Velletri 2030: “La città che vorremmo”

Ogni decisione che prendiamo su dove e come spendere il denaro pubblico deve tenere conto della realtà del mondo oggi, possibilmente guardando a domani. In generale, le risposte delle amministrazioni locali ai tanti problemi posti dal cambiamento climatico in essere sono che capiscono il problema, ma hanno risorse così limitate che non possono fare tutto e quindi devono dare priorità al soddisfacimento dei bisogni primari urgenti.
Le amministrazioni cittadine in genere preparano e mantengono piani finanziari all’interno del Documento Unico di Programmazione (DUP), dove proiettano entrate, spese, situazione finanziaria e fattori esterni, per le principali operazioni finanziarie previste e inaspettate. L’integrazione della pianificazione finanziaria ai temi del cambiamento climatico e dello sviluppo sostenibile suggerisce evidenze per politiche e azioni di adattamento che possono essere tracciate attraverso flussi di entrate e spese.
Cercando di capire dove sta andando la società e come spendere le risorse pubbliche allo scopo di evitare spiacevoli sorprese, (la frana di Niscemi è soltanto l’ultimo esempio a livello nazionale, mentre la frana dovuta al maltempo, verificatasi tra il 25 e il 26 gennaio che ha interessato la zona nei pressi della stazione ferroviaria di Velletri è l’ultimo esempio a livello locale) alcune fonti importanti potranno essere il sito delle Nazioni Unite a livello globale, il sito di ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) con il progetto IFFI (Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia) a livello nazionale, e il sito dell’ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) con la descrizione dell’obiettivo SDG11.
L’ultimo Rapporto delle Nazioni Unite, “World Urbanization Prospects 2025” ci dice che nel 2025 le città ospitano il 45% degli 8,2 miliardi di abitanti del pianeta, una quota più che raddoppiata rispetto al 1950. Se si sommano le città propriamente dette alle aree urbane di transizione, si scopre che ben quattro quinti dell’umanità vivono oggi in contesti urbanizzati. L’aumento della popolazione che vive in città ha implicazioni significative per lo sviluppo economico e sociale, nonché per la sostenibilità ambientale. Per questo è necessaria una pianificazione proattiva e integrata che favorisca insediamenti compatti, protegga gli ecosistemi e garantisca l’accesso ai servizi essenziali, quali trasporti e connettività digitale, in ogni tipo di territorio.
Questa priorità si riflette nell’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile SDG11 dell’ Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, che mira a “rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, resilienti e sostenibili”. Mentre nella presentazione del Progetto IFFI possiamo leggere: “l’Inventario IFFI è un importante strumento conoscitivo di base utilizzato per la valutazione della pericolosità da frana dei Piani di Assetto Idrogeologico (PAI), la progettazione preliminare di interventi di difesa del suolo e di reti infrastrutturali e la redazione dei Piani di Emergenza di Protezione”
Affrontare queste sfide richiede interventi politici mirati che promuovano uno sviluppo sostenibile del proprio territorio, un invecchiamento sano, migliorino l’accesso ai servizi essenziali e sostengano l’inclusione economica e sociale delle persone. Secondo il Capo dello Stato Sergio Mattarella, è urgente “riconciliarsi con l’ambiente”: una sfida che non riguarda soltanto la natura, ma “anche la coesione sociale e la qualità della democrazia”. “La prospettiva dello sviluppo sostenibile è stata una conquista conseguita a caro prezzo”, ha affermato Mattarella a 40 anni dal disastro della Val di Stava, sottolineando come troppo spesso oggi la sostenibilità sembri “quasi un fastidio, anziché un investimento sul futuro”. “Non vi sono alibi. Riconciliarsi con l’ambiente è un dovere per garantire un avvenire migliore alle nuove generazioni”.
Per non commettere errori interpretativi delle parole del Capo dello Stato, si invitano tutti a leggere Il testo integrale o meglio ancora a rivedersi Il video dell’intervento di Sergio Mattarella alla cerimonia di celebrazione del quarantesimo anniversario della catastrofe di Val di Stava, 19 luglio 2025.
Recentemente molti di noi hanno ricevuto il questionario “la città che vorrei” con la richiesta di esprimersi nella definizione dei requisiti per una Velletri migliore. In esso si legge: “Velletri può essere migliore solo se la immaginiamo e la costruiamo insieme”. Iniziativa lodevole e benvenuta, a condizione che si parta dai dati che caratterizzano il territorio, dai contenuti del DUP, e dalle direttrici lungo le quali si vuole muovere la nostra città, possibilmente in linea con il resto del mondo.
In un interessante Post di DLF – Dopolavoro Velletri, pubblicato recentemente su piattaforma Facebook, viene affrontato il tema della città che vorremmo per Velletri. Nel Post si legge “…… Tra le lamentele viene detto che, nonostante un centro storico su cui sono stati fatti investimenti enormi, i ragazzi si ostinino a radunarsi in un parcheggio buio, freddo e senza panchine………………. Il punto non è perché i giovani non vadano in centro, ma perché il centro non riesca più ad attrarli…..”. Domanda giusta e interessante per tutta la cittadinanza, in particoltare per le forze politiche che si propongono di traghettare Velletri verso il futuro.
Velletri 2030 fin dalla sua nascita ha affrontato il tema del Futuro Sostenibile e di come l’innovazione tecnologica può contribuire a muoversi nella giusta direzione. Con scarsi risultati! Perchè?
Buona lettura e buon ascolto a tutti.
Sandro Bologna
Presidente Velletri2030
https://www.velletri2030.it
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