“Uliveti di Cura”, passeggiata all’azienda agricola Le Grotte di Velletri per le Giornate Europee del Patrimonio

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Un’esperienza immersiva, lenta e profondamente rigenerante. Si è svolta così, nell’ambito delle Giornate Europee del Patrimonio, la passeggiata nell’uliveto dell’Azienda Agricola Le Grotte di Velletri, nell’ambito del progetto “Uliveti di Cura”. Un nutrito gruppo di partecipanti ha preso parte alla camminata guidata dal titolare dell’azienda, il professor Giovanni Abruzzese, e dalla responsabile scientifica del progetto, la dottoressa Silvia Sfrecola Romani.

Il professor Giovanni Abruzzese

L’evento, che ha unito natura, filosofia e benessere, ha trasformato una semplice passeggiata in un percorso di consapevolezza. Ad accogliere i partecipanti è stata la dottoressa Sfrecola Romani, che ha introdotto il senso profondo dell’iniziativa. Nel suo intervento ha spiegato come a volte siamo impermeabili di fronte ai luoghi, che hanno invece una forte matrice emotiva e sensoriale. Troppo spesso, ha osservato, si parla di splendida cornice, ma i luoghi non sono cornici: sono ambienti complessi, fragili e delicati con cui si stabilisce una relazione e per questo è necessario riaprire i canali. Una premessa necessaria a spiegare la scelta dell’ulivo come protagonista. Al centro del progetto c’è infatti il paesaggio rurale. A differenza del bosco e della foresta, che possono generare senso di smarrimento, l’uliveto offre continuità e sicurezza. Un luogo che si attraversa con fiducia, dove il livello di ansia si abbassa naturalmente.

Una delle stazioni di sosta all’interno dell’Uliveto

A narrare la storia del luogo è stato invece il prof. Giovanni Abruzzese, custode di un patrimonio di oltre 600 piante di ulivo. Un racconto che è andato oltre la botanica, toccando le corde della filosofia, vista anche la sua esperienza professionale da docente. Richiamando la dialettica dell’io e del non-io, il prof. Abruzzese ha ricordato come la coscienza di sé si acquisisca solo quando si ha davanti il non-io, ovvero l’oggetto che l’io incontra, e come senza questa interrelazione non si avrebbe neanche coscienza di esistere. L’uliveto diventa così specchio e maestro. Non è mancato un focus sulle caratteristiche della pianta simbolo. L’ulivo, è stato spiegato, è una pianta anemofila ed eliofila, ama il vento che lo aiuta nell’impollinazione e il sole, ed è xerofila, resistente alla siccità. Nella fattispecie l’ecosistema de “Le Grotte” è reso ancora più fluido e vitale dalla presenza di altre varietà di piante che contornano l’uliveto, come noci e acacie, per creare una biodiversità protettiva e armonica.

Un ulivo secolare

La passeggiata si è articolata in 5 stazioni di sosta e meditazione, dedicate rispettivamente a Spirito, Origine, Intelletto, Energia e Coscienza. In ogni tappa, grazie a passi scelti e citazioni di Van Gogh, Agata Christie, Dante, della Bibbia e di Apollodoro, i partecipanti sono stati invitati a riflettere sul legame tra paesaggio interiore ed esteriore. Come ricordato nel corso della camminata, cultura e coltura hanno una radice comune, il verbo “colere”, che significa avere cura, a sottolineare come prendersi cura della terra significhi prendersi cura di sé.

Un’esperienza unica nel suo genere per riscoprire l’anima del territorio e, in fondo, anche la propria, godendosi la serenità e la semplicità e condividendo uno spazio che è parte dell’essenza di una comunità. A chiudere la camminata una degustazione di pane e olio in un contesto accogliente e prezioso. Il progetto prosegue il suo cammino. Oltre alle iniziative di immersione nella natura, “Uliveti di cura” sarà protagonista di un prossimo convegno a fine ottobre dove verranno presentati i risultati scientifici delle ricerche effettuate durante le passeggiate sull’effetto terapeutico di tali immersioni e il loro impatto su livello di cortisolo e benessere psicofisico dei partecipanti.