Velletri, 36 anni dal rapimento di Davide Cervia: depistaggi, omissioni e bugie per un giallo rimasto irrisolto

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Il 12 settembre 2026 ricorre il 36° anniversario della scomparsa di Davide Cervia, tecnico esperto in guerre elettroniche, strappato alla sua famiglia e alla sua vita il 12 settembre 1990. Da allora, di lui non si è saputo più nulla. Davide fu rapito fuori dalla sua abitazione, in zona Colle dei Marmi nelle campagne a Nord di Velletri – come raccontato anche da alcuni testimoni – e le sue tracce si sono perse per sempre.

Una storia che ha ferito profondamente la città di Velletri, ma che ha superato i confini locali per diventare un caso nazionale e internazionale dai contorni inquietanti: il sospetto coinvolgimento di apparati dei servizi segreti, bugie istituzionali, omissioni e depistaggi. Negli anni è emerso con sempre maggiore forza come si sia trattato di un rapimento legato alle sue competenze militari, consumatosi nel silenzio e con la complicità di settori dello Stato. Un caso che rimane, ancora oggi, uno dei misteri più oscuri e irrisolti della storia repubblicana. Tantissime trasmissioni – a cominciare da “Chi l’ha visto?” – hanno dato voce a Marisa Gentile, la moglie di Davide, che ha smosso mari e monti andando ben oltre le possibilità umane ed emotive e ottenendo praticamente da sola risposte e notizie da uno Stato omertoso. È solo grazie alla sua tenacia che sono emerse le vere specializzazioni militari di Davide Cervia, uniche al mondo, e il vero motivo della sparizione, inizialmente fatta passare come un improbabile allontanamento volontario.

Nel 2019, durante il governo Conte I, il Ministero della Difesa guidato da Elisabetta Trenta ha riconosciuto le proprie responsabilità con un risarcimento simbolico di un euro alla famiglia. Un gesto importante, ma che non ha portato all’accertamento pieno della verità storica e giudiziaria. Eppure la famiglia Cervia – la moglie Marisa e i due figli – non ha mai smesso di lottare per ottenere giustizia.

Il caso di Davide Cervia non può e non deve cadere nell’oblio. È il simbolo di una battaglia per la verità che appartiene non solo ai suoi familiari, ma a ogni cittadino che crede nella giustizia, nella trasparenza e nel dovere dello Stato di proteggere i propri cittadini. Un dovere che nel caso di Davide è stato clamorosamente disatteso. E a trentasei anni di distanza, nessuno sembra voler invertire questa rotta.

La foto ritrae Davide, in un momento di felicità in famiglia, ed è stata gentilmente concessa dalla famiglia.