa 2025-2026. La programmazione – per la direzione artistica di Giacomo Zito e con il contributo economico del Comune di Ariccia, nell’ambito delle iniziative di “Ariccia da amare” – ha accolto la straordinaria Cristina Aubry, protagonista di “Gioconda”, per la regia di Alessia Sambrini e con le musiche originali eseguite da Livia Cangialosi (abilissima nel destreggiarsi suonando tastiere, chitarra, strumenti a percussione).
Quando a un copione di estrema qualità si associa un’attrice dalle doti eccellenti, il risultato è garantito. Cristina Aubry, che non ha certo bisogno di presentazioni, ha messo in campo sul palco una sapienza attoriale da manuale con una tecnica sopraffina, dando vita in maniera camaleontica e multiforme a diversi personaggi brillantemente caratterizzati. Una sola attrice per tanti volti, tutti diversi tra loro: la vita di Gioconda si snoda tra la famiglia (il papà anziano), gli amici, le elucubrazioni mentali date dall’insoddisfazione, incontri inaspettati, dialoghi con il proprio alter ego più o meno evidenti. Lo spettacolo scorre con una visione filmica e passa in rassegna gli spigoli dell’esistenza e della realtà: le difficoltà sul lavoro, il dover accettare i compromessi, la difficile impresa di fare i conti con il passato. Una storia privata e coinvolgente emerge passo dopo passo, arrivando a tratteggiare psicologicamente i vari personaggi. A partire dal più freudiano degli scenari si scava nella famiglia: Gioconda ha un padre egocentrico e anaffettivo, ha sofferto l’assenza della madre di cui ha perso le tracce e che continua a cercare nonostante l’abbandono. La grande capacità di Cristina Aubry sta però nel mantenere sempre un livello di dignità emotiva estrema, quasi rigida: non è mai retorica, mai patetica, e con equilibrio si rivela invece a tratti comica, umoristica e finanche sarcastica. Sullo sfondo si affaccia poi, prepotente, il mondo del teatro con aspiranti attori, allievi, varie generazioni di artisti, che colorano – nel bene e nel male – una vita che Gioconda probabilmente sognava diversa, ma che accetta con malinconica filosofia pur senza arrendersi alle sferzate della stessa.
Umanità, coraggio e schiettezza sono i tre grandi temi che provengono dallo spettacolo. Una piece che “picchetta” ciò che è rimasto in sospeso e lo affronta con determinazione, delicatezza e un pizzico di sana paura. “Gioconda” di Cristina Aubry, è, fra le tante cose una metafora dell’intelligenza e della consapevolezza di molte donne e di altrettanti uomini e proprio quest’agnizione profonda tra pubblico e palcoscenico ha scatenato gli applausi finali del Teatro Bernini in un clima intimo ed empatico.










