Comitato Velletri Referendum Giustizia: alcune buone ragioni per dire NO

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La separazione dei poteri dello Stato liberale è il principio alla base di qualsiasi ordinamento democratico. Un principio ribadito dalle madri e padri costituenti nella nostra Costituzione. Un punto fisso affinché non ci sia prevaricazione e tantomeno condizionamenti di uno soltanto di essi sugli altri, perché da questo principio deriva l’equilibri del gioco democratico e le garanzie e tutele per ogni cittadino.

Con la Riforma Costituzionale, votata recentemente in Parlamento, la funzione il potere esercitato dalla Magistratura rischia di essere condizionato dagli altri poteri, legislativo ed esecutivo, esercitati da Parlamento e Governo.

La riforma cambia ben 7 articoli della Costituzione e ciò non può essere riduttivamente confinato a mero processo puramente tecnico, soprattutto se, i sette articoli di fatto determinano lo spacchettamento dell’attuale CSM in tre organi di pari rango costituzionale. Un’operazione che divide l’attuale unitarietà della Magistratura con il non trascurabile particolare della triplicazione dei costi. Infatti, se vincesse il SI dai circa 40 mln di euro attuali si passerebbe ai 100-130 stimabili a regime, che potranno produrre un aumento delle tasse o un ulteriore riduzione della spesa pubblica.

A questo dobbiamo aggiungere le nuove modalità di selezione dei componenti, basate su criteri variabili in funzione della platea di riferimento. Sorteggio puro se magistrati, sorteggio guidato se membri laici di parte politica. Uno schema elettivo ritenuto oggettivo, ma in realtà ben calibrato per poter determinare alla fine uno squilibrio a danno della componente della Magistratura e manco a dirlo, come confermato, in modo autorevole dal Ministro Nordio, a favore della maggioranza parlamentare di turno, qualsiasi essa sia. 

In conclusione, della politica, che già esercita il potere legislativo ed esecutivo.

Poi c’è da dire che questa riforma non inciderà affatto sull’efficacia ed efficienza nella gestione della Giustizia, a partire dalla riduzione dei tempi dei processi, come caldeggiato dai promotori.

Per questo occorrerebbero ben altre disposizioni, di competenza governativa. Una prerogativa oggi in mano al Ministro Nordio. Personale, magari con la stabilizzazione degli oltre 12000 precari, ma già respinta nella finanziaria. Strutture e mezzi adeguati, aggiornati alle nuove tecnologie, peraltro previsti dal PNRR, ma di fatto, ad oggi con risultati fallimentari.

Un quadro complessivo che assomiglia ad un salto nel buio, tanto più che di norme attuative non se ne vede ancora traccia. 

Votare NO al prossimo referendum del 22 e 23 marzo non significa, quindi, opporsi ad un presunto spirito riformista, che già nel percorso parlamentare ha dimostrato il più totale disprezzo del Parlamento, ma semplicemente respingere un misero tentativo di risolvere problemi reali, con l’autoritarismo senza alcuna autorevolezza, come la cifra stilistica degli “autorevoli esponenti” del Governo mostra ogni giorno.

Per questo, votare NO, è oggi una valutazione di buon senso che risponde al dovere civico di proteggere e difendere la Costituzione scritta anche col sangue di chi ha veramente conosciuto “‘i plotoni di esecuzione” secondo un “frasari” sdoganato addirittura dalla Capo di gabinetto del Ministro di Giustizia, che ha il merito di aver svelato pubblicamente quello che dicono in privato, ma non si può dire in pubblico.

Committente: Società civile per il NO al Referendum Costituzionale Velletri – Messaggio elettorale a pagamento