Nicola Ferri, un abruzzese in terra veliterna

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Ci sono storie che restano impresse non solo nei documenti d’archivio, ma nella pelle di un’intera comunità. A Velletri, quando si parla delle edizioni del 1995 e del 1996 della Festa dell’Uva e del Vino, gli occhi di chi c’era si accendono ancora di nostalgia.

Un’epoca d’oro nata grazie a un volto venuto da lontano: Nicola Ferri. Architetto abruzzese, arrivato qui nel ’91 per amore di sua moglie Nicoletta — erede di quella grande tradizione culturale dei Tata Nardini. Chiamato dal sindaco Valerio Ciafrei a guidare l’Assessorato all’Agricoltura, Ferri prese in mano una festa che rischiava il declino e la trasformò in un evento capace di lasciare la città letteralmente a bocca aperta.

Il colpo di genio? Impossibile da dimenticare. Con una squadra di funzionari di primissimo piano — come Filippo Alivernini e Tonino Trivelloni — l’assessore compì quello che sembrava un azzardo impossibile: portare i cavalli a correre in Piazza del Comune.

Sei splendidi esemplari a darsi battaglia in una rievocazione storica della quintana per il Palio delle Decarcie, riscoprendo i sei rioni storici della città insieme al Gruppo Folk Equestre “Città di Velletri”. Un progetto di tale spessore da poter arrivare ad avere una lotteria nazionale abbinata.

Intorno a lui, una vera fucina di talenti: dai drappelloni d’autore firmati nel ’95 da Mario Tata e nel ’96 da Sergio Gotti — l’infaticabile braccio destro che ricreava osterie ottocentesche dal sapore antico — fino ai grandi gemellaggi culturali.

Prima Montespertoli in Toscana, poi nel ’96 Castiglione di Sicilia. E proprio da quella terra arrivò una sorpresa indimenticabile: la celebre orchestra a plettro “Città di Taormina”, che di ritorno da una tournée in America si fermò a Velletri per suggellare il gemellaggio, regalando alla città il suo primo memorabile concerto all’aperto in Piazza del Comune e un bis straordinario nella chiesa di San Michele Arcangelo.

Un successo clamoroso, raccontato anche dai manifesti di Massimo Fabi e Carlo Lenci: per due anni, nei mesi di giugno e luglio, le stazioni della metropolitana di Roma erano tappezzate di quei colori. La domanda raddoppiava l’offerta. Il sogno di una Festa Nazionale dell’Uva muoveva i suoi primi passi.

Poi, il 18 novembre del 1996, la notizia che spezzò quel percorso: la prematura scomparsa dell’Architetto Ferri. Per tutti, semplicemente “Nicola”, perché aveva saputo conquistare commercianti, operatori e cittadini con la sua umanità e la sua visione. Oggi Velletri custodisce il ricordo di quel biennio straordinario, ripetendo con un pizzico di amara ironia la celebre massima del Tersenghi: “Sic transit gloria velitrarum”. Ma a Nicola Ferri, che a questa terra ha donato passione e coraggio, resta l’onore imperituro di chi ci ha creduto fino in fondo.