Lettera aperta: “rotatoria di Vallericcia, via degli Ulivi e via Ginestreto, situazione di stallo dopo 17 anni”

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Riceviamo e pubblichiamo dal prof. Carlo Ricciuti: Lettera aperta: rotatoria di Vallericcia, via degli Ulivi e via Ginestreto, situazione di stallo dopo 17 anni

Nel 2009 gli allora Sindaci dei Comuni di Albano ed Ariccia, rispettivamente Marco Mattei ed Emilio Cianfanelli, entrambi medici, chiesero al Professor Carlo Ricciuti, medico, di cedere dei terreni di proprietà della società Tenuta Pagliarozza, della quale il Professor Ricciuti era ed è tuttora titolare. Questi terreni erano necessari alla realizzazione della rotatoria di Vallericcia, opera importantissima per snellire la viabilità, anche nell’ottica della realizzazione della cosiddetta variante della Appia Bis, poi non più realizzata.

Dati i cordiali rapporti, e nell’intento di far realizzare un’opera ritenuta di pubblica utilità, il Professor Ricciuti acconsentì – sacrificando a malincuore una parte del parco secolare della Pagliarozza – nell’interesse sociale del progetto. Al posto degli antichi muri da demolire sia su via Ginestreto che su via degli Ulivi sarebbero stati realizzati un nuovo muro di contenimento lungo via Ginestreto, dalle stesse caratteristiche strutturali ed estetiche del precedente, ed un muro su tutta la lunghezza di via degli Ulivi, al confine sud con la proprietà, ed affluente alla costruenda rotatoria, in una zona ormai divenuta residenziale e servita solo da questa stretta strada vicinale, assolutamente insufficiente a consentire l’agevole passaggio delle auto nei due sensi di marcia.

La Tenuta Pagliarozza era anche disposta a cedere un’altra parte di terreno per l’allargamento di via degli Ulivi. Sull’esempio e l’esortazione del professor Ricciuti, anche gli altri proprietari frontisti si accordarono a cedere la porzione dei loro terreni necessaria alla realizzazione della rotatoria.

La parte di terreni ceduta dove intanto erano iniziati i lavori sarebbe divenuta, con atto notarile, di proprietà del Comune di Ariccia. All’inizio dei lavori vennero demoliti i vecchi muri confinari in pietra, sia su via Ginestreto che lungo Via degli Ulivi, per realizzare i nuovi; ma, mentre del muro su via Ginestreto venne realizzata almeno la struttura portante in cemento armato, pur senza alcuna rifinitura e rivestimento, il muro demolito su via degli Ulivi non venne più ricostruito, lasciando così a nudo la scarpata ed esponendo la strada a scarrocciamenti e piccole frane e costringendo la proprietà a continui lavori di manutenzione a spese proprie.

Questo perché – nei mesi successivi all’inizio – i lavori furono interrotti, e tali opere rimasero incompiute e quel muro, importante per la sicurezza della strada e per la delimitazione della proprietà, non è più stato edificato nonostante le rassicurazioni da parte dei vari amministratori comunali che si sono succeduti sul fatto che il lavori sarebbero ripresi e completati. Dopo quasi 17 anni si è arrivati ad un nulla di fatto e a niente sono valsi i tentativi di accordo, mediazioni legali per cercare una soluzione bonaria e soddisfacente per tutti, stante la massima disponibilità nel trovare soluzioni alternative. Così nel 2025 la Società proprietaria è ricorsa al TAR del Lazio per far valete le proprie ragioni. È l’ennesima volta che per favorire la realizzazione di un’opera di pubblica utilità si è ricevuto un danno ed una beffa che dura ormai da troppi anni.

Lettera aperta del prof. Ricciuti