Si apre in una nuova scheda

Il tempo, la sua percezione e il destino degli anni: la potenza del nuovo romanzo di Alessandro D’Avenia

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INCONTRI IN LIBRERIA 2026 Alessandro D'Avenia presenta DOVE FINISCONO GLI ANNI giovedi 05 novembre h21 Teatro Artemisio G.M. Volontè, Velletri

Serata speciale, ipnotica e adatta a riscoprire il proprio interiore giovedì 5 novembre, alle ore 21, al Teatro Artemisio-Gian Maria Volonté di Velletri: protagonista lo scrittore Alessandro D’Avenia, che ha presentato il suo nuovissimo romanzo “Dove finiscono gli anni” (Mondadori). L’evento, introdotto dai saluti dei librai Guido Ciarla e Aurora De Marzi e con un ringraziamento speciale rivolto all’ufficio stampa Mondadori, ha visto una grande partecipazione di pubblico ed è stato organizzato dalla Libreria Mondadori Bookstore di Velletri.

​Al centro dell’incontro la storia del protagonista, Leone Pardi, ragazzo di diciassette anni in bilico fra adolescenza e vita adulta. Una misteriosa scritta trovata sul muro del bagno della scuola lo spinge a cominciare un’indagine fra indizi, primi amori e scoperte inaspettate. È il pretesto per avviare un percorso di crescita che diventa anche l’occasione per interrogarsi su sè stessi e sul coraggio di restare fedeli a ciò che si è, nel processo che “fa diventare grandi”.

​La presentazione, che è stata più un monologo intimo, ha visto Alessandro D’Avenia dialogare con il pubblico condividendo e approfondendo riflessioni su tempo, memoria e fragilità dell’esistenza. “È bello”, ha detto lo scrittore, con la sua voce pacata e avvolgente, “avere l’illusione di governare gli anni. La paura forse entra nel nostro cuore quando cominciamo a vedere i genitori che invecchiano. E nel frattempo magari arrivano i nipoti, a cui è dedicato il romanzo, e vedi un’altra cosa: il tempo che ricomincia”. Tale presa di coscienza sul ciclo della vita porta ad alcune domande, che D’Avenia ha sintetizzato e che sono alla base del nuovo romanzo e del titolo: “cosa abbiamo fatto noi dell’infanzia e di quegli anni? Cos’è questo scorrere del tempo?”.

L’autore ha sottolineato come anche a livello etimologico le parole che hanno a che fare con il tempo rimandano alla sfera del “tagliare”, frutto di una necessità di rendere spazio il tempo, con l’obiettivo di farlo visibile. “Secondo” e “secolo”, due termini che indicano due unità temporali, provengono infatti dal latino “secare”: è un disperato bisogno di “fare a fette il tempo che fa a fette noi”, ha detto D’Avenia. Ma il libro esplora anche la dimensione più filosofica del tempo, alla ricerca di qualche risposta sul suo mistero e sul modo che l’uomo ha di guardarlo, percepirlo.

Dalla scatola che ha accompagnato Alessandro D’Avenia sulla scena (con il clima soffuso del Teatro, l’attenzione del pubblico e la sua capacità comunicativa si è creata un’atmosfera onirica) sono stati tratti, di volta in volta, oggetti emblematici, a cominciare dal pongo, qualcosa che si modella e che rimanda proprio all’infanzia. Il pongo è un residuo del tempo andato e può aiutare ad interrogarci sul senso stesso del tempo e del vivere. Proprio da qui la domanda capitale che ha dato il titolo al romanzo: dove finiscono gli anni? Una possibile risposta è che “vanno a finire dove decidiamo che finiscano, in base a come percepiamo il tempo e decidiamo come deve essere la vita”.

In questo ragionamento ha un ruolo cardinale la scuola, la cui origine greca del nome è scholé, che significa letteralmente “tempo sottratto alle necessità materiali e al lavoro quotidiano”: i greci, che chiamavano gli umani “mortali”, e vedevano la vita come fatica, hanno dato all’istituzione scolastica un nome che ricollega la vita a un tempo che non dovrebbe mai finire. Lì i più giovani, i nuovi arrivati tra gli umani mortali, scoprono la dimensione più piena del tempo, quella della libertà, e si dedicano alle cose che non muoiono mai: bellezza, verità e bene.

Questo e tanto altro è arrivato al pubblico durante la serata con Alessandro D’Avenia, che con gentilezza e ironia (ha sottolineato anche l’ottima accoglienza culinaria ricevuta a Velletri, scherzando sul fatto che l’affetto si misura in calorie) ha regalato un’ora di cultura immersiva a partire dalla voce del 50enne che gli ha suggerito la storia al centro del romanzo e l’ha aiutato a chiedersi cosa ne sia stato di tutto quell’amore eccessivo, caotico e puro che aveva per la vita.

Un evento di altissimo livello nella programmazione della Mondadori Bookstore Velletri, che prosegue i suoi appuntamenti settimanali e ha già in cartellone per venerdì 13 novembre in Libreria (Corso della Repubblica, 156) una nuova presentazione con l’attore e scrittore Vinicio Marchioni.