Il ricordo dell’onorevole Ludovico Camangi a Velletri

Ci sono date che non hanno bisogno di timbri prefettizi per fare il loro dovere. L’appello della storia, piaccia o meno alla burocrazia dei gironi d’inferno comunali, esige una risposta netta: presente. Attenzione, badate bene. Nessun rigurgito nostalgico, nessun armamentario da reduce di sagrestia. Qui si parla di un “presente” che pesa come il marmo, carico di quel sangue e di quel sudore che hanno fatto grande la vicenda umana della gens veliterna. Domenica mattina, puntuali alle undici, ci ritroveremo nella Sala Tersicore del Palazzo Comunale di Velletri. Non per sbadigliare dietro a qualche discorso di circostanza, ma per commemorare un uomo che la schiena non l’ha mai piegata: Ludovico Camangi. Padre costituente, sottosegretario all’agricoltura e ai lavori pubblici. Sorano di nascita, veliterno per scelta e per amore profondo, e tra le massime colonne del PRI nel secondo dopoguerra. Uno che, scuola Cesare Battisti, sapeva cosa significasse rimboccarsi le maniche. Se oggi Velletri riconosce i suoi simboli — dal Palazzo Comunale all’Ospedale, fino al Liceo — lo deve anche a lui e a quelle cerimonie di posa della prima pietra che sono rimaste scolpite nella roccia della nostra memoria. Senza dimenticare i legami di famiglia, come quel matrimonio tra sua sorella e Felice Remiddi, altra pietra miliare della nostra epopea cittadina. Domenica ricorderemo questa figura titanica di politico e di uomo alla presenza della famiglia, presentando un volume antologico che raccoglie i suoi discorsi, stampato a cinquant’anni esatti dalla sua scomparsa. Ci saranno testimonianze di spessore, rappresentanti delle istituzioni e — lasciatecelo dire con un pizzico di orgoglio borghese — l’intervento del presidente della Fondazione Museo Luigi Magni e Lucia Mirisola, Alessandro Filippi. Uno che,pur non avendo da sbandierare titoli accademici buoni per i salotti romani, ha preferito studiare le carte, le tracce e la polvere degli archivi per restituire a Camangi la dignità che merita.










