Nuova luce su Velletri con il piano della luce che cambia il modo di vedere la città: parola a Federico Ognibene

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Illuminare Velletri dando nuova luce ai monumenti: un progetto ambizioso, da grande città, che sta per prendere corpo. Ne abbiamo parlato con Federico Ognibene, uno dei massimi illuminotecnici in Italia e non solo, per comprendere in cosa consisterà questa operazione, in che termini si potrà realizzare e soprattutto che impatto potrà avere nella vita di tutti i giorni dei cittadini. La luce è vita e fa tantissimo per la valorizzazione di un luogo: a testimonianza di ciò, abbiamo quotidianamente prova di quanto i monumenti storici ma anche i luoghi più moderni siano dipendenti dalla loro illuminazione. Per comprendere il senso di questo progetto occorre dimenticare la banale lampadina ed entrare in un’ottica che, a risultato finito, porterà davvero a vedere Velletri con occhi diversi e più oggettivi.

Federico Ognibene, è di poche ore fa la notizia della consegna del PLANCS (piano della luce artistico e narrativo) della città di Velletri. 390 pagine di progetto: in cosa consiste e che costi comporta?

Quello consegnato è un piano della luce, in cui si indicano linee guida generali e relativi studi di fattibilità progettuali di come dovrebbero essere illuminati i monumenti. Velletri è una città piena di cose da illuminare, che magari neanche i cittadini conoscono. Il piano della luce illumina e racconta la storia dei luoghi. Non sarà una spesa a carico dei cittadini perché i monumenti selezionati andranno inseriti nel portale art bonus del Ministero per trovare sponsor. Questi, a fronte di un risparmio economico col credito di imposta, investiranno sulle nuove illuminazioni della città. Quindi a parte la progettazione e gli studi, non dovremmo spendere molto.

Quali sono i monumenti selezionati per un’illuminazione e con quale criterio sono stati scelti?

Per ora, dopo una selezione abbastanza articolata tra la me e il Comune, abbiamo definito l’illuminazione di dieci “macro-monumenti”, che delimitano varie zone: in ordine sparso, il Monumento ai Caduti in Piazza Garibaldi (specifico che non riguarda tutta la piazza, al centro di un altro progetto di illuminazione), la Fontana Monumentale di Piazza Mazzini, quella di Piazza Cairoli, il Palazzo Comunale, Palazzo dei Conservatori, i giardini adiacenti a via Metabo, Porta Napoletana e tutta l’Area delle Stimmate, sia la struttura moderna che ospita i resti archeologici che la zona di S. Antonio con l’obiettivo di rivalorizzare la parte medievale della città.

Come si illumina una città e soprattutto come si fa coesistere quanto resta di antico (palazzi, portali, etc) con le costruzioni moderne e più anonime?

Si usa il colore, ovvero il bianco, con differente tonalità. Un bianco molto caldo per le parti più antiche, poiché è un’illuminazione sia artistica che narrativa e deve far capire ai fruitori quanto sia antica e portatrice di storia la cosa illuminata. Ad esempio si applicheranno delle luci molto calde sotto all’ingresso di Porta Napoletana o nell’Area delle Stimmate, dove sono addirittura previsti tre differenti tipi di bianchi. Più si va indietro nel tempo e più diventa calda la luce. Per le parti più moderne il concetto è cercare “di non farle vedere”, si darà più valore all’architettura storica rispetto a quella ricostruita. Nel caso di Piazza Cairoli, per esempio, il grande palazzo moderno sovrastante la “Galleria Ginnetti” sarà meno illuminato rispetto alla Fontana. Il bello della luce è che accendi ciò che vuoi e spegni ciò che non vuoi.

Quali sono le tempistiche di realizzazione di tutto ciò?

Il processo sarà molto lungo. Deve essere validato dalle sovrintendenze, passare la parte burocratica, poi una volta che parte l’art bonus lo sponsor contatterà il Comune per realizzarlo. Se parte il progetto, dopo due o tre mesi con tutti i permessi si realizza una macro-area. Dalla prima all’ultima macro-area potrebbero passare in totale due anni, cioè trenta mesi. Se ci fossero più sponsor, allora si potrebbe accelerare un po’.

Quanto è coinvolgente, da un punto di vista emotivo, avere un incarico professionale nella propria città dopo aver illuminato monumenti in Italia e nel mondo, siti UNESCO, eventi internazionali?

Difficile da spiegare. Di soddisfazioni non nascondo di averne avute a livello professionale, ad esempio giovedì 11 dicembre è stata inaugurata dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella un’illuminazione artistica che ho curato a Rebibbia. Ma illuminare casa propria significa illuminare qualcosa che conosci a menadito e che lasci ai tuoi figli. È una sensazione indescrivibile e una grande emozione. È pure una grande soddisfazione, perché si dice che nessuno è profeta in patria e non è vero. Il contro, però, è essere soggetto a potenziali critiche, perenni, da tutti. Prevale però la grande soddisfazione di aver progettato una cosa per il luogo in cui si vive.

Ma a Velletri non c’è niente da illuminare, in fondo. È una città brutta, anonima, senza storia. Cosa rispondere a chi, con fare polemico o disfattista, afferma questo?

A Velletri ci sono tantissime cose da illuminare, anche troppe per un unico macro-progetto. Ad esempio sono escluse da questo piano della luce parti importanti e con enormi potenzialità come l’Oratorio di S. Maria del Sangue in Piazza del Comune, tutte le chiese con le loro facciate, la stessa stazione ferroviaria che è storica. Penso anche, ad esempio, al complesso di S. Martino che non è incluso in questo percorso, o alla Casa delle Culture e della Musica con gli affreschi. Non è vero che non c’è niente. Anzi, credo che anche le piazze, prima o poi – più prima che poi – andranno rivalorizzate con una linea guida per l’illuminazione urbana per migliorare e implementare l’illuminazione esistente…