Il vino, i quadri e la sagrestia laica: a Velletri non si butta via niente

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Siamo a Velletri. Città antica, nobile, dei Volsci, del buon vino e delle certezze incrollabili. Qui, tra un calice e l’altro, si festeggia. Hanno fatto la tredicesima edizione del Velletri Wine Festival. E quando si muove Velletri, amici miei, non si muove mica solo il palato: si muove tutto.

Il Palazzo Comunale è stato letteralmente occupato. In senso buono, s’intende. Arte, storia e territorio. C’erano proprio tutti. C’era il Circolo Artistico “La Pallade Veliterna”, c’erano i musei civici e, naturalmente, l’inevitabile Lions Club. Taglio del nastro affidato ad Andrea De Romanis, figlio del compianto maestro Agostino. E la politica? Presente, vigile, sorridente. La vice sindaco e assessore alla cultura, Chiara Ercoli, vigilava sullo scalone d’onore invaso dalle tele.

«L’arte sacra piazzata accanto ai reperti archeologici fa un certo effetto. Ma in fondo, cos’è la storia se non un grande buffet dove ci si serve un po’ di tutto?»

Poi, naturalmente, sono arrivate le premiazioni. Perché a Velletri, se fai qualcosa, te lo riconoscono. E se non fai nulla, magari ti danno una targa lo stesso, per incoraggiamento.

  • Nella Sala Conferenze del Museo Civico, la Pallade d’argento è andata alla Velitrae del presidente Fabrizio Mazzalupi.
  • Riconoscimenti speciali a Filippo Ciccotti, Lara Liotta e all’atleta paralimpica Eleonora de Paolis.

Domenica mattina, cambio di registro. Lacrimuccia e memoria storica. Si è commemorato l’Onorevole Ludovico Camangi, a cinquant’anni dalla scomparsa. A lui si deve la ricostruzione post-bellica: il Palazzo Comunale, l’ospedale, il liceo. Un uomo d’altri tempi. Il premio omonimo è andato all’azienda Colle di Maggio, suggellando quel matrimonio antico e indistruttibile tra la politica d’antan e la vitivinicoltura locale. Si beve, si ricorda, si governa.

E per finire in bellezza, la sagra dei riconoscimenti è diventata un vero e proprio carosello.

Hanno inventato di tutto. Il nuovo ordine della stera — ispirato ai signa notarili e all’Accademia Volsca — è stato distribuito a Claudio Cappello, Umberto Savo, Giorgia Giordani, Michela De Rossi, Ombretta Colonelli, Cristian Simonetti, alla memoria di Romina Trenta e alla famiglia Vidili.

Poi la sfilata dei pennelli:

  • Il Menotti Garibaldi a Valter Campanella.
  • Il Giuseppe Cherubini a Maria Mantuano.
  • Le Tre C a Valentinna Di Prima.
  • Il premio nazionale Romina Trenta a Patrizia Fatale.
  • Il Benedetto e Umberto Di Vito ad Angelica Ciarla.
  • La Scaletta a Loretta Melifi.
  • E, dulcis in fundo, il massimo riconoscimento della Pallade Veliterna consegnato a Ermanno Teodori.

Tra gli assessori Ercoli e Simonetti presente sindaco emerito Orlando Pocci, Velletri ha bevuto, applaudito e premiato chiunque avesse un nome e un cognome.

Alla fine, la verità è una sola. La politica passa, le targhe si impolverano, i calici si svuotano. Ma l’uva, paziente e saggia, continua a maturare. Meno male.

Alessandro Filippi