“Memorandum, cronaca della sottrazione dell’oro di un Paese sconfitto”: una recensione del libro di Roberto Azzolini

Nei primi anni ’30 del 900 il nuovo Governatore della Banca d’Italia, Vincenzo Azzolini, acquistò un possedimento in contrada Colle Petrone e vi costruì una Villa laddove prima sorgeva la Villa Maggiorelli. Da quel momento in poi, la villa segnò la storia della famiglia Azzolini, attraverso i figli del Governatore, i nipoti ed i pronipoti, per quattro generazioni attraverso quasi un secolo di storia del nostro Paese.
Dopo l’otto settembre 1943 e la nascita della Repubblica Sociale, l’Italia attraversò un periodo di guerra civile, essendo gran parte del territorio occupato dalle truppe Nazista. Velletri subì pesanti bombardamenti che provocarono centinaia vittime e grandi devastazioni del tessuto urbano. Anche la villa di Azzolini conobbe periodi bui; confiscata dai Nazisti, divenne sede di comandi militari germanici e area di combattimenti.
Anche la Banca d’Italia risentì di questa situazione politica e militare, trovandosi contesa fra lo stato Monarchico e la Repubblica Sociale. Nel Settembre del 1943 i Nazisti pretesero la consegna della riserva aurea della Banca, di cui riuscirono ad impossessarsi dopo un lungo braccio di ferro col Governatore e grazie alla accondiscendenza del Governo Repubblichino (accordo di Fasano). Il Governatore Azzolini venne processato e condannato a trenta anni di prigione per non aver impedito la razzia dell’oro; tutti i suoi beni furono posti sotto sequestro e la villa seguì lo stesso destino.

Dopo l’assoluzione piena del Governatore, la Villa rientrò nella disponibilità della famiglia che ne fece un uso intenso e congiunto, principalmente durante i periodi estivi, ritornando ad essere, come in passato, una azienda vinicola. Ancora oggi, Roberto, nipote del Governatore, sua moglie Mariella e suo figlio Eugenio risiedono nella Villa Azzolini, che, sebbene ormai priva dei terreni di un tempo, è rimasta come allora un simbolo della famiglia e punto di incontro di una vasta rete di amicizie e conoscenze.
La vicenda viene oggi raccontata da Vincenzo Azzolini stesso, attraverso le pagine del memoriale che lui scrisse e consegno all’Alta Corte di Giustizia per i reati di collaborazione col Fascismo, ora pubblicato nel volume “Memorandum, cronaca della sottrazione dell’oro di un Paese sconfitto” pubblicato per Atlantide a cura di Roberto Azzolini.
È un intenso racconto di incertezza, timore e orgoglio in un’Italia divisa, occupata dai tedeschi e lacerata dalla guerra civile. Azzolini e i suoi collaboratori furono posti davanti a una scelta estrema: difendere le riserve auree del Paese, minacciate non solo dalle pretese dei tedeschi, ma anche dalle pressioni del governo della Repubblica Sociale, evitando allo stesso tempo di esporre la Banca d’Italia, il suo personale e l’intera economia nazionale al controllo degli occupanti, in particolare attraverso la gestione della carta moneta.
Dal memoriale traspare l’angoscia delle decisioni da prendere, soprattutto nei giorni successivi all’armistizio dell’8 settembre 1943, quando Roma era nel caos e la minaccia dell’esercito tedesco sempre più vicina. Particolarmente drammatici sono i passaggi in cui si descrivono le insistenze della Wehrmacht e il rischio concreto che l’oro venisse sottratto.
Ma emerge anche la fierezza con cui Azzolini cercò di preservare l’indipendenza della Banca, opponendosi, pur con mezzi limitati, alla umiliazione della sovranità nazionale. La condanna che subì fu successivamente annullata dalla Cassazione, che ne riconobbe l’integrità, restituendo valore non solo alla sua figura, ma anche alle scelte coraggiosa che compì. Una storia di responsabilità civile e morale, intrecciata con i momenti più drammatici della nostra città e del nostro Paese.










