Alla Mondadori Bookstore Emilio Fabio Torsello incanta i lettori: versi e storie di poesia con “Sono tornato perché c’eri tu”

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La poesia può salvare davvero e non soltanto nei film. È stato questo il filo conduttore della presentazione andata in scena alla Mondadori Bookstore di Velletri nel pomeriggio di sabato 9 maggio, grazie a Emilio Fabio Torsello de “La setta dei poeti estinti”. “Sono tornato perché c’eri tu”, edito da Solferino, è un libro/percorso tra vita e versi, dove tante storie di poeti e poetesse dimostrano che la parola scritta può essere rinascita.

Davanti a un pubblico attento e coinvolto, l’autore ha alternato letture a racconti passando in rassegna alcuni degli autori e delle autrici presenti nel volume. A cominciare da Alda Merini, che l’autore ha conosciuto personalmente, e capace di dimostrare come in manicomio si possa fare poesia. Iconica quella in cui giocava con la data del suo compleanno, “Sono nata il 21 a Primavera”, trasformata anche in canzone dall’indimenticata Milva. Ironia e amarezza insieme, lucidità nel dolore. La Merini è forse uno dei più forti esempi di poesia e resilienza, senza mai scadere nella banalità.

Tra i racconti sui luoghi e le loro storie, particolare quello di Carver: si avvicinò alla poesia dopo il consiglio di un uomo sconosciuto che gli fece scoprire la rivista “Poetry”. Doo aver letto le liriche in essa contenute, iniziò a scrivere. Non si è mai fermato e non ha mai più re-incontrato quell’uomo, che – come dichiarato in diverse interviste – avrebbe tanto voluto ringraziare.

Impossibile non parlare poi di Giovanni Pascoli, che è riuscito trasformare un’indagine, quella per la morte del papà, in poesia lanciando un segnale agli assassini del padre e dimostrando loro di aver capito chi fossero. Un po’ come Pasolini che “sapeva, ma non aveva le prove”, ha notato Torsello. Un’altra applicazione pratica della poesia che allontana lo stereotipo pascoliano del solo nido o del “gre gre di ranelle”. Altra poetessa menzionata è stata Goliarda Sapienza, rivalutata solo di recente e segnata dalla sua esperienza a Rebibbia, durante la quale ha scritto tantissimo. Anche prima de “L’arte della gioia” Goliarda aveva usato la poesia come arma salvifica. Struggente anche il racconto su Amelia Rosselli, che morì suicida ma rientra comunque nelle persone salvate dalla poesia perché ha sempre detto che sarebbe sopravvissuta finché aveva l’ispirazione. E così è stato: si è tolta la vita quando ha smesso di scrivere.

La poesia è dunque qualcosa di concreto, non un’ispirazione astratta scollegata dalla vita è gli esempi trattati lo hanno ampiamente dimostrato. Emilio Fabio Torsello e Mara Sabia, grazie ai versi amati e recitati, con questo libro danno linfa a una comunità animata e appassionata consentendo una riflessione su noi stessi e su un ancestrale bisogno di poesia e di rinascita. La poesia è qualcosa che abbiamo dentro sin dalla scuola, in fondo, e che non dimentichiamo mai.

Un pomeriggio carico di emozione, merito della passione di Torsello, completamente empatico con queste storie inserite nel suo libro, oltre che bravissimo nel reading. Per la Mondadori Bookstore di Velletri un evento di qualità.