Velletri 2030: “Adattamento al cambiamento climatico: servirebbe una visione di futuro”

Sta per finire l’estate più calda di sempre, mentre i meteorologi già ci avvertono che quella passata sarà la più fresca del futuro che ci attende. Ci lascia un Mediterraneo fino a 6°C sopra la media, oltre 620.000 ettari di territorio bruciato in Europa, migliaia di vittime e interi ecosistemi devastati. Dal 1° gennaio al 28 luglio 2026 sono stati rilevati da satellite poco più di 1.070 grandi incendi boschivi distribuiti sul territorio italiano. La superficie complessivamente percorsa dal fuoco ammonta a circa 741 km², un’estensione paragonabile a quella dell’intera provincia di Lodi. Anche Velletri ha contribuito a questo triste primato con ripetuti incendi in diverse zone, in particolare nella zona del Canile Comunale.
Probabilmente ricorderemo l’estate 2026 con le sofferenze patite a causa delle continue e intense ondate di calore. Il ministero per la Salute ha pubblicato il Report di monitoraggio delle ondate di calore di luglio ed è emerso che c’è stato un incremento dell’8% della mortalità per le persone anziane oltre gli 85 anni di età. Seppur utili, i consigli non bastano più. Serve dare attuazione ai Documenti dei Ministeri e delle Regioni sull’adattamento al Cambiamento Climatico. Anche a Velletri, classificato come Comune di eccellenza agricola a differenza di Comuni vicini come Colleferro, Anagni, Ferentino, …. , che ospitano i grandi Gruppi della Logistica, e forse anche le future infrastrutture digitali, attirando multinazionali grazie alla posizione strategica lungo l’autostrada A1.
Non è più una questione di record, come il record del 6 agosto, in cui per la prima volta da quando esiste il bollettino ministeriale sulle ondate di calore, cioè dal 2004, tutte le 27 città monitorate erano da bollino rosso, o il record sulla lunghezza dell’ondata di calore, con la quarta che ha visto 20 giorni consecutivi con temperature fino a 8 gradi in più rispetto alla media stagionale. Si tratta della nuova normalità e, appunto, serve adattarsi a questa nuova normalità. A tutti i livelli. Come? Non lo sappiamo, ma almeno parliamone! Non è più tempo di comunicati rassicuranti o di bilanci di vendemmia costruiti a uso e consumo dei titoli di giornale. C’è da considerare anche il fenomeno dell’abbandono dei vigneti. A lasciare sono soprattutto agricoltori che non riescono più a sostenere economicamente la coltivazione. L’obiettivo sarebbe evitare che la crisi economica si trasformi in una perdita definitiva di superficie vitata e, più in generale, nell’abbandono del territorio.
I Piani ci sono, tanti i Documenti. Velletri 2030 nelle scorse settimane ne ha parlato a più riprese, ma chi dovrebbe dirci qualcosa preferisce non parlarne. Abbiamo analizzato i Piani e i Documenti, sia Ministeriali che della Regione Lazio, che parlano di adattamento climatico o, perlomeno, di azioni legate agli effetti più tangibili del collasso climatico in corso. Un effetto tra tutti è evidente: la siccità. Inutile porsi individualmente domande del tipo: come fai a dormire la notte? Hai messo il condizionatore a casa? Velletri 2030 chiede un confronto tra gli operatori del settore agroalimentare e gli addetti ai lavori di chi dovrebbe avere una visione di futuro, in particolare sulle conseguenze della siccità per una Comunità che nel calcolo del PIL pone ai primi posti il contributo dell’agroalimentare.
Nel suo libro Climate proof planning. L’adattamento in Italia tra sperimentazioni e innovazioni, il ricercatore dell’università IUAV di Venezia (Istituto Universitario di Architetturadi Venezia) Filippo Magni fa notare che: “Oggi si può tranquillamente affermare che è ormai ampiamente riconosciuto che il cambiamento climatico è inevitabile e tanto i sistemi naturali quanto quelli antropici saranno influenzati dai suoi impatti. Definito questo, la questione centrale non è più focalizzata se il clima deve essere protetto dagli esseri umani o se gli esseri umani devono proteggersi dal clima, ma come interventi di mitigazione ed adattamento possano essere pensati in tandem verso uno sviluppo sostenibile integrato. …………La divisione tra mitigazione e adattamento è evidente nei Documenti redatti dai Ministeri e dalle Regioni. La mitigazione è sempre stata vista come un adeguamento ai regolamenti e alle direttive dell’Unione Europea sulla riduzione delle emissioni, una forma plastica del ritornello “ce lo chiede l’Europa”, mentre l’adattamento è stato trattato più come una questione di cooperazione internazionale che come una serie di attività da dover svolgere sul proprio territorio.
A Velletri, l’estate in via di conclusione sicuramente ha offerto eventi e rassegne, alcuni di buon livello, ma per Velletri 2030 resta irrisolto il problema di fondo già segnalato in passato: l’assenza di una strategia complessiva capace di indicare una direzione verso un futuro di Sviluppo Sostenibile della città. Vale ancora concentrarsi sull’agroalimentare oppure sarà meglio diversificare? Come? Per fare che cosa?
A testimonianza dello stato confusionale in cui versano le diverse Istituzioni riportiamo alcune dichiarazioni raccolte dalla stampa:
Fare scorta di cibo e di acqua, per poter sopravvivere alcuni giorni senza elettricità, né acqua corrente. E’ l’appello che la ministra dell’Ambiente del governo britannico, Angela Eagle, ha rivolto tramite un’intervista al Guardian, avvertendo i cittadini a prepararsi a condizioni meteorologiche estreme.
Le Istituzioni italiane, a livello centrale e regionale, evidenziano che la siccità e lo stress idrico stanno riducendo significativamente i raccolti della vendemmia 2026. L’analisi istituzionale e tecnica non fotografa però un’emergenza produttiva drammatica per il mercato, bensì un singolare paradosso economico: il calo delle rese causato dal clima sta contribuendo a compensare l’ingente problema delle eccedenze di giacenze di vino nelle cantine italiane. La risposta del Governo italiano al Cambiamento Climatico, almeno per ora, sta nel Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC), nato già poco operativo. Rimasto chiuso nel cassetto per anni, è stato approvato a gennaio 2024 dal Governo Meloni, con le sue 361 azioni da mettere in campo.
Tra le Istituzioni italiane, un ruolo specifico, dedicato all’agroalimentare, lo gioca il CREA (Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria). Nella comunicazione “Coltivare il futuro” del 30 Maggio 2026, Micaela Conterio dell’Ufficio Stampa e Comunicazione CREA, ci dice: L’agricoltura italiana sta entrando in una nuova era, dove sostenibilità, innovazione e produttività devono convivere in un equilibrio sempre più complesso. Tra suolo, innovazione, difesa integrata e agricoltura 4.0, la sfida non è più solo produrre, ma farlo meglio, con dati, ricerca, in particolare quella CREA, e tecnologie capaci di aumentare resilienza, qualità e competitività delle filiere.
Estrema ma non difficile, è con questo paradosso che l’enologo Nicola Biasi definisce a Gambero Rosso la vendemmia 2026, ovvero la vendemmia in cui stiamo vedendo i cambiamenti climatici materializzarsi con tutta la loro forza. Perché al di là di come andrà l’annata, ricordiamo che quello che resterà è la consapevolezza del cambiamento.
Paolo Ricagno presidente del Consorzio di tutela Vini d’Acqui, sfoga il suo disappunto nei confronti delle Istituzioni, ma anche dei sindacati, tramite il settimanale Tre Bicchieri del Gambero Rosso, mentre è in corso una vendemmia 2026 che a causa della persistente siccità dovrebbe chiudersi a metà settembre con un -20% medio rispetto all’anno precedente.
Non si registrano dichiarazioni pubbliche rilasciate direttamente dal Presidente della regione Lazio, Francesco Rocca, incentrate nello specifico sugli impatti della siccità sulla vendemmia 2026. Nel Documento “Complemento per lo Sviluppo Rurale (CSR) della regione Lazio per il periodo 2023 – 2027” si legge: Il Lazio si pone l’obiettivo di divenire una delle regioni leader italiane nel portare avanti il processo di transizione ecologica in agricoltura e nel migliorare le prestazioni del settore in termini di sostenibilità e di impatto sulle risorse naturali. Immaginiamo sia compito di ARSIAL (Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione dell’Agricoltura del Lazio), Ente di diritto pubblico, strumentale della Regione Lazio. Da una rapida ricognizione al sito ARSIAL non abbiamo trovato cenno ai temi siccità e vendemmia 2026. Abbiamo trovato ampia presentazione di Vinòforum 22.
Il segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, ribadisce al mondo che El Niño sta assumendo proporzioni gigantesche e imprevedibili per i meteorologi; forse persisterà fino a febbraio e il pianeta si trova in una zona di pericolo del clima estremo. Il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) scrive nell’ultimo rapporto che il riscaldamento globale supererà nel giro di pochi anni gli 1,5 gradi, il limite stabilito dall’Accordo di Parigi, e l’Unione Europea paga la sua lentezza, soprattutto per gli effetti che il cambiamento climatico sta avendo su tutto il continente. La nuova strada è, o dovrebbe essere, quella del Quadro europeo integrato di resilienza climatica, un pacchetto di misure che la Commissione Europea presenterà tra ottobre e novembre prossimi per inserire il nodo dell’adattamento al clima in tutte le politiche nazionali. L’innovazione tecnologica non può limitarsi a una semplice ottimizzazione tecnologica dei processi esistenti, ma deve portare risposte nuove in termini di riorganizzazione economica, industriale, sistemica e per certi aspetti anche etica e sociale in grado di coinvolgere l’intera società. Il RapportoUNEP avverte che le barriere più difficili da superare non sono di natura tecnica o geofisica, ma piuttosto istituzionale ed economica. È qui che l’innovazione sociale e di mercato diventa indispensabile per sbloccare il potenziale di adattamento. Non basta colmare i divari di efficienza; occorre innovare le abitudini di consumo e le norme sociali, abilitando cambiamenti strutturali dal lato della domanda, come, nel campo agroalimentare e la riprogettazione integrata della mobilità urbana. Questo cambiamento “comportamentale” non deve poggiare sulla responsabilità dei singoli, ma deve essere facilitato ex ante da adeguate politiche pubbliche e infrastrutture fisiche resilienti.
E le Istituzioni italiane che fanno?
In una estate segnata dalle dichiarazioni di preoccupazione sopra citate, il termine più ricorrente nelle comunicazioni delle diverse Amministrazioni resta comunque “festa“. Da qui la domanda: cosa c’è realmente da festeggiare?
Sandro Bologna
Presidente Velletri2030










