“Augusto d’oro”, a Velletri le meraviglie di provincia

Immaginate per un istante di fare un passo indietro, di allontanarvi dal rumore assordante dei grandi centri, dalle polemiche quotidiane che scorrono veloci sugli schermi. Se guardiamo con attenzione, scopriremo che il tessuto più autentico del nostro Paese è fatto di storie straordinarie, spesso custodite nei luoghi più inaspettati.
L’altro ieri, il trentuno di luglio, ci siamo immersi nella quiete e nel fascino della sala conferenze del Museo Civico Archeologico “Oreste Nardini”. Qui, in un’atmosfera di profondo rispetto per il passato, si sono dati appuntamento i protagonisti dei premi “L’Augusto d’oro”. Un viaggio affascinante alla scoperta di chi, giorno dopo giorno, tutela la memoria e fa fiorire il nostro territorio. Seguitemi, entriamo insieme in questo racconto.
- Gianna Mascetti. Alla memoria. È una di quelle scoperte che ci lasciano senza fiato. Ha protetto e salvato l’archivio storico della città in punta di piedi, nell’ombra, senza cercare i riflettori. Un atto d’amore puro verso il proprio passato, che oggi custodiamo con un ricordo commosso.
- Fabio Papalia. Ci spostiamo a Genzano di Roma, dove incontriamo il sindaco più giovane dei Castelli Romani. Un ruolo complesso, gravoso, che tuttavia, quando si unisce alla freschezza della gioventù e a un profondo senso di responsabilità, sa regalarci una bellissima speranza per il futuro. Era lì, presente.
- Il dottor Filippo Alivernini. Non ha potuto essere fisicamente con noi, ma ci ha fatto pervenire un messaggio di una densità straordinaria sulla tutela della nostra storia. A volte, la forza di poche parole ben scelte supera di gran lunga la retorica dei grandi discorsi ufficiali.
- L’architetto Franco Ciafrei. La sua assenza fisica è colmata da un ricordo intenso e commosso, abbracciato dalla sua famiglia. Una figura il cui segno e la cui opera continuano a vivere profondamente in questi luoghi.
- L’avvocato Salvatore Carteny. La sua emozione sul palco è stata palpabile, autentica. Ci restituisce il ritratto fedele di chi conosce il peso reale e la dedizione che ogni singolo giorno richiede l’impegno civile.
- Il ristorante “Gioia Mia”. Venti cinque anni di attività. Un quarto di secolo. Nel nostro Paese, raggiungere questo traguardo e mantenere le saracinesche aperte significa una sola cosa: trasformare la qualità, la costanza e la fatica in una vera e propria filosofia di vita.
- I giovani (Fabio Leoni, Sebastiano Ciarla e Alessio Gasbarri). Ecco la risposta più bella ai luoghi comuni. Non sono andati via; al contrario, si sono rimboccati le maniche per valorizzare e custodire il patrimonio museale locale. Una gioventù che sa farsi radice.
- La dottoressa Raffaella Silvestri e la cooperativa “Le macchine celibi”. Un riconoscimento doveroso per un lavoro prezioso svolto all’interno dei musei. Perché la cultura, per vivere e camminare tra di noi, ha bisogno di menti competenti ma anche di braccia pronte a sostenerla.
- Donna Costanza Ravizza Garibaldi. Un premio speciale dal sapore unico, intriso di storia risorgimentale, per la cura e la conservazione del mausoleo del Generale Menotti Garibaldi a Carano. Quando la storia di una famiglia si apre e diventa il patrimonio di tutti noi.
La cerimonia si è conclusa con la stessa grazia con cui era iniziata, aperta dai saluti istituzionali della dottoressa Silvestri e dall’introduzione della Fondazione “Museo Luigi Magni e Lucia Mirisola”.
In fondo, per capire davvero dove stiamo andando, basterebbe fermarsi un momento, spegnere i riflettori della superficialità e imparare a guardare queste persone. Alla prossima.










