Il Comitato No Bruciatori indice una manifestazione sotto al Comune di Artena

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Artena, Cori, Cisterna di Latina, Velletri, Lariano, Valmontone e Colleferro: tutti Comuni con la qualità dell’aria in Classe 1 (la peggiore). Artena capolista con 5 anni continui di foramento dei limiti di legge dal 2020 al 2024, (come pubblicato dalla Regione Lazio a febbraio 2026 e anno per anno dall’ARPA Lazio): nonostante questi dati fossero a conoscenza del Comune di Artena, anche da specifici Esposti dei Comitati, la Sindaca di Artena  Silvia Carocci e il suo (nominato da Lei) Dirigente dell’Ufficio Tecnico Arch. Giuliano Morelli, continuano a tententennare, temporggiare e ad allungare i tempi per fermare definitivamente i lavori di realizzazione dei BRUCIATORI FASSA ad Artena: stanno permettendo alla FASSA di completare le strutture in Cemento Armato.

7 Comuni – già aggravati dal peggiore stato della qualità dell’aria – rischiano di rimanere impantanati nell’insalubre qualità aria in modo permanente se venissero finiti i lavori di realizzazione e messi in funzione i Bruciatori Fassa.

La pazienza dei cittadini è ufficialmente esaurita: ore le azioni legali e pubbliche vanno intensificate.

Il Gruppo intercomunale NO BRUCIATORI FASSA, per voce del suo responsabile Umberto Proietti, annuncia una mobilitazione generale con una manifestazione che si terrà il prossimo martedì 23 giugno 2026, alle ore 16:00, i sotto la sede del Comune di Artena, per esigere un nuovo fermo lavori permanente e l’emissione immediata dell’Ordinanza di Demolizione: se continueranno i lavori andremo a manifestare davanti al cantiere e nei Consiglio Comunali.

Cronaca di un immobilismo calcolato:

Il fulcro della protesta risiede nell’incontro pubblico dello scorso 3 giugno a Giulianello, davanti al Consiglio del Comitato Uniti per la Salvaguardia dell’Ambiente e della Salute in cui la Sindaca Carocci aveva assicurato che il Comune avrebbe fatto un provvedimento entro i successivi 15 giorni.

Quel termine è scaduto e non abbiamo un riscontro del Provvedimento definitivo che si sarebbe dovuto fare già da tempo.

Mentre l’Amministrazione temporeggia, la FASSA S.r.l. prosegue senza sosta i lavori per il completamento delle opere del fabbricato principale – gà alto oltre 45 metri che supererà i 65 metri, di cui oltre 50 metri fuori terra e con 15 metri di Piano interrato, immerso nella buca scavata al centro di un sistema di centinaia di pali di contenimento e di sostegno in calcestruzzo armato, conficcati nel terreno fino a 30 metri di profondità.

Questa palificazione di oltre 30 metri ha perforato lo strato di protezione arrivando alla falda a servizio delle aziende agricole: probabilmento già oggetto di inquinamento.

L’impressione dei cittadini è che si stia deliberatamente allungando il tempo per consentire alla società di completare le fondamenta e la struttura in cemento armato, così da far valere in futuro il principio del “fatto compiuto” ed eludere la sanzione della demolizione in favore di una più mite e illegittima sanzione pecuniaria sostitutiva.

Tutto questo accade, nonostante l’attività edificatoria ad Artena sia già oggetto di un accertamento penale da parte della Procura della Repubblica di Velletri, culminato con l’emissione – il 19 marzo 2026 – del Decreto di citazione diretta a giudizio del Rappresentante Legale della FASSA S.r.l., indagato per l’ipotesi di reato Art. 44 lett. c) d.P.R. n. 380/2001: l’Udienza è stata disposta per il 18 febbraio 2027 e non è un reato minore come può sembrare ed è solo l’inizio di uqesta battaglia presso le Procure..   

L’Ordinanza di Sospensione dei Lavori è sta emessa dal Comune di Artena a rilento il 15 aprile 2026 e poi lasciata scadere il 30 maggio senza che venisse emesso il Provvedimento Definitivo previsto per legge.  

Dal 31 maggio ad oggi, nel silenzio degli uffici comunali, il cantiere viaggia a ritmi accelerati, continuando con scavi, trasporto di terra e colate di calcestruzzo.

Di fronte a questa condotta dilatoria, i Cittadini sollevano interrogativi legittimi: la Sindaca, in qualità di massima autorità sanitaria locale, ha il potere e il dovere di agire in autonomia per tutelare la salute pubblica, senza trincerarsi dietro i pareri dei Dirigenti.

Perché non lo fa? Quali dinamiche si nascondono dietro questa tolleranza e mancanza amministrativa? Ci sono interessi politici già dall’insegiamento della Sindaca di Artena a giugno 2024? I lavori non erano ancora iniziati. Il Progetto in esecuzione è stato presentato il 9 agosto 2026. Ci sono facilitazioni nelle pratiche regionali del Comune per ricevere contributi? C’è altro che non si può sapere?

I numeri del disastro: l’impatto ambientale e sanitario

Il territorio di Artena fa parte dei Comuni della Valle del Sacco, un’area che ha sistematicamente superato i limiti di legge per la qualità dell’aria nel quinquennio 2020-2024, venendo declassata dall’ARPA e dalla Regione Lazio in Classe 1 (la peggiore in assoluto).

I dati epidemiologici, estratti dalla piattaforma Open Salute Lazio per i sette Comuni limitrofi al sito industriale, fotografano una realtà drammatica: 4.604 nuovi casi di tumori maligni registrati tra il 2019 e il 2023.

Nonostante questa emergenza sanitaria, che si somma alle patologie cardiocircolatorie, polmonari, endocrine e dermatologiche legate all’inquinamento, le istituzioni comunali e regionali restano inerti.

Le proiezioni sull’impatto del nuovo impianto FASSA, qualora entrasse in funzione con i suoi bruciatori, delineano uno scenario catastrofico:

  • Emissioni nell’aria: 30 canne fumarie complessive (23 nuove più 7 esistenti) alte oltre 50 metri, capaci di immettere nell’atmosfera 901 tonnellate all’anno di sostanze inquinanti.
  • Raggio di contaminazione: Un’area di 20 chilometri di raggio (certificata da ARPA e dalla stessa documentazione FASSA) che stravolgerebbe la qualità di aria, acqua, colture locali (vino, olio, ortaggi, frutta, farina) e prodotti della pastorizia.
  • Aree protette a rischio: Sotto scacco l’area Natura 2000 di Lariano (con il Maschio dell’Artemisio), il Parco dei Castelli Romani e ben 9 Monumenti Naturali della zona: Lago di Giulianello, Torrecchia Vecchia, Giardini di Ninfa, Selva di Paliano, Villa Clementi (Cave), Ponte dei Picari e La Selva (Genazzano), Castagneto Prenestino (Poli) e Valle Cannuccette (Palestrina).
  • Emergenza idrica: L’impianto consumerebbe 146 mila metri cubi di acqua all’anno attinti dalla falda acquifera Moscariello (che si estende dai Castelli Romani ai Monti Lepini fino al litorale pontino). Un prelievo pari al fabbisogno annuo di 4.000 abitanti, equivalente a un quarto del volume del Lago di Giulianello, che rischierebbe concretamente la scomparsa.

Un danno per 616.687 cittadini in 42 Comuni

La mappa del rischio potenziale per la salute pubblica si estende a macchia d’olio:

  • Entro 8 km: Artena, Giulianello di Cori, Rocca Massima, Lariano, Cori, Velletri, Cisterna di Latina, Valmontone.
  • Entro 10-12 km: Labico, Colleferro, Rocca Priora.
  • Entro 14-16 km: Cave, Segni, Lanuvio, Nemi, San Cesareo, Palestrina, Genazzano, Gavignano, Montellanico, Norma, Genzano di Roma, Rocca di Papa, Zagarolo.
  • Entro 18-20 km: Rocca di Cave, Paliano, Ariccia, Albano Laziale, Colonna, Poli, Capranica Prenestina, Gorga, Carpineto Romano, Sermoneta, Latina (con Latina Scalo e Borgo Carso), Aprilia, Cecchina, Castel Gandolfo, Marino, Grottaferrata, Frascati, Montecompatri, Gallicano nel Lazio.

Le richieste del Comitato

Il Gruppo intercomunale NO BRUCIATORI FASSA chiede formalmente alla Sindaca di Artena e ai Sindaci dei territori limitrofi di:

1.      Chiedere con urgenza la revisione immediata dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) del progetto.

2.      Sospendere e successivamente revocare le autorizzazioni, nelle more di una nuova e trasparente Conferenza dei Servizi, anche alla luce delle palesi irregolarità urbanistiche.

3.      Assumersi la responsabilità della vigilanza della salute pubblica, avvertendo che i sindaci inerti verranno richiamati alle loro responsabilità legali per omessa vigilanza.

Il comitato annuncia inoltre che formale esposto verrà inviato agli organi dell’Unione Europea per chiedere l’apertura di una procedura di infrazione contro lo Stato Italiano per la violazione dei limiti ambientali nella Valle del Sacco.

Le opacità amministrativa non possono più essere tollerate. Chiediamo un intervento deciso della magistratura per fare piena luce su questa vicenda che mette a rischio il futuro di oltre seicentomila persone.

Appuntamento per la stampa e la cittadinanza: Martedì 23 giugno 2026, ore 16:00, sotto il Comune di Artena.

18 giugno 2026 – Umberto Proietti