Quando la Sala Consiliare si inchina all’arte (e a un buon calice di vino)

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C’è un’Italia dei campanili che non si arrende alla noia, un’Italia che quando decide di fare le cose in grande non si affida ai salotti buoni della capitale, ma inchioda tutti alla realtà di una provincia fiera e operosa. Prendete Velletri, domenica pomeriggio alle cinque in punto: Sala Consiliare del Palazzo Comunale. Non un locale qualunque, badate bene, ma lo stesso santuario laico dove nel 1875 venne proclamato cittadino onorario Giuseppe Garibaldi, e nel 1892 toccò al figlio Menotti. Roba da far tremare i polsi a qualsiasi amministratore contemporaneo.

Ebbene, in questo tempio della storia patria domenica 11 ottobre alle 17.00 si ritroveranno per chiudere la tredicesima edizione del Velletri Wine Festival “Nicola Ferri”. Un successo tale da far saltare ogni previsione, con adesioni oceaniche e una qualità delle opere in mostra che ha costretto a occupare ogni singolo centimetro disponibile del Palazzo Comunale. Del resto, quando il vino incontra l’arte e la memoria di una comunità, i miracoli della partecipazione civica si materializzano sul serio.

Ma siccome a Velletri la riconoscenza non si esprime solo con le pacche sulle spalle o con i freddi attestati di carta, ecco l’idea che riconcilia con il genio italico: a ciascuno degli artisti partecipanti è sarà consegnata una bottiglia del vino “Follia”, prodotto dall’azienda Piana dei Castelli di Matteo Ceracchi — per giunta nobilitato dal titolo di cavaliere dell’Ordine della Stera, sodale e sostenitore di ferro dei valori della manifestazione. Il tutto suggellato dalla benedizione istituzionale e dal tributo del sindaco Ascanio Cascella e della presidente della Pro Loco Anna Morsa.

Insomma, tra una citazione risorgimentale e una pennellata d’autore, Velletri ha dimostrato ancora una volta come si fa festa: con la storia negli occhi, il municipio aperto e, rigorosamente, un calice d’eccellenza in mano.