Il profumo che fa la storia: a Velletri l’Ordine della Stera si inchina alla dinastia del caffè Vidili

Non me ne vogliano gli altri insigniti, accademici, medici di corsia e cavalieri del meritorio consesso locale. Ma se c’è un’istituzione vera, di quelle che non hanno bisogno di pergamene ma del profumo persistente della torrefazione all’angolo, quella è la famiglia Vidili.
L’Ordine della Stera – che quest’anno ha vestito i panni della solennità civica – ha giustamente tributato il giusto onore a Francesca, Diego ed Emanuele Vidili per i settant’anni tondi tondi della loro bottega in Corso della Repubblica. Settant’anni di attività che significano una sola cosa: anagrafe condivisa. Perché a Velletri non c’è anima viva che non sia passata di lì. Un luogo storico dove si sono incontrati tutti, dai notabili ai perdigiorno, rigorosamente accolti con quella cortesia e professionalità che oggi sembrano pezzi da museo.
Del resto, come dimenticarlo? Il martedì e il venerdì c’è una liturgia laica che non fallisce mai: l’aroma inconfondibile del caffè appena torrefatto che invade il corso e si insinua nelle case, nei vicoli, nelle tasche dei cappotti. È la sveglia della città, il battito cardiaco di un centro storico che resiste grazie a questi baluardi di provincia sana. Un riconoscimento doveroso, insomma, per una vita spesa al servizio della comunità.
E in questa galleria di ricordi collettivi, un pensiero caldo e irrinunciabile va a Maurizio, l’uomo che ha visto crescere intere generazioni di veliterni, accompagnandoci tutti in quel territorio impervio e meraviglioso che si chiama adolescenza. Altro che carte d’archivio e signa notarili: la vera storia di Velletri passa da una tazzina fumante e da chi, dietro al bancone, ha fatto della propria vita un pezzo della nostra casa.










