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A 50 anni segna ancora. Valentino D’Aniello, il calcio romantico che non si arrende al tempo

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Quarant’anni di pallone, campionati vinti, battaglie in campo e amicizie indissolubili. Il gol di domenica scorsa con il Rayo Velletrano è soltanto l’ultima pagina di una storia che racconta il volto più autentico dello sport.

Ci sono gol che valgono tre punti e gol che valgono una vita intera. Quello segnato domenica scorsa da Valentino D’Aniello con la maglia del Rayo Velletrano, appartiene senza dubbio alla seconda categoria, in tutti i sensi. Perché Valentino ha cinquant’anni, una carriera calcistica che attraversa quattro decenni e una passione che, a quanto pare, non ha alcuna intenzione di fare i conti con il tempo.

Nato a Velletri il 22 novembre 1976, ha cominciato a giocare nella stagione 1985-1986. Aveva ancora l’età in cui il pallone è soprattutto un sogno, un compagno inseparabile e una promessa fatta a se stessi. Da allora non ha praticamente mai smesso. Quarant’anni di calcio, iniziati nelle giovanili della VJS Velletri, percorrendo tutta la trafila fino all’esordio in prima squadra, nella stagione 1995-1996, culminata con la vittoria del campionato di Promozione.

Cresciuto con il mito di Di Lazzaro, Busini, De Marchis e Bastianelli, calciatori che hanno fatto la storia del nostro calcio, Valentino ha avuto anche la fortuna di coronare, da ragazzo, il sogno di giocare al loro fianco.

Poi sei stagioni con il Lariano, fino al 2003, e un altro campionato conquistato, quello di Prima Categoria. Quindi il Real Velletri, con cui vince la Terza Categoria nella stagione 2003-2004. E proprio con il Real si toglie anche una soddisfazione particolare: sei gol in una stagione, da difensore. Perché Valentino è uno di quelli che normalmente devono impedire agli altri di segnare, ma evidentemente qualche volta anche lui ha sentito il bisogno di ricordare a tutti che il pallone, quando gli capita tra i piedi, sa trattarlo anche dall’altra parte del campo.

Dal 2011 al 2014 veste la maglia dello Sporting Velletri, contribuendo anche a organizzare una trasferta internazionale in Galles che sarebbe diventata una delle pagine più memorabili, e decisamente meno convenzionali, della sua storia calcistica. Successivamente gioca con il Velitrum, dal 2014 al 2017, prima di proseguire la sua avventura con il Rayo Velletrano, squadra alla quale è legato fin dalla fondazione, nel 2017, quando insieme a un gruppo di amici decide di dare vita a una realtà che mettesse al centro proprio ciò che per lui il calcio ha sempre rappresentato: amicizia, passione e voglia di stare insieme.

Ma per raccontare davvero Valentino bisogna fare un passo indietro e tornare a quando abbiamo condiviso lo spogliatoio dello Sporting Velletri. Io e lui eravamo una coppia di centrali difensivi già belli grandicelli, ma con una gran voglia di divertirci, lottare e dare tutto fino all’ultimo minuto. In lui ho sempre riconosciuto lo spirito di sacrificio, l’abnegazione e quell’amore per il calcio romantico che oggi sembra appartenere a un’altra epoca. Un calcio fatto di sudore, trasferte, spogliatoi, amicizie vere e battaglie che finivano al fischio dell’arbitro, per poi continuare a tavola, davanti a una cena e a un bicchiere.

Ricordo una trasferta contro una squadra che, all’andata, dalle nostre parti non si era comportata proprio elegantemente. Erano tra le prime della classifica e noi avevamo tutta l’intenzione di giocarci la nostra partita. Iniziamo il riscaldamento, io e Vale siamo, come al solito, davanti a tutti. A un certo punto mi giro e lui non c’è più.

«Ma Vale?», chiedo ai compagni.

Mi volto verso la squadra avversaria e lo vedo lì, in mezzo a loro, che saltella allegramente durante il riscaldamento. E mentre si scalda insieme agli avversari, con la sua tranquillità disarmante, gli dice qualcosa che suona più o meno così: «Oggi ve la faccio passare molto scura!».

Vi lascio immaginare come finì la partita.

Perché Valentino è anche questo: uno che sa affrontare una battaglia con il sorriso sulle labbra, ma che quando l’arbitro fischia non regala niente a nessuno.

E poi c’è il capitolo del Galles, che meriterebbe da solo un libro. Quando andammo a giocare da quelle parti contro il Llamberis, ci trovammo davanti una squadra di Serie B con una concezione piuttosto particolare dell’idratazione sportiva: la birra nelle borracce. La prima sera riuscimmo persino a far arrivare la polizia, che aveva la propria sede a oltre settanta chilometri da dove alloggiavamo, a causa dei nostri schiamazzi. Insomma, anche a quelle latitudini riuscimmo a lasciare il segno. E Valentino, naturalmente, era uno dei protagonisti assoluti.

Qualche tempo dopo furono gli amici gallesi a venire a Velletri, dove li ospitammo per un’amichevole. E qui entrò in scena lui, con il suo leggendario «bibitone». Non vi racconterò come fosse fatto, per non rovinarvi il pasto. Vi basti sapere che i nostri ospiti gallesi, abituati a bere praticamente di tutto, persino l’acqua dei sottovasi, davanti a quella specie di bevanda rimasero attoniti. Le loro espressioni oscillavano tra lo stupore e qualcosa di molto simile al conato di vomito. Una scena indimenticabile, come tante altre di quegli anni.

Battaglie in campo e terzo tempo fuori, con la consapevolezza che il calcio, alla fine, è anche questo: un pretesto meraviglioso per incontrarsi, condividere esperienze e costruire amicizie che resistono al passare degli anni. Sono ricordi che ancora oggi ci fanno sorridere e che, quando ci ritroviamo, tornano a vivere come se fosse passato soltanto un fine settimana.

Il tempo, però, passa davvero. Le responsabilità aumentano, la vita cambia, arrivano nuovi impegni e nuove strade da percorrere. Valentino oggi è un uomo che ha costruito il proprio percorso anche al di fuori del rettangolo verde. Ma c’è una cosa che non è cambiata: la sua dedizione al calcio. A cinquant’anni è ancora il primo ad arrivare agli allenamenti e l’ultimo ad andare via. Sempre lì, a prepararsi, a lavorare, a mettersi a disposizione della squadra. Con la stessa serietà di chi sa che una maglia non si indossa soltanto la domenica, ma si onora anche durante la settimana.

E quando non è impegnato con il pallone, Valentino si dedica a un’altra grande passione: la scoperta del territorio e della sua storia. Grazie alla laurea in Geografia e all’amore per la speleologia, è impegnato nella valorizzazione del patrimonio storico sotterraneo di Velletri attraverso la sua associazione, Velletri Sotterranea. Un’attività che permette a cittadini e visitatori di scoprire una città diversa, nascosta sotto i nostri piedi, tra cunicoli, nicchie, ambienti sotterranei, storie e racconti che restituiscono vita al passato.

Di recente, durante un’escursione, si è imbattuto persino in un ordigno bellico risalente alla Seconda guerra mondiale, successivamente messo in sicurezza e rimosso dagli artificieri. Un episodio che racconta anche la complessità e la responsabilità di chi esplora luoghi che custodiscono ancora tracce delicate della nostra storia.

Fa sorridere pensare a questo doppio Valentino: da una parte il difensore che combatte sul campo, dall’altra l’esploratore che accompagna le persone alla scoperta della memoria nascosta della nostra città. Due mondi apparentemente lontani, ma forse uniti dallo stesso desiderio di andare oltre la superficie, di cercare, conoscere e condividere.

E allora torniamo a quel gol di domenica.

Un gol in Seconda Categoria a cinquant’anni potrebbe sembrare soltanto una curiosità statistica, una notizia simpatica da raccontare agli amici. Non sappiamo se sia un record assoluto, e per affermarlo servirebbero dati verificabili. Ma una cosa è certa: per Velletri è un’impresa che merita di essere raccontata.

Dentro quella rete ci sono il bambino che nel 1985 rincorreva i suoi primi sogni, i campionati vinti, le trasferte, le ginocchia doloranti, le sfide, le risate, le amicizie diventate fratellanza. Ci sono tutte le domeniche sacrificate, la fatica degli allenamenti, la voglia di rialzarsi dopo una sconfitta e quella sensazione che soltanto chi ha giocato a calcio conosce davvero: entrare in campo e sentire che, per novanta minuti, tutto il resto può aspettare.

Perché il calcio, quando lo ami davvero, non ti chiede quanti anni hai. Ti chiede se hai ancora voglia di esserci.

E Valentino c’è ancora. Con i suoi cinquant’anni, con la sua storia, con quella passione che lo accompagna da quando era un bambino e con gli stessi amici con cui continua a condividere una delle cose più belle che lo sport possa regalare.

Non so quanti altri gol riuscirà a segnare, quante altre partite giocherà o quante altre storie avremo da raccontare. So però che domenica, quando il pallone ha gonfiato la rete, non ha segnato soltanto un calciatore di cinquant’anni.

Ha segnato un ragazzo che non ha mai smesso di sognare, un uomo che non ha permesso al tempo di portargli via la sua passione e un amico che continua a ricordarci quanto sia bello vivere lo sport senza perdere la sua anima.

Grande Vale. Da compagno di mille battaglie a compagno di tanti ricordi, te lo dico con l’affetto di chi ha condiviso con te il campo e le risate: il tempo può toglierti un po’ di velocità, qualche capello e magari qualche centimetro di fiato. Ma non può nulla contro chi ha ancora un pallone da inseguire, un amico da abbracciare e un sogno da portare in campo.

Perché ci sono partite che finiscono al novantesimo. E poi ci sono quelli come te, che continuano a giocare anche contro il tempo. E ogni tanto, gli segnano pure un gol.

Graziano Cedroni