Velletri 2030 sulla “Demografia d’impresa nelle città italiane”

Sempre più spesso capita di leggere ricette per il rilancio delle attività commerciali nei centri storici. Non è un tema nuovo. Non esistono soluzioni pronte all’uso. Per rendersi conto della complessità del problema, basterebbe leggersi i resoconti dell’ Ufficio Studi della Confcommercio. Uno molto interessante è del Marzo 2024, “Demografia d’impresa nelle città italiane” . In esso si può leggere:
” …… Il confronto tra il 2012 e il 2023 evidenzia come il commercio in sede fissa abbia perso in 11 anni oltre 111mila unità (-20,2%): in altre parole un’impresa attiva su cinque è scomparsa dal mercato e non è stata sostituita. È l’esito di un processo di trasformazione indotto dal rallentamento della domanda per consumi da parte delle famiglie, da nuovi orientamenti e comportamenti di spesa dei consumatori, dall’introduzione di nuove tecnologie che hanno incrementato gli acquisti online…..”
Noi tuttisappiamo chele attività commerciali svolgono una importante e insostituibile funzione sociale, rendendo vive e vivibili le nostre città. E’ a tutti evidente che il rischio di desertificazione non lo corrono soltanto i commercianti, bensì i cittadini, tutti i cittadini, anche quelli che non comprano alcunché presso i negozi fisici. Insicurezza, micro-criminalità, riduzione del decoro urbano e perdita di valore degli immobili residenziali sono tutte potenziali conseguenze di città poco fruibili e poco vivibili. Senza commercio di prossimità è impossibile sfuggire a un aumento del disagio sociale ed economico.
Ma allora, cosa si può fare? Come detto in precedenza, non esistono soluzioni pronte all’uso. Una possibile risposta sta nell’analisi di una società che cambia a gran velocità. È importante capire come si modifica la struttura sociale, e di conseguenza commerciale, sul territorio. Per esempio, proviamo a fare un’analisi delle esigenze sociali, dividendo le stesse per gruppi omogenei.
Un primo gruppo è composto dai settori ormai essenziali in termini di servizio e consumi di base in accordo con il cambiamento strutturale delle preferenze dei consumatori: più cura del sé con le farmacie (in crescita), più tecnologia per le comunicazioni (un settore in grado di rispondere alle esigenze in continua evoluzione dei consumatori, come dimostrato dai settori della telefonia e dell’informatica in crescita costante), le ex tabaccherie che, per le funzioni che oggi svolgono e per il loro affermarsi sempre più come centri servizi (in crescita), anche per conto della pubblica amministrazione, andrebbero ridefinite con un nome diverso. In sintesi, per questo primo gruppo le attività commerciali sono in crescita.
Un secondo gruppo può essere costituito dalle attività di ristorazione, la loro crescita rappresenta il riflesso di fenomeni socio-economici più complessi, come la progressiva sostituzione di pasti preparati in casa con pasti acquistati attraverso delivery, presso attività di somministrazione con asporto (in crescita). Si tratta di un processo di sostituzione che tende ad avere una sua dimensione rilevante e crescente.
Un terzo gruppo è costituito dai settori in forte riduzione come presenza nei centri storici, che una volta facevano parte della rete urbana dei servizi e ora sono usciti dalle città per una diversa e lontana localizzazione, spesso all’interno o nelle vicinanze dei grandi centri commerciali: si tratta del settore dei mobili, dell’abbigliamento, della distribuzione di carburanti.
Insomma, come primo passo, per capirci dobbiamo metterci d’accordo su una possibile categorizzazione di cosa stiamo parlando, magari anche facendosi le domande giuste. Mentre i supermercati e i discount hanno performance ragguardevoli in termini di vendite, sono le piccole superfici che soffrono di più. In particolare, il dato più significativo è l’incremento delle vendite online. Il ricorso crescente dei consumatori agli acquisti online è uno dei principali fattori responsabili della diminuzione del numero di negozi fisici. La struttura della società 2025 è molto diversa dalla struttura della società 2010. Vogliamo parlarne? Oppure vogliamo soltanto piangerci addosso! Pur mantenendo la presenza fisica e la connessione con la comunità locale, l’apertura verso l’e-commerce consente di raggiungere una base di clienti più ampia e diversificata. Inoltre, consente di superare le limitazioni geografiche e temporali, offrendo la possibilità di vendere prodotti oltre i confini fisici del negozio e 24 ore su 24, 7 giorni su 7. C’entra poco la disponibilità dei parcheggi, è la società che cambia, e di conseguenza dovrà adeguarsi l’offerta commerciale.
L’uso innovativo dello spazio pubblico; la riqualificazione dei negozi sfitti per rilanciare le strade in declino; la riqualificazione dei centri storici e il ridisegno della mobilità urbana; le politiche della notte per favorire la convivenza tra le necessità delle nuove generazioni e i residenti, sono solo alcune delle leve nelle mani delle pubbliche amministrazioni locali per contribuire alla costruzione di città più accoglienti, interessanti e piacevoli. E’ evidente che un’intelligente gestione del fenomeno turistico da parte delle politiche pubbliche locali può tradursi in un aumento dei commerci disponibili per i residenti, oltre che in una crescita del valore immobiliare nelle aree abitate. Ma non basta! Serve progettare il futuro, almeno a livello locale. Servono gruppi di lavoro che integrano persone competenti per i vari settori, in grado di elaborare piani integrati di rilancio. L’architettura sociale è in continua evoluzione. La struttura commerciale fatica ad adeguarsi ai cambiamenti della società.










