
La Costituzione italiana collega la giustizia giurisdizionale, fondata sull’indipendenza della magistratura, alla giustizia sociale che considera un diritto “fondamentale” e quindi un elemento imprescindibile del funzionamento democratico.
L’indipendenza del potere giudiziario è legata indissolubilmente all’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge; con la Repubblica tenuta a garantire il pieno sviluppo della persona, rimuovendo gli ostacoli economici e sociali limitativi della libertà e dell’uguaglianza sostanziale.
Sotto questo aspetto, un ruolo fondamentale la Costituzione conferisce proprio ai cittadini elettori ponendoli al centro del sistema democratico come titolari della sovranità popolare e quindi rendendoli responsabili della scelta dei governanti e delle decisioni politiche fondamentali.
Sovranità popolare intesa come il principio cardine secondo cui il popolo è la fonte di ogni legittimità politica, ma il suo potere non è assoluto o arbitrario, perché non è una delega in bianco, dovendo essere esercitato nelle forme e nei limiti della Costituzione stessa.
L’alta partecipazione dei giovani al referendum sulla giustizia ha acceso in me la speranza per un auspicabile ripetuto e continuato impegno civile, anche per quanto riguarda l’attuazione di una maggiore giustizia sociale.
Molti osservatori pensano che questa partecipazione, non prevista così elevata, sia solamente per salvare la Costituzione; per altri è stata una forma di resistenza o contestazione di un sistema politico percepito come inadeguato.
Sarebbe meraviglioso se questo coinvolgimento, smentisse lo stereotipo dell’indifferenza giovanile ed esprimesse una “voglia di partecipare” con il desiderio di contare nelle decisioni ed avere un ruolo attivo nel favorire una legislazione di ridistribuzione delle risorse per creare condizioni di pari opportunità.
Spero che i giovani si schierino e si impegnino in prima persona per cambiare la situazione, focalizzandosi sulla difesa di diritti e valori, portando nuove idee senza limitarsi a subire anche le più assurde decisioni politiche.
La mia speranza e di una loro partecipazione attiva per eleggere rappresentanti più responsabili e orientati al futuro, favorendo una classe politica più attenta ai problemi del Paese e alle nuove generazioni.
Sta di fatto che se veramente vogliono bene alla Costituzione, il loro impegno sulla difesa dell’indipendenza della magistratura, deve continuare perché c’è urgenza impellente di riforme che garantiscano una maggiore giustizia sociale.
I più giovani devono sapere che i padri costituenti volevano che lo Stato (come apparato governativo che esercita funzioni legislative) non fosse un semplice spettatore neutrale, ma un protagonista attivo, impegnato a creare le condizioni economiche e sociali che permettessero a ogni cittadino di sviluppare pienamente la propria personalità e partecipare degnamente alla vita del Paese.
Per la partecipazione attiva dei cittadini al raggiungimento di questo scopo la Costituzione ha garantito il diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non siano vietati dalla legge penale.
Per il collegamento tra i cittadini e lo Stato e la partecipazione attiva alla vita politica, all’articolo 49 fu stabilito che tutti i cittadini possono associarsi in partiti per determinare, con “metodo democratico”, la politica nazionale.
Alle associazioni (art. 18), incluse quelle sindacali (art. 39) fu assegnata l’importante funzione di rappresentare la pluralità di interessi nella società, contribuendo al progresso spirituale e materiale.
In sintesi, la Costituzione tutela le libere formazioni sociali come espressione della democrazia partecipativa, ponendo limiti solo a quelle che minacciano l’ordinamento democratico stesso.
I partiti politici conosciuti dai Padri Costituenti nel 1948 erano profondamente diversi da quelli attuali che, quando non siano addirittura “partiti personali”, sono considerati “leggeri” in quanto poco organizzati.
Si parla anche di “partiti liquidi”, quando siano raggruppamenti ancora più fluidi che adattano la loro forma in base alle contingenze elettorali.
I partiti di allora (come DC, PCI, PSI, PRI) erano “partiti di massa” con una forte presenza nella società civile, nei quartieri, con sezioni, tessere, funzionari e presenza nelle fabbriche.
Erano fortemente basati su ideologie (cattolicesimo sociale, comunismo, socialismo, liberalismo) che fornivano un’identità precisa agli iscritti e ai sostenitori.
Erano considerati strumenti fondamentali di collegamento tra la società civile e le istituzioni pubbliche, con il compito specifico di selezionare la classe dirigente.
Nei primi decenni dopo l’entrata in vigore della Costituzione i partiti politici italiani svolgevano la funzione fondamentale di selezionare la classe politica e dirigente individuando, formando e promuovendo i candidati alle cariche pubbliche (Parlamento, enti locali, governo).
Ai giovani che vedono la politica di oggi intesa come lotta per il potere personale bisogna dire chiaramente che i Padri Costituenti italiani avevano una concezione estremamente alta e nobile della politica intesa come servizio alla collettività, realizzazione del bene comune.
I Padri Costituenti consideravano gli uomini politici (rappresentanti del popolo) persone Onorevoli al servizio dello stato e dei cittadini, con il compito fondamentale di garantire la democrazia, la dignità umana e la libertà.
Certamente non immaginavano la degenerazione caratterizzata da un sistema di corruzione sistemica e strutturale, spesso definito come “finanziamento illecito ai partiti” o “partitocrazia” che ha condotto allo scandalo di Tangentopoli (inizio 1992) ed ha portato al crollo della cosiddetta Prima Repubblica.
Sul tema specifico della giustizia sociale, soprattutto nel modo di concepirla e attuarla, nella storia politica italiana c’è un prima e un dopo il 1980 quando Berlinguer sollevò il problema della “questione morale” dicendo chiaramente che la questione morale non è solo etica, ma politica e la giustizia sociale non può prescindere dall’onestà e dal rigore amministrativo.
L’argomento costituzionale dell’”uguaglianza sostanziale” definito comunemente della “giustizia sociale”, ma soprattutto il suo palese tradimento con sconfinamento nell’ingiustizia sociale è un tema che mi appassiona e penso di tornare su questa materia.










