Born in the U.S.A.: storia e significato della leggendaria copertina di Bruce Springsteen

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Un paio di jeans, una maglietta bianca e un cappellino rosso, sullo sfondo una bandiera americana. Come già detto nelle altre storie, un disco di successo nasce spesso dalla sua copertina, e Born in the U.S.A. di Bruce Springsteen è l’ennesima conferma di questo binomio autentico.

Un’immagine semplice, ma capace di rappresentare pienamente il messaggio di un album che ha venduto oltre 30 milioni di copie nel mondo ed è considerato, senza dubbio, il più grande successo del Boss.

L’intero disco affronta temi come le difficoltà dei veterani del Vietnam, la condizione della classe operaia, il declino delle città industriali, le complicazioni nelle relazioni e una dura critica al “sogno americano”. L’immagine, semplice ma potente, richiama proprio il mondo operaio.

Born in the U.S.A. è il settimo album di Springsteen e, a differenza dei precedenti, presenta un suono più pop: probabilmente è anche questo a permettergli di scalare le classifiche degli LP e dei singoli più venduti.

Delle dodici tracce pubblicate, ben sette diventano singoli. Nonostante il titolo dell’album, il primo singolo estratto è Dancing in the Dark, seguito da Cover Me, mentre Born in the U.S.A. è soltanto il terzo. Arrivano poi I’m on Fire, Glory Days, I’m Goin’ Down e infine My Hometown.

Tutti i brani contribuiscono a raccontare l’illusione del sogno americano e rappresentano una protesta — neanche troppo velata — contro la gestione del governo Reagan, che non colse il senso dell’opera.

Al contrario, Reagan interpretò Born in the U.S.A. come un inno patriottico e invitò Springsteen a cantare alla sua campagna elettorale.

Il Boss, ovviamente, rifiutò. Forse proprio da quel rifiuto nacque la voce secondo cui la foto lo ritraesse mentre urinava sulla bandiera.

Springsteen smentì decisamente questa ipotesi in un’intervista a Rolling Stone con un commento diretto:

Abbiamo scattato un sacco di foto diverse e alla fine la foto del mio sedere era più bella di quella del mio viso, quindi è finita in copertina.”

In realtà, la copertina dell’album non doveva essere questa leggendaria fotografia. Il disco precedente, Nebraska, aveva una copertina con un’immagine in bianco e nero scattata da David Michael Kennedy, una strada ripresa dal parabrezza di un pickup.

Springsteen aveva suggerito di scegliere uno scatto dal libro fotografico Almost Grown di Joseph Szabo, che ritraeva adolescenti americani.

Andrea Klein della Columbia Records, dopo aver ascoltato l’album, decise però che la copertina doveva essere più colorata e più vicina allo spirito americano.

Per questo chiamò Annie Leibovitz, celebre per i suoi ritratti intimi di star della musica e del cinema. È la stessa fotografa che l’8 dicembre 1980, alle 11:30, scattò la famosa polaroid di John Lennon e Yoko Ono: quella sera, alle 22:50, Lennon sarebbe stato assassinato da Mark David Chapman.

Leibovitz iniziò la sua carriera nel 1970 come fotografa per Rolling Stone, di cui divenne capo fotografa nel 1973, lasciando poi la rivista nel 1983. Oltre allo scatto di Lennon e Ono, è autrice anche della celebre foto di Demi Moore incinta.

In studio, Klein e Leibovitz provarono diverse soluzioni, poi decisero di introdurre la bandiera americana per dare contrasto e forza al titolo dell’album. Dopo vari tentativi — tra cui quello di far dipingere una bandiera a Keith Haring — fecero appendere una bandiera larga sette metri e mezzo sulla parete dello studio, che divenne il suggestivo sfondo delle immagini.

Springsteen posò come modello e arrivò l’intuizione definitiva: Leibovitz gli fece voltare le spalle all’obiettivo e mise in tasca un cappellino rosso che Springsteen aveva ricevuto in regalo dall’amico chitarrista Lance Larson dopo la morte del padre, inserendolo di proposito come omaggio.

Quel cappello fu davvero il tocco di genio: jeans blu, t-shirt bianca e il rosso del cappellino richiamano i colori della bandiera a stelle e strisce, creando un’iconografia potente e senza tempo.

Rubrica a cura di Daniele Trombetti